Monza oltre il Gran Premio: le sfide per valorizzare l’Autodromo e il territorio
Giuseppe Redaelli ricostruisce la richiesta di continuità posta dalla Formula 1 prima dell’estensione della concessione al 2044. E indica dove cercare i ricavi che il weekend iridato, da solo, non produce: hospitality, corporate, turismo, imprese del territorio
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Le stime circolate nei giorni scorsi sull’impatto economico del Gran Premio d’Italia adottano perimetri diversi, ma convergono su un punto: una quota molto rilevante del valore generato dall’evento si distribuisce fuori dall’Autodromo. Nessuna misura l’altra metà del problema, cioè quanto di quel valore rientra nel bilancio di chi il Gran Premio deve organizzarlo. È in quella distanza che si decide il futuro industriale del tempio della velocità, e non nel risultato di domenica.
Chiedilo al Sole
«L’Autodromo lavora per la Formula 1, ma non si mantiene con la Formula 1, perché il costo è talmente elevato che non arriviamo a coprire i costi con le entrate dirette della Formula 1», dice Giuseppe Redaelli, presidente di SIAS-Autodromo Nazionale Monza. Non è una lamentela di circostanza, ma il punto economico che il presidente mette sul tavolo alla vigilia della gara: l’evento produce un valore molto superiore ai ricavi che l’organizzatore riesce direttamente a intercettare.
Redaelli quantifica in 250 milioni l’indotto che la Formula 1 porta tra Lombardia e livello nazionale. Il punto che solleva non è l’ammontare ma la destinazione. «Noi non ci guadagniamo, ma il territorio porta a casa un risultato notevolissimo». Da qui una richiesta esplicita, e insolitamente diretta per un presidente in carica: «Il Governo dà qualche aiuto, Regione Lombardia dà qualche aiuto. Sarebbe interessante che anche le aziende private del territorio fossero un po’ più sensibili alle opportunità che questo luogo può offrire».
La scadenza che rischiava di lasciare scoperto il Gran Premio
Dietro l’estensione della concessione dell’Autodromo ad ACI fino al 2044, sottoscritta il 4 agosto, c’è una trattativa meno lineare di quanto la cronaca istituzionale abbia lasciato intendere. La convenzione sull’impianto scadeva nel 2028. Il contratto del Gran Premio con Formula 1 arriva al 2031. Tre anni di scoperto, che la Formula 1 ha trasformato in leva negoziale.
Redaelli riassume così la richiesta arrivata dal campionato: «Tu mi devi garantire che ci sia la continuità per la prosecuzione del Gran Premio fino al 2031». Con una condizione precisa: il rinnovo della convenzione doveva essere in mano entro l’estate 2026. In caso contrario, spiega il presidente, la Formula 1 avrebbe dovuto essere informata dell’assenza di garanzie e valutare diversamente dove collocare le edizioni 2028 e 2029.








