Dopo mesi di annunci, anche nelle grandi città sta iniziando davvero la legalizzazione di monopattini e simili. Il primo segno sono i cartelli che i Comuni stanno piazzando: nel centro di Torino sono comparsi limiti di velocità di 30 km/h, mentre a Milano ci sono segnali all’ingresso del centro abitato non facili da leggere. E, anche se si ha tempo e spazio per fermarsi, non è facile interpretarli. Ecco come comportarsi.
Il decreto ministeriale con tutte le regole e i segnali
VisualizzaInnanzitutto, la veste grafica al limite del cervellotico non deve far pensare che si tratti di segnali non a norma: nei casi che si sono visti finora, i Comuni si sono attenuti alla norma attuativa che regola la sperimentazione dei micromezzi (Dm Infrastrutture 229/2019).
Né si deve pensare che al ministero siano stati incapaci di disegnare una segnaletica chiara. Semplicemente, per cercare di garantire la sicurezza su strade caotiche come quelle italiane, si sono dovute adottare regole complesse. Che possono essere illustrate solo con segnali complicati.

Parte la sperimentazione di monopattini e segway con la nuova regolamentazione a Torino ( Ansa/ Alessandro Di Marco)
La pista è ancora lontana
Il primo pensiero che viene a chi entra nel centro abitato e vede i segnali è che già da quel punto ci si possa trovare di fronte monopattini elettrici e segway. E che per questo proprio lì, all’ingresso in città, ci sia il limite di velocità di 30 km/h o stia per essere creata una pista ciclabile.

Il segnale da porre all’inizio del centro abitato
Infatti, questi segnali riproducono i simboli di «zona 30 km/h» e di «pista ciclabile», accompagnati da quelli - appena disegnati dal ministero delle Infrastrutture nel Dm 229/2019 - di monopattino elettrico e segway. Ma significano un’altra cosa.