Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
6' di lettura
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Procedere nell’espansione, e articolazione, della rete di vendita. Poi: entrare, attraverso il canale retail, in nuovi mercati. Inoltre: proseguire nella strategia, da un lato, di valorizzare e fare conoscere il marchio; e, dall’altro, di agevolare l’evoluzione complessiva dei prodotti. Sono tra le priorità di Moncler a sostegno del business.
L’attività, nel 2016, ha visto i numeri di conto economico aumentare. Il fatturato si è assestato a 1,04 miliardi. Un valore che implica la crescita del 18%, sia a tassi di cambio costanti che correnti, rispetto al precedente esercizio. L’Ebit, dal canto suo, è stato di 297,68 milioni a fronte dei 252,68 milioni del 2015 (+18%). L’utile operativo adjusted, vale a dire al netto delle voci non ricorrenti, ha invece raggiunto 313,4 milioni da confrontarsi con i 264,1 milioni registrati nell’esercizio precedente (+19%). Rispetto, infine, alla marginalità il rapporto tra Ebitda adjusted e ricavi è risultato pari al 34,1%. La percentuale è maggiore delle stime di consensus tanto che può domandarsi: nel 2017 c’è spazio per il miglioramento? La società, nella conference call con gli analisti, ha espresso prudenza su questo fronte. Anche perchè, è l’indicazione, la marginalità, pur essendo importante, non è la prima tra le priorità. Più rilevanti sono gli investimenti a sostegno della crescita di medio-lungo periodo.
Ciò detto, l’andamento del 2016 è una dinamica estemporanea? La risposta è negativa. Nel 2012, vale a dire un quinquennio fa, il fatturato era di 489,2 milioni. Di lì la prima riga di bilancio è salita di esercizio in esercizio (era 694,2 milioni nel 2014), superando il miliardo lo scorso anno. L’utile operativo adjusted, da parte sua, al 30/12/2012 valeva 145,8 milioni. Nel 2014 ha raggiunto 206,6 milioni per, infine, arrivare poco sopra 313 milioni nell’ultimo esercizio. Insomma i numeri parlano di una realtà aziendale in grado di sviluppare, ed articolare, la propria attività nel corso del tempo.
Al di del bilancio il risparmiatore è però interessato alle dinamiche di business. Su questo fronte uno dei focus, per l’appunto, è proseguire sulla crescita dei canali di vendita. Qui alla fine dello scorso anno la divisione del giro d’affari tra negozi a gestione diretta (Direct operated store) e il Wholesale era la seguente: il 73,5% dei ricavi è generato dal retail mentre il rimanente 26,5% è appanaggio dell’altro canale di vendita. Rispetto all’anno precedente, fermo restando la crescita in valori assoluti di entrambi i canali, il peso dei ricavi dei Direct operated store (Dos) è aumentato (era il 70,4%). La dinamica prosegue? La risposta è positiva. Moncler, che sottolinea comunque l’importanza strategica del Wholesale (soprattutto in aree quali il Nord America), afferma che la velocità d’incremento del retail dovrebbe rimanere maggiore rispetto all’altro canale di vendita. In tal senso, indica sempre il gruppo, è presumibile ipotizzare, sul totale del fatturato, l’incremento del peso delle vendite realizzate dai Dos.
Già, i Dos. Alla fine del 2016 questi erano 190. Al contrario gli shop-in-shop (Wholesale) si sono assestati a quota 42. Di conseguenza i punti di vendita monomarca erano complessivamente 132. La cifra è destinata a crescere. Nel 2017 Moncler ha previsto, da una parte, l’apertura netta di almeno 15 shop-in shop (la metà in Nord America). Ma soprattutto, dall’altra, di almeno 14 negozi a gestione diretta. Si tratta, su questo secondo fronte, di una strategia che in alcuni casi implica passaggi importanti. Così è, ad esempio, l’inagurazione del Dos a Melbourne che segna di fatto l’ingresso del gruppo in quel mercato. Una situazione replicata in Kazakistan e con il nuovo Dos previsto a Stoccolma (Svezia). Certo: spesso, come nel caso dell’Australia, la società era già presente con un limitato business all’ingrosso. E, tuttavia, le mosse descritte segnalano il salto di qualità rispetto a quei mercati.