Moncler, l’Asia spinge i ricavi Focus sul business digitale
di Vittorio Carlini
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Tra i molteplici grafici della presentazione dei dati del primo semestre del 2019 di Mocler ce n’è uno significativo. È quello che, descrivendo le fasi di crescita dell’azienda dal 2003 a oggi, sottolinea l’attuale importanza della digitalizzazione nello sviluppo del gruppo. Certo: Moncler è una società del lusso. Quindi al centro di tutto resta il prodotto. Di là da ciò, però, quello del digitale è un “fil rouge” presente in diverse attività dell’azienda.
Internet e il nuovo sito
Così può ricordarsi il fronte dei canali di vendita. Qui un focus è sull’e-commerce. La società, che nel primo semestre del 2019 ha visto ricavi (+13% a cambi costanti) e redditività aumentare, realizza le vendite online attraverso differenti pagine web: dalla boutique internet di Moncler (flagship store globale dell’azienda) ai portali multimarca della moda fino a diversi siti di grandi magazzini alto di gamma. Il business, a ben vedere, è in crescita. L’obiettivo? Raddoppiare le vendite online. Di fatto la società punta ad avere un e-commerce che complessivamente arrivi a valere circa il 15% delle sue vendite globali. Un contributo potrà arrivare dal nuovo sito di Moncler. L’azienda conferma il target per il suo rilascio nel 2020. Con quali caratteristiche? Ancora troppo presto per dirlo. Gli sforzi, comunque, sono finalizzati ad una semplificazione e più forte personalizzazione della navigazione da parte dell’utente. Oltre che ad un’interazione con il sito che consenta di cogliere maggiormente lo “spirito” del marchio e la qualità dei prodotti.
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Ma non è solo il commercio elettronico. La digitalizzazione influenza anche marketing (e pubblicità). La società investe circa il 7% dei ricavi in questa voce. La grande parte è proprio indirizzata verso il mondo digitale. In tal senso può ricordarsi, da un lato, l’uso dei big data e dell’archivio digitale proprietario per personalizzare e focalizzare il messaggio che si vuole veicolare; e, dall’altro, l’utilizzo dei social media per, ad esempio, creare l’attesa e poi sostenere (attraverso lo “story telling”) il lancio delle collezioni del progetto “Genius”.









