Monaldi: imparare dalla catena degli errori anziché cercare solo un colpevole
La magistratura seguirà i suoi tempi ma la sicurezza delle cure non può attendere anni: serve subito una verifica di sistema sulla rete delle donazioni
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I punti chiave
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Nel corso della mia attività professionale, prima come direttore del Centro di gestione del rischio clinico della Regione Toscana – Centro collaboratore dell’OMS – e più volte come componente dell’Unità di crisi ministeriale sugli Eventi sentinella, mi è capitato di analizzare numerosi eventi avversi gravi, sia a livello regionale sia nazionale.
Tra questi vi fu anche un caso di trapianti avvenuto nella mia regione. Era il 7 febbraio 2007: tre organi provenienti da una donatrice risultata positiva al virus HIV furono trapiantati in due ospedali toscani a causa di una catena di errori nel processo di donazione.
Il trapianto di organi infetti da Hiv
Durante la valutazione dell’idoneità degli organi, l’esito positivo dell’esame sierologico fu erroneamente trascritto come negativo. Quel dato, privo di qualsiasi controllo incrociato, entrò nella documentazione ufficiale e il Centro Regionale Trapianti assegnò fegato e reni poi risultati infetti da HIV. Cinque giorni dopo gli interventi, durante la valutazione dei tessuti effettuata da un secondo laboratorio, emerse il risultato corretto. L’errore venne individuato e i pazienti furono immediatamente trattati con terapia antiretrovirale; fu inoltre successivamente disposto un adeguato risarcimento.
L’evento fu oggetto di un’analisi sistemica prima da parte di una commissione nazionale e poi di una regionale, alle quali partecipai. Non emerse soltanto l’errore umano nella trascrizione manuale del referto: furono individuate criticità tecnologiche – in particolare l’assenza di integrazione tra macchina di laboratorio, sistema informatico e scheda del donatore – e criticità organizzative, come la suddivisione delle verifiche tra laboratori diversi, anche per livello di competenze.
Le raccomandazioni furono chiare: automatizzare la trasmissione dei risultati, centralizzare i controlli di idoneità, revisionare tutte le procedure e rafforzare la formazione e sviluppare una cultura proattiva della sicurezza (anche i piccoli o mancati incidenti vanno segnalati e devono essere oggetto di audit).








