Dopo due anni di follow-up quasi il 19% dei pazienti continuava a presentare un impatto almeno moderato sulla qualità di vita; fino alla metà dei pazienti mostrava ancora un controllo non ottimale della malattia a seconda del trattamento; circa il 50% continuava a manifestare pomfi; il 15% riferiva ancora episodi di angioedema. Questo significa che la semplice riduzione dei sintomi non coincide necessariamente con il ritorno a una vita normale. È proprio qui che i PROs assumono un valore clinico fondamentale.
Il “treat to target” nell’orticaria cronica
Come avvenuto nella psoriasi, nella dermatite atopica e nell’artrite reumatoide, anche nell’orticaria cronica si sta affermando il concetto di treat to target. L’obiettivo non è più ottenere un miglioramento parziale, ma raggiungere un controllo completo della malattia.
Idealmente il paziente dovrebbe presentare UAS7 pari a 0 o UAS7 ≥7 (malattia ben controllata), UCT ≥12 (malattia ben controllata), ripristino di una buona qualità di vita, non più limitazioni lavorative, sociali e familiari.
Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile ascoltare sistematicamente il paziente attraverso strumenti standardizzati, che consentono di adattare la terapia in modo tempestivo e personalizzato.
Il futuro: PROs digitali e medicina personalizzata
L’evoluzione più recente riguarda la digitalizzazione dei Patient Reported Outcomes. Applicazioni per smartphone e APP come “Cruse control” elaborata dal network UCARE, reti di centri specializzati per lo studio e gestione della orticaria cronica distribuiti in numerosi Paesi, consentono oggi al paziente di registrare quotidianamente sintomi, prurito, comparsa dei pomfi, episodi di angioedema e qualità di vita. Questi dati possono essere condivisi con il centro specialistico, permettendo una gestione più dinamica della terapia e una maggiore personalizzazione del percorso assistenziale. La raccolta digitale dei PROs è destinata a diventare parte integrante della pratica clinica nei prossimi anni.