Mollicone: il Padiglione russo può attendere
E’ un caso di diplomazia culturale ma anche di geopolitica. A giudizio dell’onorevole si sta lavorando su una soluzione diplomatica per evitare un’azione d’influenza internazionale della Russia
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Al Tefaf a Maastricht inaugurato il 12 marzo (apre il 14 al pubblico) incontriamo l’onorevole Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera (Fratelli d’Italia), fresco di approvazione al Senato del Ddl Italia in scena, che riforma il Codice dei beni culturali con una riforma sulla sussidiarietà tra pubblico e privato e sulla circolazione dell’arte. L’argomento caldo è la Biennale di Venezia e la partecipazione del Padiglione russo, che ha chiesto autonomamente di partecipare con semplice comunicazione poiché è proprietario di un Padiglione ai Giardini. Partecipazione annunciata pochi giorni fa dal presidente Pietrangelo Buttafuoco.
Il Ministro Giuli si è detto contrario alla partecipazione della Russia, come andrà a finire questa vicenda?
Penso che abbia ragione il Ministro Giuli e che l’arte è universale, ma purtroppo la Biennale e i Padiglioni sono degli stati nazionali, i proprietari degli stati nazionali e i curatori sono i curatori ufficiali degli stati nazionali. Vedere il Padiglione russo accanto a quello ucraino in questa situazione non è un messaggio di pace, anche perché ricordo che la Russia non ha rispettato la tregua olimpica e per questo non è stata ammessa. Sono anche Presidente dell’Unione sportiva e non sono d’accordo con la loro presenza alle Paraolimpiadi, non perché ce l’abbiamo col popolo russo, verso il quale c’è un’antica amicizia, o verso la cultura russa, che è una grandissima e importantissima cultura, ma la geopolitica è un’altra cosa.
Questa vicenda che purtroppo ci espone ed espone il Governo, per cui sono d’accordo con il Ministro Giuli. Dimostra due cose, che questo Governo è un pluralista e liberale che rispetta l’autonomia delle istituzioni culturali, pure quando ha nominato il Presidente Buttafuoco, l’altra che però è che a un certo punto c’è l’interesse nazionale e avere la condanna di 22 ministri dell’Unione Europea e la sanzione dell’Unione europea è un danno d’immagine che va oltre, secondo me, l’autonomia culturale delle istituzioni. Con grande stima e rispetto per il Presidente Buttafuoco, che conosco da anni e che ho sempre sostenuto nella sua azione, in questo caso penso sia stato un errore.
Come se ne esce?









