Biennale Venezia

Mollicone: il Padiglione russo può attendere

E’ un caso di diplomazia culturale ma anche di geopolitica. A giudizio dell’onorevole si sta lavorando su una soluzione diplomatica per evitare un’azione d’influenza internazionale della Russia

di Marilena Pirrelli

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Al Tefaf a Maastricht inaugurato il 12 marzo (apre il 14 al pubblico) incontriamo l’onorevole Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura della Camera (Fratelli d’Italia), fresco di approvazione al Senato del Ddl Italia in scena, che riforma il Codice dei beni culturali con una riforma sulla sussidiarietà tra pubblico e privato e sulla circolazione dell’arte. L’argomento caldo è la Biennale di Venezia e la partecipazione del Padiglione russo, che ha chiesto autonomamente di partecipare con semplice comunicazione poiché è proprietario di un Padiglione ai Giardini. Partecipazione annunciata pochi giorni fa dal presidente Pietrangelo Buttafuoco.

Il Ministro Giuli si è detto contrario alla partecipazione della Russia, come andrà a finire questa vicenda?

Loading...

Penso che abbia ragione il Ministro Giuli e che l’arte è universale, ma purtroppo la Biennale e i Padiglioni sono degli stati nazionali, i proprietari degli stati nazionali e i curatori sono i curatori ufficiali degli stati nazionali. Vedere il Padiglione russo accanto a quello ucraino in questa situazione non è un messaggio di pace, anche perché ricordo che la Russia non ha rispettato la tregua olimpica e per questo non è stata ammessa. Sono anche Presidente dell’Unione sportiva e non sono d’accordo con la loro presenza alle Paraolimpiadi, non perché ce l’abbiamo col popolo russo, verso il quale c’è un’antica amicizia, o verso la cultura russa, che è una grandissima e importantissima cultura, ma la geopolitica è un’altra cosa.

Questa vicenda che purtroppo ci espone ed espone il Governo, per cui sono d’accordo con il Ministro Giuli. Dimostra due cose, che questo Governo è un pluralista e liberale che rispetta l’autonomia delle istituzioni culturali, pure quando ha nominato il Presidente Buttafuoco, l’altra che però è che a un certo punto c’è l’interesse nazionale e avere la condanna di 22 ministri dell’Unione Europea e la sanzione dell’Unione europea è un danno d’immagine che va oltre, secondo me, l’autonomia culturale delle istituzioni. Con grande stima e rispetto per il Presidente Buttafuoco, che conosco da anni e che ho sempre sostenuto nella sua azione, in questo caso penso sia stato un errore.

Come se ne esce? 

Di questo se ne occupa il Ministro e il Parlamento... Non sarà facile però... Non so, immagino che stiano lavorando su una soluzione diplomatica, immagino moral suasion. Il problema non si risolve affidando il Padiglione russo invece che ad artisti russi a quelli di altri paesi. Mi sembra un modo per aggirare la sostanza, perché nel 2022 gli artisti russi rifiutarono di rappresentare il Padiglione russo. Diciamo che ora questa sarebbe la soluzione peggiore, perché quello che interessa la Russia è avere influenza, la presenza in Biennale è un’azione d’influenza internazionale. Un’operazione d’immagine, di make-up, di propaganda.

Ricordo un caso che pochi conoscono: per i russi non esistono artisti dissidenti. Ci sono, ma sono tutti esfiltrati. Quelli che sono rimasti, che rimangono al Bolshoi enelle loro istituzioni culturali, se prendono posizioni contro il governo russo, fanno una brutta fine. C’è stato il caso di un ballerino di 39 anni, Vladimir Shklyarov, celebre stella del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo che si è esibito anche in Italia, che ha rilasciato dichiarazioni contro la guerra e il governo ed è tragicamente scomparso cadendo dalla finestra di casa sua a San Pietroburgo. Per gli artisti russi non esiste la possibilità di esprimersi, tutto è finalizzato a una colossale operazione di influenza. Noi occidentali abbiamo perso la memoria della Guerra fredda, e pensiamo che non ci sia mai stata in Italia o in Europa, ora invece gli inglesi, soprattutto, i tedeschi, i francesi e tutte le nazioni dell’est europeo, che sono le più mobilitate, reagiscono contro questa presenza russa.

Vi aspettavate la levata di scudi dei ministri europei, venuta dopo l’azione dei Giuli? 

Sì, perché in particolare l’Ucraina è molto sensibile a queste azioni russe. Sono riusciti l’Ucraina e la Lettonia a mobilitare il nuovo ministro della cultura francese in un tempo anche molto rapido. Perché c’è una sensibilità vera, non di facciata, Capisco che chi vive la guerra tutti i giorni sul proprio territorio per essere stato invaso, si sia mobilitato così come tutti i paesi che rischiano questa invasione, perché non ci dimentichiamo che le Repubbliche Baltiche sono confinanti e hanno conosciuto il paese sovietico. Quindi esprimo solidarietà anche verso questi paesi.

Quando la cultura è libera?

Se si rispetta innanzitutto la vita. Comunque la questione è tutt’altro che conclusa.

Nel governo qualche voce si è alzata a favore di Buttafuoco, Salvini ha detto che in fondo va bene se la Russia partecipa alla Biennale…

Penso che tutte le opinioni siano legittime. Il bello delle coalizioni è che c’è un confronto tra idee diverse. Dopodiché la titolarità aspetta il Ministro della Cultura, al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri quando la vicenda è di diplomazia, in questo caso culturale ma anche geopolitica. Certo, ci sono altri paesi che hanno avuto problemi d’immagine, come ad esempio Israele nella scorsa edizione della Biennale e alla fine ha rinunciato volontariamente ad aprire il suo padiglione. Però la differenza è che quella è una democrazia dove è possibile ospitare nel padiglione un artista dissidente contro la guerra. Sfido la Russia ad ospitare artisti dissidenti che si esprimano contro Putin, contro il governo russo e contro la guerra.

Però anche l’Iran è stato annunciato presente in Biennale, è una teocrazia dove non è ammessa la dissidenza, come la mettiamo?

Quanto detto vale anche per l’Iran. Rispetto la visione del presidente della Biennale la Russia dimostri di essere una democrazia che ospita artisti dissidenti contro la guerra. Israele nel 2022 ha scelto di non aprire il suo Padiglione, ma ci sono altre nazioni che lo fanno. Vado ogni anno ad inaugurare la Biennale e troviamo ogni anno padiglioni non allineati con i governi che lo allestiscono. Quindi fa parte del pluralismo culturale.

Alla fine si farà il Padiglione russo?

Credo che non ci sarà. Vedremo.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti