Lo studio

Moda, design e stile di vita: così il made in Italy conquista i mercati globali

Ricerca Global Italy di Havas in sei mercati internazionali mostra che la reputazione dei prodotti italiani resta altissima: tre intervistati su quattro li considerano estremamente attrattivi

di Andrea Biondi

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

C’è un dato che, più degli altri, racconta la forza del made in Italy. L’Italia, vista dall’estero, continua a essere il Paese della storia, dell’arte, della bellezza, della tavola e del turismo. Ma i suoi prodotti fanno perfino di più: resistono alle oscillazioni del giudizio sul sistema-Paese, alle fragilità socio-politiche, agli stereotipi più pigri. In una parola, godono di vita propria. È il cuore della ricerca “Global Italy” di Havas Csa, condotta su oltre 4mila persone in sei mercati chiave: Francia, Germania, Stati Uniti, Cina, Giappone e Medio Oriente.

I numeri, presentati in settimana in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del big della pubblicità che fa capo alla famiglia Bolloré – quotato ad Amsterdam e da fine 2024 oggetto di spin off da Vivendi - spiegano il fenomeno. La percezione internazionale dell’Italia poggia su un nucleo solido: storia al 77%, attrattività turistica al 78%, arte al 73%, stile di vita cordiale e rilassato al 72%. Ma accanto a questa immagine classica, quasi da cartolina, c’è la sostanza economica del brand Italia: tre intervistati su quattro considerano i prodotti italiani estremamente attrattivi; oltre il 50% li collega subito ai grandi comparti del made in Italy, con fashion al 65% e design al 60%.

Loading...

Il punto decisivo, però, è un altro. Le analisi di Havas mostrano che non esiste una correlazione tra il giudizio sul contesto socio-politico italiano e quello sui prodotti. Tradotto: anche se il Paese viene percepito come stabile o “in crisi”, la reputazione del made in Italy resta intatta. È una rendita simbolica, ma anche industriale, costruita nel tempo da marchi, filiere, manifattura, qualità percepita.

La ricerca smonta anche un luogo comune: non sono tanto le origini italiane a rafforzare il giudizio sui prodotti, quanto l’esperienza concreta. Chi è stato in Italia o ha lavorato con aziende italiane legge il nostro sistema produttivo in modo più contemporaneo, riconoscendogli anche innovazione.

È qui che entra in gioco la vera sfida: non esiste una sola Italia esportabile. Esiste, semmai, una stessa Italia tradotta in alfabeti culturali diversi. In Francia funziona l’eleganza naturale, con la cultura come porta d’ingresso; in Germania la bellezza deve dimostrare di funzionare; negli Stati Uniti l’icona deve avvicinarsi alla vita quotidiana; in Cina cresce l’equilibrio tra heritage e innovazione; in Giappone prevale la bellezza discreta del gesto e della materia; in Medio Oriente contano esperienza, status e distintività.

Havas usa questi risultati per accompagnare il proprio nuovo posizionamento, “Growth, powered by desire”, e per legarlo all’apertura della nuova sede milanese, pensata come hub di connessioni tra creatività, dati, media e impresa. Simone Telloni, ceo Havas Health Network commenta: «L’apertura della nuova sede nel cuore di Milano diventa così un tassello fondamentale di questa evoluzione. Non un semplice trasferimento, ma una dichiarazione d’intenti».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti