Dopo 35 anni

Moby Prince, Mattarella: «Tragedia doveva essere evitata, restano interrogativi»

A 35 anni dalla più grande sciagura della marineria civile italiana (140 morti) il presidente punta l’indice sui «ritardi nella gestione dei soccorsi»

di Redazione Online

ANSA/US QUIRINALE PAOLO GIANDOTTI ANSA

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«Centoquaranta morti l’insopportabile prezzo dell’incidente più grave della nostra navigazione civile: tragedia che poteva e doveva essere evitata e a cui fecero seguito, per altro, disorganizzazione e ritardi nella gestione dei soccorsi».

Non fa sconti Sergio Mattarella nel ricordare la tragedia della Moby Prince 35 anni dopo.

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Mattarella: tragedia senza risposte

«La Repubblica si stringe ai familiari di quanti persero la vita, alla città di Livorno che mai potrà dimenticare il dramma vissuto, ai tanti che nel tempo si sono adoperati per ricostruire fatti e responsabilità, riuscendo a chiarire aspetti a lungo oscuri, anche se purtroppo permangono interrogativi che non hanno ricevuto esaustive risposte - ha sottolineato il presidente - . Dal ricordo e dalla memoria che facciamo oggi deve rinnovarsi l’impegno perché simili eventi non possano ripetersi in futuro».

La tragedia del traghetto Moby Prince: cosa accadde il 10 aprile 1991

I familiari: ultimo miglio per la verità

In occasione dell’anniversario Nicola Rosetti, presidente dell’Associazione 140, e Luchino Chessa, presidente dell’Associazione 10 aprile-familiari vittime Moby Prince, rinnovano l’appello a percorrere «l’ultimo miglio» per fare luce sulla vicenda e annunciano l’intenzione di fondere i due organismi per dare vita a un’unica associazione.

Rosetti lancia un appello «alle persone che sanno cosa è successo quella sera, ma che continuano a tenere nascosta la verità. Abbiano il coraggio di dire cosa è successo veramente quella notte e perché 140 persone sono state lasciate morire».

Cosa accadde 35 anni fa

Quella del Moby Prince è stata la più grande sciagura della marineria civile italiana: l’incendio che avvolse il traghetto diretto ad Olbia provocò la morte di 140 persone, con un solo superstite.

La tragedia si consuma alle 22,25 del 10 aprile 1991. Il traghetto della Navarma ha appena mollato gli ormeggi dal porto di Livorno diretto a Olbia: a bordo ci sono 141 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Pochi minuti dopo, l’impatto fatale: la prua del traghetto squarcia la fiancata della petroliera Agip Abruzzo, ferma all’ancora.

Il greggio fuoriesce a fiumi, innescando un incendio colossale che avvolge immediatamente la nave. Per chi è a bordo, il Moby Prince diventa un forno di lamiera e fumo tossico.

L’unico a salvarsi è il mozzo Alessio Bertrand, recuperato in acqua ore dopo lo scontro, unico testimone del calvario vissuto dai 140 che non ce l’hanno fatta.

Le cause? Per anni la versione ufficiale ha parlato di nebbia fitta e di un errore umano del comando del traghetto.

Ma le recenti Commissioni parlamentari d’inchiesta hanno in parte ribaltato questa narrazione, portando alla luce tutti gli errori nei soccorsi (che si concentrarono sulla petroliera ignorando la Moby Prince) e la presenza di altre imbarcazioni in zona - forse legate a traffici internazionali - che avrebbero potuto causare la collisione ostacolando le manovre.

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