Proprio dalla Cina sono arrivati i primi, robusti, segnali di ripresa per le aziende brianzole, come testimonia Gilberto Negrini, ceo di B&B Italia: «I mercati asiatici hanno risposto subito e in maniera importante, in particolare la Cina, che ha recuperato tutto il gap e ha chiuso l’anno sopra i livelli del 2019», spiega il manager. Negli ultimi sei mesi, aggiunge, il trend di crescita delle vendite è stato costante e sostenuto su tutti i mercati, compresa l’area Emea, che ha registrato aumenti a doppia cifra mese su mese, superiori a quelli del 2019, e negli Stati Uniti. «Questo ci permetterà di chiudere il 2020 con ricavi quasi in linea con quelli dell’anno precedente (circa 200 milioni di euro, per l’80% all’estero, ndr)», precisa. Merito di un modello distributivo capillare, attraverso monomarca a gestione diretta e indiretta in tutti i principali Paesi e una rete di monobrand che privilegia sempre la riconoscibilità e l’identità del brand. Ma merito anche di importanti investimenti sul fronte della digitalizzazione e della comunicazione, tanto più necessari in questi mesi in cui sono venuti a mancare le fiere, le trasferte e i contatti diretti con clienti e partner. Più difficile la situazione sul fronte del contract, per il quale B&B Italia ha una divisione dedicata, che mediamente fattura 30 milioni di euro l’anno, ma che nel 2020 ha registrato un forte rallentamento. «Per fortuna, i progetti non sono stati cancellati, ma solo rinviati, perciò mi aspetto un recupero già quest’anno dei livelli del 2019», dice Negrini.
Analoga situazione per Meridiani, brand di arredo che esporta l’85% del fatturato, anche se i numeri della ripresa si vedranno solo nel 2021, spiega l’amministratore delegato Giorgio Gobbi. «Abbiamo avuto un agosto molto buono, anche se il vero boom di ordini, soprattutto dall’estero, è iniziato da ottobre – dice Gobbi –. Perciò i consuntivi del 2020 non riusciranno a fotografare una ripresa già avviata e robusta. Nei primi 20 giorni di gennaio abbiamo avuto incrementi a doppia cifra, anche se con un andamento molto diverso tra i mercati». Anche il contract, che rappresenta il 12-13%, sta finalmente ripartendo, dopo il blocco (ma non l’annullamento) dei grandi progetti in giro per il mondo.
Non si è invece fermato il contract per Giorgetti, marchio storico della Brianza che, negli ultimi anni, ha molto investito su una strategia legata alla realizzazione di progetti di interior design destinati al residenziale, all’hotellerie, al retail e al settore nautico. «Il nostro vantaggio è una distribuzione internazionale equilibrata su tutti i principali mercati, che ci ha permesso di assorbire e compensare i vari lockdown avvenuti in tempi diversi a seconda dei mercati», spiega l’amministratore delegato Giovanni del Vecchio. L’azienda, che realizza all’estero l’80% del fatturato, è presente in 115 Paesi con 365 punti vendita e 18 negozi monomarca. I segnali incoraggianti del secondo semestre 2020 non consentiranno di recuperare completamente i mancati ricavi determinati dalle misure di contenimento della pandemia. Tuttavia, nonostante le difficoltà, «siamo riusciti ad allargare la nostra rete vendite, con l’apertura di nuovi negozi a Londra, Johannesburg e New Dehli», spiega del Vecchio. Inoltre, l’azienda ha accelerato lo sviluppo in ambiti strategici, come quello del digitale, che sempre più dovrà affiancarsi al canale retail.