L’intervista

Mirella Parachini, compagna di Pannella: «Adesioni trasversali per una targa a piazza Navona»

La compagna storica del leader radicale scomparso dieci anni fa rilancia l’iniziativa per ricordare uno dei grandi protagonisti della politica italiana

di Andrea Gagliardi

Mirella Parachini. (Imagoeconomica)

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«Quella di intitolare una targa a piazza Navona a Marco Pannella è un’iniziativa che ha subito raccolto adesioni trasversali e che confido arrivi in porto. I segnali da parti dell’amministrazione comunale sono positivi. L’affetto e l’entusiamo che si sono accesi intorno a questa idea mi hanno commosso».

Mirella Parachini, ginecologa, compagna storica del leader radicale, che il 2 maggio 2026 avrebbe compiuto 96 anni, tiene viva la memoria di quello che è stato un protagonista indiscusso della politica italiana, al quale Il Sole 24 Ore ha dedicato un video podcast a 10 anni dalla scomparsa. E i nomi dei firmatari dell’appello in effetti (da Vittorio Feltri a Fausto Bertinotti, da Gianfranco Fini ad Achille Occhetto, da don Luigi Ciotti a Vasco Rossi) sono lì a testimoniare una capacità unica di dialogo oltre ogni steccato, connettendo mondi apparentemente inconciliabili.

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Dottoressa Parachini perchè una targa per Pannella proprio a piazza Navona?

Perché è una piazza che è stata protagonista di tante battaglie di Marco Pannella e del partito radicale, a partire dalla festa nella notte del 12 maggio 1974 per la vittoria del referendum sul divorzio e dalla manifestazione per accogliere firme per nuovi referendum abrogativi in seguito alla quale fu uccisa Giorgiana Masi.

Non si tratta dell’unica iniziativa. A che punto è l’altra di dedicare a Pannella un luogo della città?

Un primo tentativo fu fatto subito dopo la sua morte, ma si è arenato di fronte alla legge che impone per la toponomastica dieci anni dalla morte. Ormai il decennio sta per scadere. E l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Massimiliano Smeriglio, ha annunciato recentemente, all’interno di un pacchetto di nuove intitiolazioni, quella a Marco Pannella di un luogo adiacente al carcere di Rebibbia, lì dove i familiari aspettano prima di poter entrare per le visite. Anche questo un luogo simbolo delle battaglie di Pannella a difesa dei diritti dei detenuti e per migliorare le condizioni di vita nelle carceri italiane.

Tutti ricordano di Pannella i digiuni e le battaglie referendarie per aborto e divorzio. Qual è secondo lei il suo lascito più attuale e importante?

Penso Radio Radicale. Pannella è stato il primo a concepire l’idea di mettere in comunicazione il mondo delle politica istituzionale con la gente comune. Ed è riuscito a far sentire le persone protagoniste della vita politica del Paese attraverso lo strumento del referendum. Radio radicale ha avuto un ruolo precursore anche se oggi i social media hanno rivoluzionato lo scenario.

Riesce a immaginare a direbbe o come si schiererebbe in questo scenario mondiale segnato da guerre e sempre più frequenti violazioni del diritto internazionale?

Non me la sento di sostituirmi a lui nell’interpretare la realtà politica attuale. L’unica cosa che mi sento di dire è che il livello del dibattito politico attuale è scaduto. All’epoca il confronto era duro ma basato su analisi e ragionamenti articolati. Oggi prevalgono le tifoserie.

Quali erano, se li dovesse sintetizzare, i pregi maggiori di Pannella?

Era una persona estremamente generosa, positiva, tenace, sempre di buon umore. Ci teneva molto ad avere un aspetto curato e non trasandato: si faceva la barba due volte al giorno e non rinunciava a questo rito neppure durante i suoi scioperi della fame. Il padre di un militante radicale lo definì un “capolavoro di ingegneria genetica”. Una definizione che mi colpì molto e in cui mi ritrovo.

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