Minori, abuso sessuale on line per 20 mln e quasi il 60% è su piattaforme social
Focus su 21 Paesi: un bambino su 5 che usa Internet è vittima di almeno una forma di sfruttamento facilitato dalla tecnologia con impatti devastanti sulla salute
5' di lettura
5' di lettura
Un bambino e adolescente su cinque vittima, nel corso di un solo anno, di almeno una forma di sfruttamento e abuso sessuale facilitati dalla tecnologia. Parliamo di 20 milioni di bambini - il calcolo è per difetto visto che molti non “denunciano”. E quasi il 60% dei casi si sarebbe verificato su piattaforme di social media quali Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp.
Chiedilo al Sole
E’ un pugno nello stomaco quello che arriva dall’ultimo rapporto Unicef che ha acceso i riflettori su 21 Paesi del mondo, dal Montenegro al Pakistan al Messico. “Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse” unisce le testimonianze dei bambini con una delle più vaste raccolte di dati di indagine disponibili per mettere in guardia da una tendenza diffusa di abuso e sfruttamento sessuale dei minorenni – sia online che offline – facilitata dalla tecnologia.
Il quadro
Il rapporto stima che oltre 15 milioni di bambini siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, che a 9 milioni sia stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà e che 4 milioni di bambini abbiano visto diffuse immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso. Tuttavia, la reale portata del fenomeno è probabilmente molto più ampia a causa della mancata segnalazione da parte dei bambini.
Poiché il campione dell’indagine comprende solo bambini che utilizzano solo Internet, precisano inoltre da Unicef, i risultati sono rappresentativi dei bambini che utilizzano Internet piuttosto che di tutti i bambini, in particolare nei paesi con una minore connettività a Internet. La ricerca è stata condotta nell’ambito del progetto “Disrupting Harm”, realizzato congiuntamente dall’Unicef, da Ecpat International e dall’Interpol. Il rapporto riunisce i dati emersi da due cicli di ricerca del progetto “Disrupting Harm” condotti in 21 paesi. La prima fase, con dati raccolti principalmente nel periodo 2020–2021, ha riguardato Cambogia, Etiopia, Indonesia, Kenya, Malesia, Mozambico, Namibia, Filippine, Tanzania, Thailandia, Uganda e Vietnam. La seconda fase, nel periodo 2024–2025, ha esteso la ricerca ad Armenia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Messico, Montenegro, Macedonia del Nord, Pakistan e Serbia.
«Il rapporto rivela una realtà dolorosa. Più di 20 milioni di bambini nei paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici», ha affermato Catherine Russell, Direttrice generale dell’Unicef. «Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. Non possiamo distogliere lo sguardo».







