Minicifre 2025: fotografia in bianco e nero della Cultura
Dal rapporto emergono profonde differenze territoriali. In un quadro strutturale critico Art Bonus e investimenti sulla formazione producono risultati
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I punti chiave
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Nella sala Spadolini del Ministero della Cultura si è rinnovata la presentazione del rapporto Minicifre, giunto alla sua terza edizione. Nella versione 2025, cartacea e online, convergono dati, statistiche, grafici, tabelle, al livello regionale e nazionale per evidenziare un quadro quasi completo e aggiornato del comparto culturale. Il portale rappresenta una fonte attendibile e un punto di riferimento, tanto da veder crescere in maniera esponenziale le visite, che, tra novembre 2024 e novembre 2025, sono state più di 182.000.
Gli ambiti delineati in ciascun capitolo sono otto e si riferiscono a: patrimonio culturale; biblioteche e archivi; arti visive, architettura contemporanea e design; editoria e stampa; spettacolo; formazione e occupazione in cultura; risorse economiche; benessere, salute e cultura. Lo studio si presta anche come strumento utile per analizzare gli impatti sociali della cultura, in termini sia di qualità e riqualificazione dei territori, sia di contributo alla salute e al benessere di singoli e comunità. Rappresenta, inoltre, la cartina di tornasole dove il divario nord-sud e tra piccoli e grandi attrattori in termini di investimenti, consumi e flussi di visitatori emerge terribilmente dall’oceano freddo dei numeri. Le fonti del rapporto sono diverse, attingono da dati MiC, Istat, Eurostat e Siae, ecc. e si riferiscono, prevalentemente, al triennio 2022 - 2024. Uno sforzo ulteriore dovrebbe portare ad allineare tutti i dati fornendo un aggiornamento costante e uniforme.
L’accesso a musei, mostre e biennali
Analizzando i dati dei Musei, monumenti e aree archeologiche: ingressi per regione (dato 2022), su quasi 108 milioni di visitatori rilevati il 36% circa si concentra nel Nord Italia, il 44% nel Centro, il 13% nel Sud Italia e il 7% nelle Isole. Guardando i dati del 2024 dei top 10 dei musei statali, i visitatori si concentrano soprattutto nel Parco archeologico del Colosseo con quasi 15 milioni di ingressi, seguono la Galleria degli Uffizi con 5 milioni di ingressi, il Parco Archeologico di Pompei e il Pantheon con 4 milioni di ingressi ciascuno. Fa storia a sé VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia), che ha registrato complessivamente circa 5 milioni di visitatori, tra paganti e non paganti, con una forte prevalenza numerica di questi ultimi rispetto ai primi.
Le mostre più visitate si concentrano tra Venezia, Roma, Milano e Trieste. Nel 2024 la Biennale di Venezia ha totalizzato quasi 730 mila visitatori, “Munch. Il grido interiore” allestita a Palazzo Reale di Milano ha totalizzato circa 280 mila visitatori, la mostra “Van Gogh” a Palazzo Revoltella di Trieste ha totalizzato 220 mila visitatori, mentre in totale le mostre a Palazzo Bonaparte di Roma di due grandi artisti come Maurits Cornelis Escher e Fernando Botero programmate tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025 hanno totalizzato cumulativamente circa 460 mila visitatori.
Da queste classifiche emerge come i flussi legati al patrimonio culturale siano fortemente concentrati in alcune città d’arte e nei grandi attrattori. In assenza di politiche culturali concrete, il divario tra poli di attrazioni e centri minori è destinato ad ampliarsi, con conseguenze rilevanti: da un lato, le città d’arte soffrono la crescente pressione del sovraffollamento turistico; dall’altro, i luoghi meno conosciuti vanno incontro a un progressivo impoverimento.
I libri e la creatività contemporanea
I numeri delle biblioteche aperte al pubblico per regione, con valori assoluti, (dato 2022), ci dicono che su 8.131 totali, quasi il 57% si concentra nel Nord Italia, il 16% nel Centro Italia e il 27% nel Sud e le Isole. Mentre in base all’ultimo dato disponibile risalente al 2022, le persone che hanno usufruito almeno una volta in un anno di un servizio offerto dal sistema bibliotecario, pubblico e privato del Paese, sono state circa 5,7 milioni; dato in forte crescita rispetto al biennio precedente, ma ancora al di sotto dei livelli di fruizione pre-pandemici (nel 2019 superavano i 7,6 milioni). Tuttavia questo dato riflette le disparità territoriali, in quanto a fronte di quasi 4 milioni di utenti attivi nel Nord Italia, il Sud e le Isole realizzano poco meno di 1 milioni di utenti, anche se la Puglia spicca per livelli di fruizione superiori alla media nazionale. Calano leggermente i contributi alle biblioteche non statali aperte al pubblico: da 1,96 milioni di euro nel 2022 a 1,86 milioni di euro nel 2024.
Dalla mappatura dei luoghi del contemporaneo per distribuzione regionale aggiornata al 14 aprile 2025 emerge una forte concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro Italia (Lombardia 73, Piemonte 43, Veneto 27, Emilia Romagna 34, Toscana 57, Lazio 84) rispetto alle altre regioni; la Sicilia con 27 centri culturali è la regione con più avamposti del contemporaneo del Sud Italia, seguono la Campania con 23, Puglia e Calabria 16 ciascuna. Crescono le dotazioni dei fondi destinati alla creazione contemporanea erogati dalla Direzione generale Creatività contemporanea del MiC. Tra questi vi è l’Italian Council, il programma avviato nel 2017 con l’obiettivo di sostenere, attraverso la concessione di finanziamenti, la produzione, la conoscenza e la diffusione a livello internazionale della creazione contemporanea italiana nel campo delle arti visive. Il fondo passa da 2 milioni di euro del 2022 a 2,6 milioni di euro nel 2024. Mentre nel triennio considerato, il Piano per l’Arte Contemporanea da 2,96 milioni di euro passa a 3,5 milioni di euro.








