Bilanci

Minicifre 2025: fotografia in bianco e nero della Cultura

Dal rapporto emergono profonde differenze territoriali. In un quadro strutturale critico Art Bonus e investimenti sulla formazione producono risultati

di Giuseppe Cosenza

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Nella sala Spadolini del Ministero della Cultura si è rinnovata la presentazione del rapporto Minicifre, giunto alla sua terza edizione. Nella versione 2025, cartacea e online, convergono dati, statistiche, grafici, tabelle, al livello regionale e nazionale per evidenziare un quadro quasi completo e aggiornato del comparto culturale. Il portale rappresenta una fonte attendibile e un punto di riferimento, tanto da veder crescere in maniera esponenziale le visite, che, tra novembre 2024 e novembre 2025, sono state più di 182.000.
Gli ambiti delineati in ciascun capitolo sono otto e si riferiscono a: patrimonio culturale; biblioteche e archivi; arti visive, architettura contemporanea e design; editoria e stampa; spettacolo; formazione e occupazione in cultura; risorse economiche; benessere, salute e cultura. Lo studio si presta anche come strumento utile per analizzare gli impatti sociali della cultura, in termini sia di qualità e riqualificazione dei territori, sia di contributo alla salute e al benessere di singoli e comunità. Rappresenta, inoltre, la cartina di tornasole dove il divario nord-sud e tra piccoli e grandi attrattori in termini di investimenti, consumi e flussi di visitatori emerge terribilmente dall’oceano freddo dei numeri. Le fonti del rapporto sono diverse, attingono da dati MiC, Istat, Eurostat e Siae, ecc. e si riferiscono, prevalentemente, al triennio 2022 - 2024. Uno sforzo ulteriore dovrebbe portare ad allineare tutti i dati fornendo un aggiornamento costante e uniforme.

L’accesso a musei, mostre e biennali

Analizzando i dati dei Musei, monumenti e aree archeologiche: ingressi per regione (dato 2022), su quasi 108 milioni di visitatori rilevati il 36% circa si concentra nel Nord Italia, il 44% nel Centro, il 13% nel Sud Italia e il 7% nelle Isole. Guardando i dati del 2024 dei top 10 dei musei statali, i visitatori si concentrano soprattutto nel Parco archeologico del Colosseo con quasi 15 milioni di ingressi, seguono la Galleria degli Uffizi con 5 milioni di ingressi, il Parco Archeologico di Pompei e il Pantheon con 4 milioni di ingressi ciascuno. Fa storia a sé VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia), che ha registrato complessivamente circa 5 milioni di visitatori, tra paganti e non paganti, con una forte prevalenza numerica di questi ultimi rispetto ai primi.

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LA DISTRIBUZIONE DEI VISITATORI

Musei, monumenti e aree archeologiche: ingressi per regione nel 2022

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Le mostre più visitate si concentrano tra Venezia, Roma, Milano e Trieste. Nel 2024 la Biennale di Venezia ha totalizzato quasi 730 mila visitatori, “Munch. Il grido interiore” allestita a Palazzo Reale di Milano ha totalizzato circa 280 mila visitatori, la mostra “Van Gogh” a Palazzo Revoltella di Trieste ha totalizzato 220 mila visitatori, mentre in totale le mostre a Palazzo Bonaparte di Roma di due grandi artisti come Maurits Cornelis Escher e Fernando Botero programmate tra la fine del 2023 e l’inizio del 2025 hanno totalizzato cumulativamente circa 460 mila visitatori.
Da queste classifiche emerge come i flussi legati al patrimonio culturale siano fortemente concentrati in alcune città d’arte e nei grandi attrattori. In assenza di politiche culturali concrete, il divario tra poli di attrazioni e centri minori è destinato ad ampliarsi, con conseguenze rilevanti: da un lato, le città d’arte soffrono la crescente pressione del sovraffollamento turistico; dall’altro, i luoghi meno conosciuti vanno incontro a un progressivo impoverimento.

I libri e la creatività contemporanea

I numeri delle biblioteche aperte al pubblico per regione, con valori assoluti, (dato 2022), ci dicono che su 8.131 totali, quasi il 57% si concentra nel Nord Italia, il 16% nel Centro Italia e il 27% nel Sud e le Isole. Mentre in base all’ultimo dato disponibile risalente al 2022, le persone che hanno usufruito almeno una volta in un anno di un servizio offerto dal sistema bibliotecario, pubblico e privato del Paese, sono state circa 5,7 milioni; dato in forte crescita rispetto al biennio precedente, ma ancora al di sotto dei livelli di fruizione pre-pandemici (nel 2019 superavano i 7,6 milioni). Tuttavia questo dato riflette le disparità territoriali, in quanto a fronte di quasi 4 milioni di utenti attivi nel Nord Italia, il Sud e le Isole realizzano poco meno di 1 milioni di utenti, anche se la Puglia spicca per livelli di fruizione superiori alla media nazionale. Calano leggermente i contributi alle biblioteche non statali aperte al pubblico: da 1,96 milioni di euro nel 2022 a 1,86 milioni di euro nel 2024.

BIBLIOTECHE E UTENTI

Anno 2022

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 Dalla mappatura dei luoghi del contemporaneo per distribuzione regionale aggiornata al 14 aprile 2025 emerge una forte concentrazione nelle regioni del Nord e del Centro Italia (Lombardia 73, Piemonte 43, Veneto 27, Emilia Romagna 34, Toscana 57, Lazio 84) rispetto alle altre regioni; la Sicilia con 27 centri culturali è la regione con più avamposti del contemporaneo del Sud Italia, seguono la Campania con 23, Puglia e Calabria 16 ciascuna. Crescono le dotazioni dei fondi destinati alla creazione contemporanea erogati dalla Direzione generale Creatività contemporanea del MiC. Tra questi vi è l’Italian Council, il programma avviato nel 2017 con l’obiettivo di sostenere, attraverso la concessione di finanziamenti, la produzione, la conoscenza e la diffusione a livello internazionale della creazione contemporanea italiana nel campo delle arti visive. Il fondo passa da 2 milioni di euro del 2022 a 2,6 milioni di euro nel 2024. Mentre nel triennio considerato, il Piano per l’Arte Contemporanea da 2,96 milioni di euro passa a 3,5 milioni di euro.

Le forze e le risorse in campo

Dalla fotografia delle risorse, il MiC evidenzia un organico di circa 12 mila dipendenti nel 2024, con un incremento del 44% rispetto al 2021. Il 51% circa del personale rientra nella fascia d’età compresa tra i 51 e i 65 anni, mentre solo il 10% appartiene alla fascia tra i 20 e i 35 anni. È quindi evidente come il MiC, al pari dell’intera Pubblica Amministrazione italiana, soffra di un marcato invecchiamento del personale e di una carenza strutturale di ricambio generazionale delle risorse umane.

DIPENDENTI DEL MINISTERO DELLA CULTURA

Anno 2024

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Secondo le statistiche Eurostat, nel 2023 le amministrazioni pubbliche italiane hanno destinato a favore del settore culturale una cifra di poco superiore ai 10 miliardi di euro, di cui oltre i due terzi sono stati impiegati a sostegno dei servizi culturali e per la restante parte per i servizi radiotelevisivi ed editoriali. Seppur nel complesso, la spesa italiana in cultura risulti in aumento del 9% rispetto al 2021, con una crescita della quota riservata al finanziamento dei servizi culturali del 12% tra 2021 e 2023, il gap con paesi come la Germania e la Francia è consistente. I due paesi investono ognuno più del doppio rispetto all’Italia, (Germania quasi 27 miliardi di euro, Francia circa 25 miliardi di euro). Rapportando i 10 miliardi di spesa in cultura al totale della spesa pubblica, la posizione del nostro Paese scende agli ultimi posti della classifica collocandosi al di sotto della media comunitaria con lo 0,9% (Francia 1,6%, Spagna 1,5%, Germania 1,3%, Olanda 1,3% e media Ue 1,4%).
Nel 2023, la maggior parte della spesa pubblica italiana in ambito culturale, pari al 64% è stata sostenuta dagli organi di governo centrali, in particolare dai Ministeri, mentre poco più di un terzo è attribuibile alle amministrazioni locali, ossia regioni e comuni.

La spesa del MiC e il mecenatismo

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, lo stanziamento per il MiC nel 2022 è stato di circa 3,36 miliardi di euro, nel 2024 del 4,33 miliardi di euro. La spesa si è ridotta sia in termini assoluti, con un calo del 23% delle risorse assegnate nel corso del triennio, sia in termini relativi sul bilancio dello Stato (dallo 0,38% del 2022 allo 0,27% del 2024).

L’Art Bonus, il credito d’imposta riservato a enti, imprese e privati cittadini che sostengono il settore culturale attraverso erogazioni liberali, ha generato tra il 2022 e il 2024 un ammontare complessivo di 391,6 milioni di euro. Nel solo 2024 si registra un aumento del 23% rispetto all’anno precedente, con 149 milioni di euro di donazioni, il valore più alto raggiunto dall’introduzione dell’incentivo. Le regioni con i mecenati più generosi sono la Lombardia con 51 milioni di euro, seguita da Piemonte ed Emilia-Romagna, con 20 milioni di euro ciascuna. Fanalino di coda sono la Valle d’Aosta, la Basilicata e il Molise.
Buone notizie arrivano dalla formazione erogata dal MiC attraverso la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali. Dicolab, il percorso formativo dedicato alla trasformazione digitale, conta allo stato attuale 35 corsi modulari e multimodali e un numero crescente di iscrizioni, che raggiunge le 75.708 unità a fine 2024.

NUMERO DI OPEN BADGE

Andamento cumulativo del numero di Open Badge- Dicolab

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Gli open badge rilasciati – attestazioni digitali riconosciute a livello internazionale – sono oltre 23 mila in totale nel 2024, a fronte di 43 badge rilasciati a partire da ottobre 2023. A fine 2025 sono 100 mila, si tratta di un segnale estremamente positivo, che dimostra come, a fronte di un quadro strutturale critico, investimenti mirati sulla formazione possano produrre risultati rapidi e misurabili, contribuendo a rafforzare le competenze digitali del personale e la capacità di innovazione dell’intero sistema culturale.

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