L’appello

Mini pacchi, Netcomm e associazioni di categoria: «Sospendere la nuova tassa, rischio di doppia imposizione fino a 7 euro a spedizione»

Il prossimo 1° luglio diventa operativo il contributo di 2 euro per i pacchi di valore inferiore a 150 euro previsto dalla legge di Bilancio 2026

di Pietro Menzani

 IMAGOECONOMICA

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Dal 1° luglio è attesa la piena operatività del contributo amministrativo di 2 euro connesso alle importazioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro e Netcomm, l’associazione di riferimento del settore e-commerce in Italia, Federlogistica e Federdistribuzione chiedono fermamente di sospendere l’applicazione della misura fino all’entrata in vigore della commissione doganale europea. Il rischio da scongiurare, secondo le associazioni, è una «ulteriore perdita di competitività del mercato italiano a danno di imprese e consumatori».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Rischio di doppia imposizione fino a 7 euro a spedizione

Per Netcomm, Federlogistica e Federdistribuzione la principale criticità legata a questa misura è che non è prevista l’eliminazione del contributo italiano all’entrata in vigore della riforma doganale Ue che dal 1° luglio 2026 introduce un dazio temporaneo di 3 euro per ogni prodotto in spedizioni sotto i 150 euro e, dal 1° novembre 2026, una commissione di gestione di 2 euro.

Loading...

La somma totale pagata, come fanno notare le associazioni firmatarie, salirebbe a 7 euro considerando anche il contributo di 2 euro previsto dalla legge di Bilancio 2026. L’appello alle autorità è a intervenire in modo «coraggioso e tempestivo», data l’imminenza dell’entrata in vigore delle misure.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, pur ammettendo di aver apprezzato la disponibilità del Governo a posticipare di sei mesi la piena operatività del contributo, spiega che «il nodo politico e normativo resta irrisolto: a partire dal 1° luglio la misura italiana diventerà operativa senza alcuna garanzia di cessazione automatica nel momento in cui entrerà in vigore la disciplina europea». L’impatto dei contributi nazionale ed europei sommati, secondo Liscia, sarebbe «del tutto sproporzionato rispetto al valore del bene» e rappresenterebbe «una palese duplicazione degli oneri per il medesimo servizio amministrativo».

L’esperienza francese

Le associazioni, infatti, ritengono essenziale evitare che in Italia si riproponga lo scenario che si è delineato in Francia, dove, dopo l’introduzione di un provvedimento analogo con decorrenza dal 1° marzo 2026, circa il 90% delle spedizioni dirette nel Paese transita attraverso altri Stati Ue, con un gettito calato a 2 milioni di euro al mese a fronte dei 400 milioni inizialmente stimati su base annua.

«L’esperienza francese - spiega Liscia -, dove l’introduzione di un contributo analogo ha provocato una massiccia riallocazione dei flussi commerciali verso altri hub europei e un crollo del gettito atteso, deve farci riflettere. Lo stesso fenomeno è già in atto in Italia, dove gli operatori e-commerce stanno scegliendo scali aeroportuali e siti di sdoganamento in altri Stati membri, con un grave danno per il comparto cargo, l’indotto logistico nazionale e la competitività del nostro Paese».

Dello stesso avviso è Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che sostiene che «l’applicazione di un contributo aggiuntivo su ogni spedizione comporterebbe un aumento dei costi, un aggravio delle attività amministrative e un rallentamento dei flussi logistici. In un contesto in cui il potere d’acquisto delle famiglie è già fortemente sotto pressione, introdurre ulteriori oneri rischia di tradursi in un aumento dei prezzi al consumo e in una riduzione della competitività del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei».

L’appello delle associazioni

Netcomm chiede dunque al Governo di intervenire con un emendamento che sospenda il contributo di 2 euro fino all’entrata in vigore della commissione di gestione doganale europea, con l’obiettivo di «garantire coerenza tra l’ordinamento interno e il diritto dell’Unione, evitare fenomeni di doppia imposizione e tutelare la competitività del sistema logistico italiano».

Davide Falteri, presidente di Federlogistica, aggiunge che «occorre evitare il rischio che l’Italia si trovi a sostenere costi economici e occupazionali superiori ai benefici attesi, con possibili ricadute sul comparto cargo, sugli operatori logistici, sulle attività doganali e sull’intero indotto collegato al commercio internazionale. Per queste ragioni riteniamo necessario un approccio pienamente coordinato a livello europeo, capace di garantire condizioni omogenee tra gli Stati membri, evitare fenomeni di duplicazione degli oneri e tutelare al tempo stesso consumatori, imprese e competitività del sistema economico nazionale».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti