Mini pacchi, corsa contro il tempo per rinviare la tassa italiana
Conto alla rovescia per evitare l’avvio dal prossimo 1° luglio in concomitanza con il nuovo dazio da 3 euro e attendere il prelievo di gestione in vigore in tutta la Ue da novembre
3' di lettura
3' di lettura
Un conto alla rovescia che procede inesorabile verso la data del 1° luglio. E una strada, strettissima per trovare un veicolo legislativo con cui rinviare la tassa italiana di 2 euro che si andrà a cumulare con il dazio Ue da 3 euro. Il “pasticciaccio brutto” dei mini pacchi (sotto i 150 euro di valore) provenienti dai Paesi extra Ue rischia di presentare un conto salatissimo di un «3+2» destinato ad abbattersi su chi acquista tramite e-commerce e che però rischia di penalizzare l’intero settore della logistica italiana. A conti fatti lo sforzo economico potrebbe non essere eccessivo e un aiuto potrebbe arrivare direttamente dal dazio Ue: il 25% dell’importo riscosso va infatti a ogni singolo Paese di importazione.
Chiedilo al Sole
Il gettito previsto
Questo potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto della mini tassa italiana, per cui in manovra era stato previsto un gettito di 122,5 milioni di euro per il 2026 ipotizzando che di fatto avrebbe iniziato a produrre risultati dalla seconda metà dell’anno per consentire i tempi di monitoraggio. Tanto che il decreto fiscale ha potuto spostarne la decorrenza al 1° luglio proprio perché non occorrevano coperture per i mesi precedenti.
L’applicazione del dazio
Il problema nasce dal fatto che la mini tassa italiana era stata pensata e voluta prima che l’Unione europea sul dazio da applicare congiuntamente proprio dal 1° luglio. Dazio di 3 euro che, dopo l’accordo raggiunto a dicembre, è stato formalmente approvato dal Consiglio a inizio febbraio e che ha un meccanismo di applicazione a ciascuna diversa categoria di articoli, identificata dalle rispettive sottovoci tariffarie, contenuta in un pacco. Tanto per essere più chiari se in un pacco sotto i 150 euro di valore complessivo proveniente dalla Cina o da un altro Stato extra Ue ci sono due camicette di seta e una di lana il dazio scatta per entrambe, per un totale quindi di 6 euro. Il dazio trova, secondo le cifre della Commissione Ue, una spiegazione nei volumi di traffico generati dall’e-commerce: il numero dei piccoli pacchi in arrivo nell’Ue è raddoppiato ogni anno dal 2022 fino ad arrivare a quota 4,6 miliardi nel 2024 con il 91% proveniente dalla Cina.
La tassa di gestione Ue
Ora, però, il problema è che il gioco di anticipo tentato dall’Italia rischia di diventare un fuorigioco. Anche perché Consiglio e Parlamento Ue hanno già raggiunto nella scorsa primavera che un’intesa punta nuova tassa di gestione (handling fee) che sarà riscossa dalle autorità doganali sulle piccole spedizioni vendute a distanza. Partire con quattro mesi di anticipo rischierebbe di drenare il traffico destinato agli scali italiani. Nella lettera inviata al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) ha sottolineato come la mini tassa di 2 euro (pur non essendo stata finora applicata) abbia già provocato uno spostamento delle operazioni di importazione e sdoganamento verso altri Stati membri che non la chiedono, in particolare Belgio, Paesi Bassi e Ungheria per poi trasferire via terra il merci in Italia. Di fatto il 50% di traffico perso nei primi due mesi dell’anno prima del rinvio della mini tassa ha prodotto una revisione della geografia della spedizioni, che potrebbe essere ora ulteriormente accentuata nei mesi di applicazione della mini tassa italiana fino all’introduzione dell’handling fee Ue. Anche per questo tutte le associazioni di categoria della logistica sono in pressing sulla politica per ottenere un rinvio per evitare una perdita del volume d’affari che rischia di abbattersi anche su tutta la filiera occupazionale.








