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Mine antituomo, una legge italiana un po’ difficile da applicare

E’ la legge 220 del 2021 che ha mandato in tilt banche, assicurazioni, fondazioni, Sgr. Ne parleremo il 17 aprile al Salone del Risparmio alle 10 e 45

di Vitaliano D'Angerio

2' di lettura

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Divieto di finanziare in modo diretto o indiretto le aziende che producono, vendono, trasportano mine antiuomo o bombe a grappolo. La legge 220 del 2021 ha recepito in Italia due importanti convenzioni internazionali, quelle di Ottawa e di Oslo, che hanno messo al bando le armi non convenzionali. L’Italia ha infatti sottoscritto entrambi i trattati. Le notizie recenti però non sono per nulla confortanti visto che Paesi come la Finlandia, che pure tali trattati li aveva sottoscritti, ha deciso di uscire da quello di Ottawa sulle mine.

La legge 220 del 2021

Del tema ne abbiamo trattato a più riprese su Plus24. Il provvedimento riguarda tutte le aziende, quotate e non quotate, e coinvolge una folla di intermediari finanziari: banche, assicurazioni, Sim, fondi pensione, fondazioni bancarie, società di gestione.

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La principale difficoltà di applicazione della legge che ha mandato in confusione il mondo finanziario italiano ha riguardato soprattutto la difficoltà di reperire informazioni verificate e aggiornate sulle società da bannare. Inizialmente la legge 220 prevedeva che tre authority di vigilanza (Bankitalia, Covip e Ivass) e lo stesso ministero dell’Economia, stilassero una black list di tali aziende. Il provvedimento poi è stato modificato e la normativa prevede adesso l’obbligo di«consultare elenchi pubblicamente disponibili».

La black list italiana

Fino a dicembre scorso, black list pubbliche in Italia non esistevano e in Europa quelle messe a disposizione da alcune Ong non erano aggiornate. Gli intermediari finanziari hanno fatto dunque del loro meglio per applicare la normativa grazie soprattutto all’aiuto delle banche depositare e degli infoprovider.

Poi la black list italiana è arrivata. A metterla a disposizione di tutti è stata la società di consulenza di Trento, Nummus, partecipata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) e dalle diocesi di Milano e Trento. Inizialmente erano 23 aziende. Molte cinesi e coreane. Un paio di statunitensi tra cui la Lockheed Martin che è presente nell’indice S&P500, replicato da tanti Etf.

Qui è sorto il problema. Un lettore di Plus24 ha segnalato un paio di mesi fa che la Bper non aveva voluto vendergli un Etf specializzato sui titoli della Difesa proprio perché aveva in portafoglio titoli presenti in una black list (quella di Nummus). Il problema ora si sta ponendo anche per altri istituti di credito: Iccrea banca per esempio sta valutando lo stop al collocamento di Etf per lo stesso motivo. Tanti intermediari finanziari chiedono inoltre una lista gestita dalle authority, altri vorrebbero escludere invece gli Etf da tali divieti. Al momento si va in ordine sparso. Cercheremo di capirne di più nella conferenza del 17 aprile alle ore 10,45 al Salone del Risparmio, insieme a l’Onorevole Giulio Centemero (membro della Camera dei deputati dal 2018), Avv. Francesco Paolo Crocenzi (studio legale Crocenzi & Associati), Claudio Kofler (amministratore delegato di Nummus.Info) e On. Massimo Ungaro (deputato nella XVIII legislatura).

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