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Mille miglia al via, un sogno su quattro ruote

di Stefano Salis

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Non ho nemmeno la patente; ma ho dato il via alla Mille Miglia, chi me l’avrebbe mai detto. La corsa più bella del mondo, come amano dire, e a ragione, è partita ieri da Brescia. Sulla vettura numero 1000, destinata a fare da apripista, prima il nostro collaboratore Giuseppe Lupo da Brescia, e poi il sottoscritto, da Lumezzane, guidati da un pilota e collezionista eccezionale come Pietro Tenconi, abbiamo avuto l’onore di iniziare la corsa. Da Brescia a Padova, con soste a Lumezzane, passaggi strepitosi sul Garda, visita alla fabbrica Beretta, Soave e Vicenza e poi di filata fino a Padova, dove si è arrivati nella notte: sono oltre 400 le vetture del convoglio, con auto di incredibile bellezza e valore, equipaggi da tutto il mondo, affezionati e neofiti, dall’Olanda (tanti) e dall’Argentina, dalla Germania, dal Giappone, dall’Irlanda.

Il percorso del 2026 ricalcherà la suggestiva struttura “a otto”, un tracciato che impegna le auto e gli equipaggi in una prova complessa. Dopo Padova si va verso altre tappe iconiche, il transito sull’Abetone, Montecatini Terme, poi la Toscana, la discesa in volata verso Roma, con la sfilata in via Veneto. Si risale per Assisi (omaggio a San Francesco), poi Rimini e si chiude, ovviamente, a Brescia.

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La Mille Miglia, però, non è le auto, non è la velocità, e non è nemmeno la bellezza di un design incredibile che è tramontato per sempre. La sfilata di auto è accompagnata nei paesi da migliaia di persone, le bandierine con la freccia rossa che sventolano all’impazzata. Appena passiamo, con l’auto numero 1000, tutti ci guardano con il sorriso stampato, bambini e nonni. Famiglie a bordo strada, nella bella campagna veronese, che pranzano e si preparano a vedere le auto, tutti felici. È un richiamo a un istinto quasi primordiale: le auto sono un sogno su quattro ruote, commuove la partecipazione popolare. Vedono in noi (e in ciascuna auto) dei pionieri e dei matti, dei cultori della bellezza e del coraggio: le auto sono a volte senza vetro, sfidano il vento a mani nude, la scomodità è all’ordine del giorno, se piove, ci si bagna e si tiene duro. A differenza di Tenconi che è un veterano dai mille aneddoti e avventure, io non ho mai visto da vicino una di queste auto, pensa te.

Primo giorno di Mille miglia

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La Mille Miglia è un’epica in movimento, fatta dallo stupore bambino delle persone, da un legame che da un secolo (l’anno prossimo sarà tondo), non si schioda. Ecco gli applausi immediati, l’incoraggiamento, la attesa ripagata da un lungo serpentone di auto, che si protrae per ore.

Il caldo avvolge e tutti sono stanchi quando si arriva alle soste per il pranzo e poi quella finale della cena: si fa amicizia con i piloti, ci si scambia opinioni e punti di vista, tecnici o meno, è una festa popolare da una parte che coinvolge prima di tutto i collezionisti che guidano questi bolidi d’altri tempi.

Sulle curve e sulle discese, siamo in un’atmosfera felliniana. La cosa bella della Mille Miglia è che non è su pista, è sulle strade, le autostrade persino, si viaggia vicino ai tir che ti strombazzano festosi, si fa la coda, si sta insieme agli altri automobilisti contemporanei. Salutano e urlano da bordo strada: noi siamo i primi, per “dovere” istituzionale e ricambiamo il saluto, non importa che siamo fuori gara, l’emozione di vedere la gioia popolare è grande, non riveleremo il nostro “segreto”, ricambiamo i sorrisi a mani alzate.

La prima giornata si chiude e già tra poche ore si riparte. Magari racconteremo i risultati nel dettaglio, ma la forza della corsa è di un altro tipo: come dice Fulvio D’Alvia, ad di Mille Miglia, è un fantastico biglietto da visita della migliore Italia, del saper fare, della qualità industriale, della forza di credere nel sogno della velocità. Il Novecento non tramontato in queste auto è ancora ben concreto: e il sorriso delle persone dice che ha ancora una vita lunga. La Mille Miglia, al contrario di rappresentare auto del passato, conserva ancora, invece, un cuore di futuro.

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