Militari, legittima la sospensione per chi ha rifiutato il vaccino Covid
Secondo i giudici la giustificazione dell’ufficiale era soltanto un’opinione
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Legittima la sospensione dal servizio per i militari che non abbiano assolto all’obbligo di vaccinazione contro il Covid. A stabilirlo è la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza nella causa C-522/24. Il caso era quello di un ufficiale italiano del ministero della Difesa che era stato sospeso senza retribuzione nel 2022 e aveva presentato ricorso. Interpellata dal Consiglio di Stato, la Cgue precisa, in primo luogo, che la differenza di trattamento tra il personale civile e quello militare all’interno del ministero della Difesa discende dall’appartenenza a una categoria professionale differente.
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Si tratta, però, di un distinguo che non rientra nell’elenco di motivazioni della normativa europea contro le discriminazioni dirette. Inoltre, il militare aveva giustificato il rifiuto a vaccinarsi sostenendo che le conoscenze sull’efficacia dell’inoculazione fossero limitate. Secondo la Corte, quindi, cercava di contestare scelte effettuate dalle autorità italiane in materia di sanità pubblica più che di affermare opinioni proprie.
Nonostante l’Unione tuteli le discriminazioni indirette - che comportano uno svantaggio a causa dell’appartenenza a una religione o a motivo di convinzioni filosofiche o spirituali - secondo i giudici quella dell’ufficiale è un’opinione e in quanto tale non è presa in considerazione dalla legislazione comunitaria. Da ultimo, in assenza di legami tra l’obbligo vaccinale contestato e il diritto dell’Unione, non è possibile rilevare violazioni della Carta dei diritti fondamentali.







