Milano, Piano casa senza operatori: «I conti non stanno in piedi»
Tra le novità c’è la valorizzazione di edifici pubblici già esistenti. Stralciati dalla bozza cinque quartieri da dedicare a verde e uffici
di Sara Monaci
3' di lettura
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Tutto da rifare. Il Piano Casa di Milano, che prevede 10mila case in housing sociale da realizzare in un decennio, non ha ottenuto risposte dal mercato, né da parte dei grandi gruppi di riqualificazione urbana né dal tanto atteso mondo cooperativo. Tranne un’eccezione, quella dei 33 appartamenti da realizzare in via Demostene, nel Municipio 2. Per quest’area si è presentata con un’offerta considerata coerente la coop Uniabita.
Per il resto è una sorta di buco nell’acqua, che porta inevitabilmente a dire che il piano firmato dall’ex assessore alla Casa Guido Bardelli e poi modificato dall’assessore al Bilancio Emmanuel Conte (che nel frattempo ha preso le deleghe del settore) non ha portato agli esiti sperati, perché, dicono gli operatori, si sono ridotti gli spazi di coprogettazione.
Ricapitoliamo. Il Comune aveva aperto nell’ottobre 2024 le due prime manifestazioni di interesse per sondare il mercato, relative alle prime otto aree interessate potenzialmente da riqualificazione urbana mirata all’housing sociale. A maggio le manifestazioni si sono chiuse con 24 adesioni. Un numero abbondante, a prima vista. Ma dopo qualche mese è emerso il problema: solo quella di via Demostene risponde ai parametri richiesti dal Comune, ovvero il 65% degli alloggi da dedicare all’edilizia calmierata, (con un costo indicativo per gli inquilini di 400 euro per 60 metri quadrati). Ora per questo quartiere dovrà essere aperto entro fine novembre il primo bando, per capire se ci sono altre offerte, nel rispetto del principio della concorrenza. Ma il resto è ancora fermo.
L’idea di base del Piano rimane quella di realizzare appartamenti da mettere in affitto per chi ha uno stipendio compreso tra i 1.500 e i 2.500 euro, considerando che il costo di un affitto (così come di un mutuo) non dovrebbe superare un terzo delle entrate familiari. Ma questa risposta “fredda” del mercato dell’immobiliare costringe Palazzo Marino a rivedere i parametri e confrontarsi con la realtà. Certo, viene ribadita la «forte regia pubblica», sottolinea Conte, ma il rischio è che ci sia un regista senza attori.
I più critici sono gli operatori delle cooperative: «Avendo fatto saltare la coprogettazione l’offerta è diventata meno interessante. Inizialmente c’era un paletto, che erano gli 80 euro a metro quadrato, per il resto potevamo proporre soluzioni, visto che abbiamo oneri finanziari fissi. Ma non ci sono chiari i costi per bonifiche e oneri di urbanizzazione, e per noi il rapporto tra housing sociale e mercato libero rischia di non farci stare in piedi», dice Pierpaolo Forello, presidente di Uniabita.



