L’indagine

Inchiesta Milano: Tancredi, Catella e altri 3 ai domiciliari. Gip: gravi indizi colpevolezza

Il gip del Tribunale di Milano, Mattia Fiorentini, ha deciso la custodia cautelare in carcere nei confronti dell’imprenditore Andrea Bezziccheri, amministratore delegato di Bluestone, nell’ambito della maxi-inchiesta sull’urbanistica della città

di Sara Monaci

4' di lettura

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Confermata gran parte dell’impianto accusatorio della procura di Milano. Secondo il gip Mattia Fiorentini i principali 6 indagati della maxi inchiesta sull’Urbanistica (in cui risulta indagato per falso e induzione a dare o promettere utilità anche il sindaco Giuseppe Sala) devono essere posti in custodia cautelare. L’ex assessore Giancarlo Tancredi, il ceo della società immobiliare Coima Manfredi Catella, il presidente della ex commissione comunale sul Paesaggio Giuseppe Marinoni, e gli architetti Alessandro Scandurra e Federico Pella vanno così ai domiciliari - anche se la procura per gli ultimi tre chiedeva il carcere -, mentre l’imprenditore Andrea Bezziccheri, amministratore delegato di Bluestone, va in custodia cautelare in carcere. Per lui potrebbe esserci fra l’altro un approfondimento più ampio, che riguarda i fondi esteri che controllano la società, da cui sarebbero usciti i pagamenti ai membri della Commissione Paesaggio. Questo potrebbe essere un nuovo filone d’inchiesta.

Per tutti intanto le accuse principali sono di corruzione e falso (per quanto riguarda le dichiarazioni di conflitto di interessi). Per Tancredi va sottolineato invece che si tratta di «concorso in corruzione», ovvero, come sottolineano gli stessi inquirenti, non avrebbe ricevuto utilità ma permesso che altri soggetti venissero pagati e favoriti all’interno del sistema.

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Per il gip c’è stato un «consolidato sistema di corruttela e commistione tra interessi pubblici e privati» per la «spartizione del territorio edificabile». E «corrompendo il presidente» della Commissione paesaggio Marinoni, il vicepresidente Giovanni Oggioni e singoli componenti tra cui Scandurra, «a loro volta influenzabili dai primi e soggetti alle pressioni di Tancredi», «importanti costruttori privati potevano ottenere informazioni, anticipazioni e un occhio di riguardo per le pratiche di interesse». Fra gli strumenti utilizzati dal “sistema” ci sarebbero stati poteri discrezionali non previsti dalle leggi statali e regionali, e anche una certa «manipolazione terminologica», cioè verbali e termini usati in maniera «involuta e oscura», oltre alla forzatura del riconoscimento della Partnership pubblico-privato, in modo da velocizzare i processi autorizzativi.

Ricordiamo che gli indagati sono in tutto 74.

Quello che rende necessaria la custodia cautelare per i l giudice è «il pericolo di reiterazione di reati». Inoltre sempre il gip sottolinea nell’ordinanza di custodia cautelare che sussistono «gravi indizi di colpevolezza», con esclusione però di due episodi di corruzione nei confronti dell’ex presidente della Commissione per il paesaggio Marinoni e del progetto “Pirellino” che coinvolgeva, tra gli altri, l’ex assessore Tancredi, lo stesso Marinoni e l’imprenditore Catella. Questa vicenda apparea ancora controversa, perché mentre l’accusa ha sottolineato che in questo contesto Catella, insieme all’archistar Stefano Boeri, faceva pressione per veder realizzato il progetto Torre Botanica, è anche vero che l’autorizzazione non è mai arrivata e tra la Coima di Catella e il Comune è in corso un contenzioso (il Comune aveva chiesto una quota di housing sociale che Catella non voleva realizzare sostenendo di aver acquistato l’edificio con accordi diversi). Su questo punto la storia probabilmente è ancora da districare.

Tornando all’inchiesta, il fulcro delle indagini è la Commissione paesaggio, considerata dai pm «fulcro delle patologie della gestione urbanistica nel comune, inquinata da corruzione sistemica».

A questo gruppo di professionisti, creato anni fa dalla giunta Pisapia - soprattutto per volontà dell’ex vicesindaca Ada Lucia De Cesaris, indagata nell’inchiesta - era stato dato un ruolo predominante e improprio, fino a diventare l’organismo autorizzativo per i progetti cittadini, scavalcando il ruolo di giunta e consiglio, secondo la ricostruzione dei pm e del nucleo Pef della Gdf di Milano. Questo almeno l’impianto accusatorio, da cui Tancredi si è sempre difeso, sostenendo di aver agito «nell’interesse pubblico».

Secondo l’accusa le persone scelte per la Commissione erano spesso in chiaro conflitto di interessi. Un conflitto che per i pm si traduce per l’ex presidente Marinoni e il membro di Commissione Scandurra in un vera e propria ipotesi di corruzione: le consulenze che intascavano dai privati, mentre svolgevano ruoli di pubblico ufficiale, per la procura sarebbero invece “tangenti mascherate” per favorire gli interessi delle imprese costruttrici. Ipotesi da cui i due si sono difesi (nel caso di Marinoni anche attraverso una memoria difensiva presentata al gip in sede di interrogatorio di garanzia) sostenendo che le regole sul conflitto di interesse non erano chiare e che comunque durante il voto finale sull’ok ad un progetto in cui erano coinvolti si sarebbero astenuti.

Scandurra in particolare, si legge nelle carte, aveva «in corso rapporti di natura professionale ed economica con i seguenti operatori immobiliari, le cui pratiche edilizie e relative operazioni immobiliari sono state oggetto di valutazione da parte della Commissione di cui faceva parte: Egidio Holding del gruppo Bluestone; Castello Sgr; Kryalos sgr; Coima sgr». Inoltre viene sottolineato che «quale pubblico ufficiale dal 2018 al 2024, riceveva dalla società Kryalos - in persona del suo legale rappresentante Paolo Massimiliano Bottelli - somme di denaro quantomeno pari a euro 2.579.127,98 a fronte dell’emissione di fatture per prestazioni professionali, in tal modo venendo illecitamente remunerato per le funzioni di pubblico ufficiale».

Sala: «Mai posto in essere alcuna azione che abbia avuto finalità personali»

«Prendo atto dei nuovi provvedimenti emessi oggi dalla magistratura. Il giudice delle indagini preliminari non ha ritenuto sussistente l’ipotesi di induzione indebita che parrebbe essermi stata rivolta dalla Procura di Milano». Così in una nota il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, commenta i sei arresti disposti oggi dal Gip Mattia Fiorentini nell’ambito dell’inchiesta sull’urbanista che vede lui stesso indagato. «Ciò, del resto, corrisponde alla mia più ferma convinzione di non avere mai posto in essere alcuna azione che abbia avuto finalità personali», sottolinea il premio cittadino.

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