Milano e le Olimpiadi: chance per la pace nel mondo?
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Nell’Antichità i Giuochi Olimpici erano assai di più di una competizione sportiva: erano «Tregua». Una tregua sacra e inviolabile. Non c’era guerra o battaglia che potesse giustificare il non abbandonare le armi e arrestare le ostilità, almeno per tutta la durata della manifestazione sportiva. Le Olimpiadi erano la celebrazione dell’ ἀρετή : l’attitudine insita in ognuno di noi di assecondare e assolvere al meglio la propria virtù innata, la propria missione di vita, la propria vocazione.
Nel caso di specie, quella sportiva, dove l’essere umano cerca di superare se stesso e i propri limiti. I primi Giuochi sono risalenti al 776 a.C. e si tennero nella leggendaria località di Olimpia, presso il santuario dedicato a Zeus, assumendo immediatamente un carattere non solo sportivo, ma anche religioso. Non erano semplici gare, ma un rito collettivo attraverso cui le πόλεις elleniche si riconoscevano un momento di appartenenza comune, al netto di ogni rivalità politica o militare. Il premio non era in denaro, o equivalente, ma era costituito semplicemente da una corona intrecciata con rami d’ulivo sacro, simbolo di pace e immortalità: il premio era infatti rappresentato dall’onore, non dal possesso di qualcosa di materiale. La Tregua nacque in quel contesto per permettere a pellegrini, atleti e spettatori di muoversi dalle città senza dover temere agguati o assalti. Lo sport come forza unificante, capace di far interrompere perfino le ostilità più feroci. Da allora si consolidò un modello destinato a durare nei secoli: le Olimpiadi fondevano in un unico momento la celebrazione dell’individualità, ma al contempo la gioia e l’orgoglio di appartenere a una determinata comunità. Durante questa sospensione della dimensione temporale, si alternavano la corsa, il salto, il lancio del disco e del giavellotto, il pentathlon e le competizioni equestri: gli avversari si confrontavano solo da atleti, non da guerrieri.
Stesso dicasi per gli sport su neve e ghiaccio, introdotti solo molto piú tardi, nel 1924, a cavallo tra le due guerre mondiali. I Giuochi del passato trovano nuova linfa allorché nel 1894 Pierre de Coubertin fondò il Comitato olimpico internazionale (Cio), ingegnandosi per farne nuovamente il ponte naturale tra popoli divisi. Se per de Coubertin, l’inventore dei moderni giuochi olimpici, il motto era «l’importante è partecipare», gli antichi greci erano meno inclusivi: «l’importante è vincere». Solamente la vittoria, infatti, portava alla gloria e permetteva di avvicinare l’atleta agli dei. Allora non esistevano i giuochi di squadra: la vittoria spettava solo al singolo individuo. E non esisteva neanche il concetto di podio: non arrivare primi significava perdere del tutto.Ora per la prima volta nella Storia (e dopo Roma, 1960) Milano, insieme a Cortina e ad altre località alpine, ospiterà le Olimpiadi invernali, ritornando ad essere, per quasi un mese, capitale virtuale del pianeta, come successe circa dieci anni fa con l’Expo.
La metropoli lombarda diventerà dunque l’epicentro di un incontro globale di popoli. E ci ricorderà che lo sport può elevare, o almeno alleviare, da ogni quotidiano conflitto. Questa è per la illustre e operosa città lombarda non solo una straordinaria vetrina, ma l’opportunità di mostrarsi capitale di valori superiori, oltre a quelli già conclamati e che il mondo ci riconosce – finanza e cultura, fashion, design, tecnologie e altro ancora. Da integrare però con valori supremi e senza tempo come la pace, il rispetto, la cooperazione e l’amicizia tra le genti. Il messaggio è chiaro: la competizione olimpica non sarà mai campo di battaglia, ma luogo neutrale di incontro e di dialogo. Questo era il più autentico « purpose » dei Giuochi nell’Antica Grecia. Milano presto diventerà teatro globale di ἀρετή , sportiva e non solo. Mancano poche settimane all’inizio delle gare, ci siamo quasi. Per allora fermiamoci tutti. Fermiamo anche le parole, lasciando spazio solo al silenzio e ai cronometri. Forse Milano non ne è ancora consapevole, ma la tanto invocata pace potrebbe scaturire proprio qui, all’ombra di una delle Cattedrali gotico-rinascimentali più imponenti d’Europa. La costruzione della Storia è a portata di un fiammifero. Accendiamo la torcia olimpica e con essa la tregua propedeutica alla pace. Il tempo sta per scadere, ma Milano può tornare ad essere, forse questa volta per sempre, la capitale morale europea.


