Micro aziende artigianali pilastro di automotive e logistica
Un’indagine evidenzia il contributo che il settore dà all’economia regionale delle filiere Le piccole realtà censite sono oltre 55mila e hanno visto raddoppiare il numero di addetti in dieci anni
di Enrico Netti
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Sono due pilastri dell’economia regionale che realizzano oltre 72 miliardi di fatturato e impiegano circa 319mila lavoratori. Sono le filiere dell’automotive e della logistica che nell’arco di dieci anni, dal 2014 al 2023, hanno visto crescere il numero degli addetti rispettivamente del 14% e del 32%. Filiere dove è preponderante il peso delle Pmi e delle micro imprese con oltre 55mila aziende censite. Entrando nel dettaglio si vede come la demografia d’impresa fluttua anche di molto. Nel periodo considerato sono calate (-8%) le aziende che vendono ricambi per l’auto e soprattutto quelle che producono parti (-23%) mentre i commercianti d’auto sono aumentati di oltre un terzo. Nella logistica si è perso il 17% delle aziende di trasporto con la crescita (+15%) delle attività di supporto. Preponderante il peso delle micro imprese in cui peso nell’automotive è vicino al 90% mentre nella logistica si supera di poco il 70%. È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Centro studi Sintesi per Cna Lombardia e presentata in occasione del convegno «Il triangolo della competitività: automotive e logistica tra Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna». Tre regioni cuore del manifatturiero dove si realizza il 41,2% del Pil e quasi il 53% dell’export.
«Il ruolo delle piccole imprese nelle filiere dell’automotive e della logistica è strutturale e centrale, come lo è quello di queste filiere nella ricetta dell’economia nazionale - sottolineano Giovanni Bozzini, Presidente Cna Lombardia, Moreno De Col, Presidente Cna Veneto e Paolo Cavini, Presidente Cna Emilia-Romagna -. L’ambizione degli obiettivi condivisi a livello comunitario deve sposarsi con il realismo dei mezzi. Serve pragmatismo, ma serve anche un pluralismo tecnologico che non ci faccia dipendere solo da soluzioni unilaterali e necessariamente parziali, come nel caso dell’auto elettrica. Bisogna stimolare la creatività e la libertà nell’escogitare e implementare soluzioni utili alla grande battaglia della tutela della sostenibilità. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale rappresenteranno due strumenti davvero importanti per governare il cambiamento restando competitivi».
L’automotive sul Pil regionale negli ultimi anni valeva circa 40,7 miliardi, il 4,3% di cui due terzi legati alla componentistica e la parte restante alla produzione, con un export 2023 pari a 6 miliardi. «Una transizione incentrata solo sull’elettrico danneggia competitività e occupazione nell’automotive. Serve una visione pragmatica, incardinata al principio della neutralità tecnologica per dare spazio a una pluralità di strumenti e soluzioni coerenti con gli obiettivi Ue. La filiera va considerata nella sua globalità: produzione componentistica e autoriparazione».
Nella logistica le imprese nella regione sono più strutturare con in media 8,7 addetti contro i 3,2 dell’automotive. Negli ultimi anni la logistica è ha visto crescere con tassi a doppia cifra, la media è del 32%, gli occupati. Il business di queste attività di servizio alle aziende valeva nel 2021 quasi 32 miliardi. «Le limitazioni imposte dall’Austria sul Brennero stanno diventando un danno insostenibile - premette Bozzini -. La competitività della logistica richiede prima di tutto un’azione decisa delle istituzioni. Guardiamo ai dati del traffico veicolare: per funzionalità e costi nel traffico pesante non esiste un’alternativa al motore diesel. Serve una politica di supporto ed incentivazione europea».


