Medio Oriente

Michelle e Tala, un dialogo che dà speranza

L’iniziativa del giornalista del Nouvel Obs Dimitri Krier: far dialogare una ventenne palestinese e una ventiquattrenne israeliana nei mesi più cruenti dopo il 7 ottobre. Una corrispondenza da leggere

di Eliana Di Caro

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Dimitri Krier è un giornalista del settimanale francese «Nouvel Obs», ha 26 anni e dopo il 7 ottobre 2023 è andato in Medio Oriente a seguire l’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. Luoghi in cui circa il 60% della popolazione ha meno di 30 anni. Per questo Krier ha rivolto la sua attenzione ai più giovani. Di più: ha avuto l’idea di dare loro voce coinvolgendoli nella scrittura. Un esperimento emotivo e politico – quattro articoli a firma di due israeliani e due palestinesi – da cui nasce questo libro.

Krier infatti è poi riuscito nell’impresa di far dialogare una ventenne di Gaza, Tala Albanna, e una 24enne di Sderot, Michelle Amzalak, durante i mesi più cruenti, dal marzo 2024 al luglio 2025. Entrambe studiano Giurisprudenza: a separarle, fisicamente, solo dodici chilometri. Eppure, è un mondo. Che emerge dalle 14 lettere della corrispondenza mediata attraverso WhatsApp dal giornalista, il quale ha chiesto a entrambe un linguaggio rispettoso: l’obiettivo è conoscere il punto di vista dell’altra, scoprire la vita che si fa al di là del muro, incontrarsi con le parole e – chissà – capirsi. Senza alcuna pretesa in una quotidianità in cui si viene educati all’odio, anche se non è il loro caso: per avviare questa esperienza, inevitabilmente hanno la sensibilità di chi non considera il ricorso alla forza come una soluzione. Non a caso il papà di Tala, che lavorava nell’amministrazione di Gaza, è stato licenziato da Hamas, e quello di Michelle è un convinto pacifista. Le protagoniste cominciano a condividere i momenti delle loro giornate, si raccontano delle famiglie, delle origini lontane (realizzano con stupore che hanno radici comuni a Jaffa), i loro studi, il dolore per i lutti. L’una costretta a lasciare la propria casa a Gaza e vivere accampata, con i bagni pubblici focolai di epidemie e la lotta per assicurarsi il cibo; l’altra trasferitasi al centro del Paese da Sderot, che quando si allontana da casa inconsciamente calcola la distanza dal rifugio antimissile più vicino, ora che i razzi piovono anche dal Libano. «Fin quando potremo vivere così?», si chiede, mentre si intensifica l’offensiva militare israeliana.

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L’insensatezza di tutto questo, lo scoramento e il senso di solitudine non precludono, negli scambi, lo spazio al racconto dei sogni che coltivano, incluso quello che pare impossibile: non due popoli due Stati, ma insieme in una terra cui loro per prime sono così attaccate. Non c’è nulla di retorico in queste lettere: è il dialogo sofferto di chi non è toccato da logiche di potere o estremismi religiosi. In una situazione tragica, lascia intravvedere una speranza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tala Albanna, Michelle Amzalak

I nostri cuori invincibili

Prefazione di Dimitri Krier

Traduzione di Laura Berna

Ponte alle Grazie, pagg. 128, € 15

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