Cinema

“Michael”, vent’anni di hit fondamentali per il sapore di un’epoca

Firmato dal regista Antoine Fuqua, il film contiene brani che confermano la qualità inventiva e comunicativa di un simbolo pop per eccellenza

di Enzo Gentile

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Ci sono esempi della, nella cultura pop capaci di scavalcare i tempi e persino i personaggi che li hanno generati e veicolati. Certe canzoni viaggiano avvinte come l’edera alle vite dalla gente e ci si accorge della loro inesorabile durata, resistenza perché partecipi a una sorta di colonna sonora condivisa, al di là di scelte e di gusti. Come quelle di Michael Jackson che nella memoria di tutti restano a garrire, bandiere mai ammainate: la conferma arriva vedendo e soprattutto ascoltando il film a lui dedicato, dal titolo che più nudo non si può, “Michael”. Due ore in cui raccontare vent’anni di hit fondamentali per il sapore di un’epoca, a generazioni e latitudini diverse, da quando era bambino e guidava la band dei fratelli, tutti più grandi, i Jackson 5, a quando, staccatosi progressivamente da una famiglia ingombrante e oppressiva, diventerà il simbolo di una discografia senza precedenti per numeri, fama, gloria: privi peraltro di gioia e di quello spirito leggero che l’età e soprattutto certi brillantissimi motivi avrebbero dovuto trasferire a lui per primo.

Antoine Fuqua

In “Michael” firmato dal regista Antoine Fuqua, mediato da aspettative commerciali e dalla necessità di equilibrare, addomesticare le esigenze narrative e gli interessi in campo (tutti i fratelli, i discografici, avvocati pronti a scannarsi), meglio concentrarsi sulle musiche, sulle coreografie, sulla densità di composizioni portate in dote a un film formalmente impeccabile come uno spot, per il godimento degli appassionati e dei semplici curiosi. Totalmente assenti alcune figure di riferimento (la sorella Janet, l’unica ad aver avuto una carriera propria, o Diana Ross che l’aveva protetto nella giungla del business), e i problemi di una vita disastrata, compresi dischi e lavori ben più contrastati di quanto sembrerebbe, sfilano però quelle canzoni che hanno edificato il mito, nonostante controversie, accuse, stramberie assortite. I brani che ritroviamo puntualmente in un album, utile ripasso per rinfrescare la memoria, sono la conferma a distanza di decenni dell’impressionante qualità inventiva e comunicativa di un simbolo pop per eccellenza, assistito da un monumento trasversale della musica come Quincy Jones che lo traghettò come un novello Virgilio nel miracolo di “Thriller” (1982), a tutt’oggi l’album più venduto di tutti i tempi. Beat it, Billie Jean, Human nature, la stessa Thriller, resa in uno storico clip dal regista John Landis, sottolineano una volta di più l’abilità di imporsi grazie a una lingua di formidabile presa, cangiante ed estranea ad ogni usura. Michael Jackson nella voce, nella fisicità è stato un performer superbo in grado di dettare legge senza svanire nel tempo: vent’anni fa il Guinness dei primati lo celebrò come “l’essere umano più famoso del pianeta”. Queste canzoni aiutano, ancora oggi, a capire perché.

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Michael (colonna sonora), Sony, Doppio vinile 36 €, Cd 18 €, Musicassetta 20 €, Mp3 11 €

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