Miart: delude la nuova sede, attesa sul nuovo direttore
La dislocazione su tre piani non ha convinto tutti. Buone le vendite
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La città di Milano è passata senza soluzione di continuità dalla settimana dell’arte a quella del design, con migliaia di eventi che si sono sovrapposti. Più di 500 quelli della Milano Art Week, che ha visto per la prima volta la presenza parallela di tre fiere d’arte. A Miart, che quest’anno ha celebrato la 30ª edizione – l’ultima sotto la guida di Nicola Ricciardi, per cui è già incominciato il totonomi su chi lo sostituirà – il tema del giorno era la nuova location, la South Wing di Allianz MiCO, che non è stata molto apprezzata né dai collezionisti, né dai galleristi.
La nuova sede
Nonostante avesse i suoi vantaggi, come la vicinanza al parco, troppo diversi sono apparsi i tre piani su cui erano distribuite le gallerie e, soprattutto, troppo difficile raggiungere la sezione Established Anthology, per cui le gallerie si sono lamentate (sebbene, una volta raggiunta, l’atmosfera era gradevole). C’era respiro anche nella sezione delle gallerie emergenti, che quest’anno ha accolto qualche operatore in più (29, rispetto ai 25 dell’anno scorso), tra cui Satine, una nuovissima galleria veneziana fondata dalle giovani Camilla Pagliano e Silvia Cipriani, che ha presentato opere in vetro e metallo di Valentina Cameranesi Sgroi (prezzi da 1.200 e 5.500 euro), cogliendo l’occasione per farsi conoscere e incontrare nuovi collezionisti e curatori. Al piano inferiore, invece, meno spazio per le gallerie, che per questo motivo (ma anche per alcune defezioni volontarie di alcune gallerie milanesi, come Raffaella Cortese, Matthew Noble e Una) sono diminuite in termini numerici: 160 gallerie da 24 Paesi, rispetto alle 179 da 31 Paesi dell’anno scorso; circa 1.200 le opere esposte.
È pesato anche il confronto con Paris Internationale – altro argomento di conversazione sulla bocca di tutti – che ha convinto per la proposta internazionale innovativa all’interno di una location eccezionale, Palazzo Galbani, edificio modernista in fase di ristrutturazione. Anche la terza fiera, Mega, ancora in corso fino al 25 aprile (mentre Paris Internationale ha chiuso il 21 e Miart il 19 aprile), ha trovato una bella sede, in un’ex fabbrica di profumi, apprezzata per il fascino post-industriale, sebbene fuori mano. Gallerie come Copperfield e NP Art Lab hanno registrato lì vendite soddisfacenti.
Le vendite a Miart
L’energia, comunque, c’era. La città ha accolto numerosi collezionisti da ogni parte d’Italia e alcune vendite ci sono state, già nei primi momenti di apertura ai Vip, ma prevalentemente in una fascia di prezzo contenuta. Per esempio, Pantaleone nelle prime ore ha venduto opere di Concetta Modica e Maia Regis sotto i 10 mila euro. Nel corso dei quattro giorni, Minini ha venduto opere di Phoebe Collings-James, Jacopo Benassi, Roberto de Pinto, Paul P e Flavio Favelli in un range di prezzo tra 10 mila e 25 mila euro. Kaufmann Repetto ha venduto un’insegna di Lily van der Stokker, dei dipinti di Katherine Bradford, un arazzo di Pae White, un dipinto di Adrian Paci e un’opera di Vivian Suter a prezzi tra 20 mila e 80 mila.
P420 ha finalizzato molte vendite per quasi tutti gli artisti in stand: sold out per Xian Kim (che presenterà la sua prima personale in galleria a giugno, range di prezzo tra 7-20 mila euro), Khaled Jarada (range di prezzo tra 1-6 mila euro) e Shafei Xia (range tra 5-30 mila euro). Ottime vendite anche per Alessandro Pessoli (range tra 8-40 mila euro), Adelaide Cioni, Helene Appel (range tra 7-15 mila euro), Franco Vaccari (range di prezzo tra 5- 25 mila euro) attualmente protagonista di una retrospettiva al Museion di Bolzano, Merlin James (range tra 10-20 mila euro), di cui P420 ha inaugurato la seconda mostra personale la scorsa settimana, e Alessandra Spranzi (range 4-10 mila euro). Grande interesse e trattative in corso di conferma anche per Riccardo Baruzzi, Pieter Vermeersch, Paolo Icaro, Irma Blank, Francis Offman e June Crespo (sua la personale alla Fondazione Sandretto di Torino).










