Mezzi pesanti, scontro su riposi e paghe degli autisti per il dumping dell'Est
di Maurizio Caprino
4' di lettura
4' di lettura
Questa settimana il Parlamento Ue approverà le direttive su “telepass europeo”, pedaggi per i mezzi pesanti (eurovignette) e antidumping sociale nell’autotrasporto. Tre pezzi importanti del mobility package, avviato un anno fa dalla Commissione Ue.
Ma solo la prima pare destinata a passare senza problemi, nella seduta plenaria in corso da ieri pomeriggio: negli ultimi tre mesi, è stato trovato un accordo sui punti che erano ancora controversi (si veda Il Sole 24 Ore del 13 febbraio), tanto che già a fine giugno potrebbe iniziare il trilogo finale tra Parlamento, Commissione e Consiglio europei. Nel testo in uscita dal Parlamento ci sono alcune novità.
Sulle altre proposte di direttiva ci sono contrasti, che almeno nel caso del dumping potrebbero far saltare il rispettivo trilogo: tra un anno scade la legislatura, quindi si rischia di non avere tempo per trovare un accordo e in casi del genere spesso si evita di cominciare la discussione. A quel punto, il testo che sta per essere votato dall’attuale Parlamento diverrebbe la base su cui il prossimo dovrebbe avviare il trilogo.
Il contrasto più profondo è quello tra i Paesi fondatori e quelli dell’Est sulla direttiva antidumping nell'autotrasporto. All’Est nessuno vuole rinunciare al vantaggio competitivo che deriva dalle paghe più basse degli autisti e su questo si è coagulata una maggioranza perché dopo l’allargamento della Ue il peso dei Stati fondatori è relativo. Così la settimana scorsa in commissione Trasporti non si è riusciti a far passare la proposta di applicare anche all’autotrasporto le regole generali sul distacco dei lavoratori, secondo cui nei giorni di attività all’estero la remunerazione è determinata con i criteri in vigore nei Paesi in cui la prestazione è svolta. Quindi nel cabotaggio (trasporto all’estero effettuato al ritorno da una tratta internazionale) dovrebbero continuare a valere le paghe del Paese di provenienza e i vettori dell’Est resterebbero imbattibili quanto a competitività.
Poco efficaci sarebbero i nuovi limiti che la proposta di direttiva pone al cabotaggio (permanenza in uno Stato estero per non più di 48 ore): «Per anni il loro rispetto resterà rimesso a controlli di polizia spesso eludibili come quelli su strada - spiega Maurizio Diamante, segretario nazionale Logistica della Fit-Cisl -. Infatti, la nuova norma introduce sì il cronotachigrafo “intelligente”, che ogni tre ore rileva la posizione del mezzo consentendo di verificare anche a posteriori se è rientrato in patria entro il tempo consentito, ma ne rinvia al 2030 l’adozione generalizzata». Senza contare che il cabotaggio illegale verrebbe favorito dall’allentamento dei vincoli sui tempi di riposo (si veda Il Sole 24 Ore del 6 giugno).


