Automotive

Metalmeccanici in piazza per difendere la fabbrica di Cassino

Lo stabilimento Stellantis ha all’attivo soltanto 16 giorni di lavoro da inizio anno - Alla manifestazione erano presenti anche i vertici di Unindustria

di Filomena Greco

Operai dei servizi bloccano l'ingresso merci allo stabilimento Stellantis di Cassino.  (ANSA / Antonio Nardelli)

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Una situazione complicata, che peggiora di settimana in settimana. E che ha visto nei primi tre mesi di quest’anno volumi produttivi peggiorati rispetto al primo trimestre del 2025, già un anno nero per lo stabilimento Stellantis laziale. Intorno alla fabbrica di Cassino si è condensata l’iniziativa dei sindacati metalmeccanici per lanciare un ulteriore alert sull’industria dell’automotive in Italia.

La manifestazione

Alla manifestazione organizzata in maniera unitaria da tutte le sigle dei metalmeccanici - Fim, Fiom e Uilm accanto a Ugl, Fismic e Quadri -hanno partecipato esponenti politici, i vertici di Unindustria e gli imprenditori dell’indotto automotive.

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«Il nostro obiettivo è mettere in sicurezza lo stabilimento, sia in termini occupazionali sia in termini di prospettive - sottolinea Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl - La situazione in termini occupazionali è drammatica: siamo a 2.000 occupati diretti rispetto ai 4.300 di 8 anni fa. Mediamente lavorano 5 o 6 giorni mese il 70% dei lavoratori, negli altri giorni è chiusura totale. Nel 2025 si sono prodotte circa 19.000 unità, nel 2026 se ne stimano 13.000, contro le 135.000 del 2017».

«Ci siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta» dice il presidente Vittorio Celletti che evidenzia il valore aggiunto del distretto automotive. «Stellantis ha un ruolo importante - spiega Celletti - ma altrettanto importante è il ruolo di un indotto che oggi è in sofferenza. Il costruttore mette assieme un sistema complesso ma all’interno di quel sistema buona parte dell’innovazione la garantisce la fornitura. E la capacità di innovare garantita dall’indotto cassinate è innegabile quanto strategica».

La situazione

Le giornate lavorative da inizio anno sono state soltanto 16, si lavora su un unico turno, dalle 6 alle 14, con una produzione giornaliera di 170 vetture su tre modelli, Alfa Romeo Giulia e Stelvio e la Maserati Grecale. «Lo stabilimento Stellantis di Cassino rischia di pagare il prezzo più alto della crisi dell’automotive in Italia» dice il segretario della Fiom Michele De Palma che parla di «rischio chiusura» per il sito.

L’anno scorso la produzione si è ridotta di oltre il 27% - il peggiore anno di sempre - a quota 19mila unità e da inizio anno le giornate di lavoro sono state soltanto 16, con una previsione per il 2026 di 13mila autovetture, un decimo di quanto prodotto nel 2017. «Senza nuovi modelli per Cassino, il territorio rischia la desertificazione industriale» sottolinea Rocco Palombella segretario della Uilm.

«Il 25 aprile scadranno gli ammortizzatori sociali - analizza Mirko marsella segretario della Fim Cisl di Frosinone - e probabilmente si andrà verso una proroga degli ammortizzatori sociali. Non abbiamo alcuna visibilità su nuovi investimenti e guardiamo alla presentazione del piano industriale, il 21 maggio, per avere idea dei possibili sviluppi industriali per Cassino».

La scommessa, per chi lavora a Cassino e per i sindacati che rappresentano i lavoratori della fabbrica di Stellantis e dell’indotto è che in futuro a Cassino vengano assegnate nuove produzioni e nuovi volumi. «Quello che ci preoccupa invece - sintetizza Marsella - è che la fabbrica di Cassino non ha mai prodotto nuovi modelli nati dopo la fusione tra FCA e Peugeot. Dei modelli assegnati dal vecchio piano industriale, in realtà, nessuno è entrato in produzione».

Nuovo Stelvio e nuova Giulia, calendarizzati nel 2025, in realtà non sono mai partiti. Si tratta di una delle scelte fatte dall’ex ceo Carlos Tavares che, per ridurre i costi e prendere tempo sul mercato, aveva deciso di posticipare al 2028 qualsiasi scelta. Una serie di fattori, dunque, ha generato un vero e proprio paradosso: a Cassino si producono ancora modelli del vecchio piano industriale di Sergio Marchionne, di dieci anni fa.

Una situazione preoccupante, dunque. Sia che si guardi ai volumi - l’anno scorso dalla fabbrica sono uscite 19.364 autovetture, -27,9% rispetto all’anno prima, quasi dieci volte in meno rispetto al picco del 2017 - che ai tempi. «Se il 2028 resta il periodo di riferimento per l’avvio della nuova produzione, il rischio è davvero che la situazione degeneri» evidenzia il segretario Marsella.

Le prospettive

Il nuovo piano industriale che il ceo Filosa presenterà a maggio dovrà sciogliere il nodo dei volumi produttivi e del destino industriale della fabbrica di Cassino, un polo che si inserisce in un quadro, molto più ampio, quello del futuro destino dei marchi Maserati e Alfa Romeo.

Gli occupati complessivi nello stabilimento sono scesi a 2.200 unità. A Cassino in particolare è stata assegnata la nuova piattaforma STLA Large Bev, sulla quale dovranno essere prodotte le future Alfa Romeo Stelvio e Giulia, anche in versione ibrida, come previsto dagli impegni assunti in sede ministeriale. Tuttavia, ricordano i sindacati, Cassino è l’unica realtà in cui il piano annunciato nel dicembre 2024 al ministero non è stato attuato.

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