Metalmeccanici in piazza per difendere la fabbrica di Cassino
Lo stabilimento Stellantis ha all’attivo soltanto 16 giorni di lavoro da inizio anno - Alla manifestazione erano presenti anche i vertici di Unindustria
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Una situazione complicata, che peggiora di settimana in settimana. E che ha visto nei primi tre mesi di quest’anno volumi produttivi peggiorati rispetto al primo trimestre del 2025, già un anno nero per lo stabilimento Stellantis laziale. Intorno alla fabbrica di Cassino si è condensata l’iniziativa dei sindacati metalmeccanici per lanciare un ulteriore alert sull’industria dell’automotive in Italia.
La manifestazione
Alla manifestazione organizzata in maniera unitaria da tutte le sigle dei metalmeccanici - Fim, Fiom e Uilm accanto a Ugl, Fismic e Quadri -hanno partecipato esponenti politici, i vertici di Unindustria e gli imprenditori dell’indotto automotive.
«Il nostro obiettivo è mettere in sicurezza lo stabilimento, sia in termini occupazionali sia in termini di prospettive - sottolinea Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl - La situazione in termini occupazionali è drammatica: siamo a 2.000 occupati diretti rispetto ai 4.300 di 8 anni fa. Mediamente lavorano 5 o 6 giorni mese il 70% dei lavoratori, negli altri giorni è chiusura totale. Nel 2025 si sono prodotte circa 19.000 unità, nel 2026 se ne stimano 13.000, contro le 135.000 del 2017».
«Ci siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta» dice il presidente Vittorio Celletti che evidenzia il valore aggiunto del distretto automotive. «Stellantis ha un ruolo importante - spiega Celletti - ma altrettanto importante è il ruolo di un indotto che oggi è in sofferenza. Il costruttore mette assieme un sistema complesso ma all’interno di quel sistema buona parte dell’innovazione la garantisce la fornitura. E la capacità di innovare garantita dall’indotto cassinate è innegabile quanto strategica».
La situazione
Le giornate lavorative da inizio anno sono state soltanto 16, si lavora su un unico turno, dalle 6 alle 14, con una produzione giornaliera di 170 vetture su tre modelli, Alfa Romeo Giulia e Stelvio e la Maserati Grecale. «Lo stabilimento Stellantis di Cassino rischia di pagare il prezzo più alto della crisi dell’automotive in Italia» dice il segretario della Fiom Michele De Palma che parla di «rischio chiusura» per il sito.









