Intelligenza artificiale

Meta in Italia farà pagare le aziende per tenere i loro chatbot su WhatsApp, cosa cambia

Dal 16 febbraio le società che vogliono mantenere il loro chatbot all’interno di WhatsApp in Italia dovranno pagare un costo a Meta per ogni risposta generata

di Luca Salvioli

 REUTERS/Dado Ruvic/Illustrazione/Foto d'archivio

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In Italia, tra un paio di settimane, l’azienda che vorrà mantenere dentro WhatsApp un chatbot che non sia MetaAI dovrà pagare. Per capire bene la notizia, andiamo con ordine. Meta, azienda proprietaria di WhatsApp, ha lanciato in Europa a marzo 2025 Meta Ai. È un chatbot Ai alimentato da LLaMA, il Large language model sviluppato da Meta. Il servizio dove si è integrato in maniera più visibile, e un filo invadente, è WhatsApp.

Prima che arrivasse Meta AI, gli account aziendali di WhatsApp potevano far girare bot automatici, inclusi chatbot con LLM esterni come ChatGpt. Poi Meta ha detto stop, spiegando che le Api (piattaforme per sviluppatori) erano destinate a chatbot aziendali ma più semplici rispetto a quelli di Ai generativa a cui siamo oggi abituati. Chiedevano troppa banda e creavano confusione dentro l’app.

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Il 24 dicembre scorso l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha chiesto al colosso tecnologico di sospendere in Italia il divieto che aveva imposto ai chatbot di terze parti. L’intervento ha costretto Meta a riaprirne l’accesso nel nostro paese, ma con un nuovo modello che trasferisce sugli sviluppatori parte dei costi di gestione della piattaforma.

«L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business Api ha messo sotto pressione i nostri sistemi che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo. L’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto. I canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business. Faremo ricorso», ha spiegato Meta dopo la decisione dell’Antitrust.

Dopo mesi di tensione con l’Authority, arriva la nuova policy di Meta: dal 16 febbraio le società che vogliono mantenere le loro piattaforme di intelligenza artificiale sull’applicazione devono pagare per ogni risposta generata dai bot automatici. «Laddove siamo legalmente obbligati a fornire chatbot AI tramite l’Api aziendale di WhatsApp, stiamo introducendo prezzi per le aziende che scelgono di usare la nostra piattaforma per fornire tali servizi», ha dichiarato un portavoce di Meta come riporta Ansa.

Il che significa che la decisione potrebbe riguardare altri Paesi ed è legata agli extra costi infrastrutturali e ingegneristici di Meta nel supportare altri chatbot. Scrive Reuters che un tribunale brasiliano ha sospeso una misura preventiva dell’organismo antitrust CADE che aveva impedito a Meta di limitare gli strumenti di intelligenza artificiale di terze parti su WhatsApp Business, una misura simile a quella Italiana.

Anche la Commissione Europea ha avviato un’indagine antitrust su Meta per valutare se il divieto di usare chatbot IA esterni su WhatsApp possa favorire indebitamente Meta AI e limitare la concorrenza nel mercato europeo.

Aziende come OpenAI, Perplexity e Microsoft avevano già comunicato che i loro bot su WhatsApp non avrebbero più funzionato dopo il 15 gennaio invitando gli utenti a utilizzare altre piattaforme.

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