Mes, il 14 dicembre in Aula alla Camera: le posizioni, i numeri e i tempi
L’Italia resta l’unico Paese dell’Eurozona a non aver ancora ratificato il nuovo Trattato. Molinari a Radio 24: «Giovedì non discuteremo di Mes, ci sono provvedimenti più urgenti»
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
Il giorno è il 14 dicembre: mentre Giorgia Meloni sarà a Bruxelles impegnata in un Consiglio europeo, dalla capitale delle istituzioni europee in molti guarderanno a Roma, dove la ratifica del nuovo trattato del Meccanismo europeo di stabilità tornerà in Aula alla Camera. È molto improbabile però che il Mes venga ratificato. La Lega ha ribadito la sua contrarietà sottolineando che «ci sono provvedimenti più urgenti».
Meccanismo inattivo senza la ratifica italiana
La mancata ratifica (unico caso tra i venti aderenti dell’Eurozona) resta un neo nei rapporti tra l’Italia e Bruxelles, un nodo incomprensibile per i funzionari europei per il semplice fatto che l’Italia ha firmato la riforma del fondo salva-Stati. Non c’è una scadenza per l’attivazione del meccanismo. Senza la ratifica dell’Italia il Mes continua a esistere ma il suo fondo di riserva per gestire i dissesti bancari dal 1° gennaio diventa inutilizzabile per tutti.
Dopo il periodo di costituzione di otto anni a fine anno scadono, infatti, gli impegni bilaterali degli Stati che fanno da puntello al Fondo unico di risoluzione bancario, il serbatoio di 80 miliardi di euro versati dalle banche stesse, pronto ad attivarsi per arginare una crisi bancaria evitando contagi e corse agli sportelli. Al Mes su 708,5 miliardi di capitale sottoscritto ne sono stati versati 81 miliardi dai 20 Stati aderenti: il Meccanismo ha però una potenza finanziaria per 500 miliardi, disponibile ancora per 417,4 miliardi. Secondo la riforma del Mes dal 1° gennaio 2024 il Meccanismo potrà aumentare la potenza di fuoco del Fondo unico di risoluzione bancaria attivando ulteriori 68 miliardi di euro: è la funzione di backstop o “paracadute” per fronteggiare casi come quello avvenuto a metà marzo al Credit Suisse.
I numeri in Parlamento
Per la maggioranza di centrodestra il Mes è stato da sempre indigesto. Tuttavia qualcosa si muove. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani , si è detto «non contrario» alla ratifica del fondo-salva Stati, pur ribadendo che il meccanismo ha bisogno comunque di un restyling. «Il Mes non è nelle mie mani, è nelle mani della Camera, decide la Camera dei deputati» ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti . La Lega ribadisce la sua contrarietà: «Il patto di stabilità è lontano dall’essere concluso e anzi - ha detto Riccardo Molinari ospite del Caffè della Domenica di Maria Latella a Radio 24- vi do una notizia: penso proprio che il 14 dicembre non discuteremo di Mes. Le spiego perché: il ministro Giorgetti ha fatto giustamente presente che è in calendario ma esistono provvedimenti che vengono prima».
Una maggioranza parlamentare sul Mes comunque non c’è, visto che anche una parte delle opposizioni (Movimento 5 Stelle in testa) non si è mai detta favorevole. La svolta di Forza Italia annunciata da Tajani potrebbe forse cambiare questo trend ma è quasi certo che si scavalli l’anno.







