Merci al Frejus, a rischio l’Afa, l’Autostrada ferroviaria Italia-Francia
Dopo 19 mesi di chiusura, in stallo il progetto di trasferire su ferro veicoli per il trasporto merci - Pompilio (Sito): «A rischio 25 lavoratori»
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Ora che il transito ferroviario al Frejus è finalmente riaperto, serve farci tornare le merci. E il compito non è così semplice. Uno studio curato da Uniontrasporti ha quantificato in 8mila tonnellate di merci al giorno la quota di esportazioni sull’asse ferroviario del Frejus, una quota congelata dopo la chiusura di agosto 2023 e che ha scelto perlopiù la strada o, in misura molto minore, passaggi alternativi come il Gottardo che però significa allungare le percorrenze e aggiungere la variabile della Dogana.
Al centro della questione c’è lo storico progetto di Autostrada ferroviaria alpina (Afa) che in questi anni ha garantito una quota, seppure minima, di trasporto merci su ferro e di intermodalità lungo la direttrice verso la Francia. Un servizio che per le complessità dello storico tunnel del Frejus, a cominciare dalla forte pendenza, ha costi importanti e che è stato sovvenzionato dai due Stati, Italia e Francia, con una quota pari a circa 3,5 milioni a testa all’anno.
Ora è tutto bloccato da 19 mesi e non è detto che la macchina si rimetta in moto. «La linea è aperta - spiega Enzo Pompilio D’Alicandro, vice presidente esecutivo di SITO Spa - ma il problema è se e quando si potrà rimettere in pista il servizio di ferrovia alpina da Orbassano a Aiton, usato soprattutto per il trasporto di merci pericolose. Non è chiaro la fattibilità tecnica di questo servizio, sappiamo che Rfi hanno dato disponibilità di tracce, problema affiancato poi a quello delle risorse che gli Stati dovranno stanziare».
Una prima ipotesi è di ripartire dal primo luglio, ma il servizio potrebbe posticipare di ulteriori sei mesi. Una situazione di stallo che ha portato, dopo il blocco del servizio, a fermare circa 25 addetti di SITO in cassa integrazione, per i quali le 52 settimane di ammortizzatori stanno per scadere. «Arrivare a luglio o a dicembre è un problema serio perché queste persone lavorano sul servizio Afa e sono di fatto fermi da agosto del 2023» aggiunge Pompilio. Si tratta di una emergenza da gestire per evitare licenziamenti e perdita di competenze.
Tra i pochi operatori del mercato che utilizzano il trasporto merci su ferro al Frejus c’è Ambrogio Trasporti che ha ripreso il servizio da poco più di due settimane, subito dopo la riapertura del transito. «Sono stati 19 mesi di passione, con una interruzione che ci è costata, in bilancio, 4 milioni di maggiori costi legati ad un allungamento delle percorrenze in chilometri e dei tempi di trasporto. Senza per questo ricevere ristori o aiuti da nessuno».



