Basilicata-Puglia

Mercato Usa, pericolo dazi per il distretto del salotto

Il sistema produttivo a cavallo tra Altamura, Matera e Santeramo in Colle rischia di essere penalizzato dalle decisioni di Trump

di Luigia Ierace

3' di lettura

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A cavallo tra Puglia e Basilicata, una nuova sfida si prospetta per il triangolo del Salotto tra Altamura, Matera e Santeramo in Colle, penalizzato dalla crescente concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro, dalla forte dipendenza da un numero ristretto di mercati di sbocco e dall’annuncio di Donald Trump di nuovi dazi. «Ma proprio nella sua posizione geografica al confine tra due regioni, il distretto del Mobile Imbottito della Murgia ha il suo tallone di Achille - spiega Saverio Calia, presidente della Sezione Legno e Arredo di Confindustria Basilicata – Pur operando come distretto non viene riconosciuto come tale. Così che quello che potrebbe essere un punto di forza, si rivela una debolezza in assenza di dialogo tra le due Regioni e di una politica distrettuale a sostegno di un comparto resiliente che ha superato la grande crisi del 2008 quando contava circa 14 mila addetti. Oggi sono la metà, con una ventina di aziende che in questa fase di transizione tecnologica e in ottica di economia circolare necessitano di azioni mirate anche di promozione all’estero».

Stati Uniti, Francia e Regno Unito, infatti, rappresentano, come emerge dal Monitor dei distretti del Mezzogiorno di Intesa Sanpaolo, quasi il 60% dell’export complessivo del distretto del Mobile Imbottito della Murgia, che si distingue in Italia per la forte specializzazione e la tradizione artigianale. Nei primi nove mesi del 2024 l’export nel distretto è calato del 12,1%, per la contrazione della domanda sul mercato statunitense e flessioni significative in altri mercati chiave, come il Regno Unito, il Canada e la Cina, ma anche per una domanda più debole nei tradizionali sbocchi europei di Francia, Belgio e Spagna. Timidi segnali positivi in Germania e Polonia, dove nel terzo trimestre 2024 le esportazioni sono tornate a crescere.

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«In un contesto globale caratterizzato da crescenti fattori di incertezza, la competitività del distretto del mobile imbottito della Murgia – spiega Massimiliano Rossetti, economista Research Department Intesa Sanpaolo - dipenderà dalla capacità delle imprese di adattarsi a un mercato in continua evoluzione. Due le leve fondamentali per affrontare questa fase di trasformazione: da un lato, la diversificazione geografica, per ridurre la dipendenza dai mercati maturi e intercettare nuove opportunità di crescita nei mercati emergenti; dall’altro, la valorizzazione del made in Italy, attraverso un’offerta sempre più orientata a qualità, innovazione e sostenibilità dei prodotti».

Confermano la loro resilienza alcuni tra i principali player del distretto. Natuzzi Italia punta sull’evoluzione del marchio in lifestyle brand con le Natuzzi Harmony Residences, un edificio di 10.000 metri quadrati e 9 piani con 50 appartamenti, in una zona prestigiosa di Dubai, in cui ha curato l’intera direzione architettonica e creativa, sia per l’esterno che per gli interni.

Nuove opportunità di business anche per Ego Italiano, dice Nino Scarcella, Founder and Business Director. «Stiamo guardando a contract, outdoor, recupero, e ogni altra attività direttamente collegata alla nostra organizzazione imprenditoriale. Lavoriamo anche a un progetto di integrazione con un’accademy, per formare nuovo personale».

Calia Italia, fondata nel 1965 da Liborio Vincenzo Calia, celebra i 60 anni di attività con un modello disegnato dal fondatore nel 1984 e riprogettato dal figlio Saverio. Creatività e design ma anche sostenibilità con occhio al mercato Usa dove, dopo 25 anni, sul magazine “Furniture Today” ha riproposto l’iconica poltrona “Hotel”, la più copiata al mondo, presentata nel 1998.

Ma le prospettive per il 2025 restano legate al quadro internazionale e all’annuncio di Trump di nuovi dazi meno penalizzanti per l’Europa rispetto alla Cina che potrebbero favorire nel breve termine le esportazioni italiane verso il mercato statunitense. «Tuttavia – sottolinea Rossetti - la maggiore pressione competitiva dei prodotti cinesi su altri mercati, dopo le nuove barriere tariffarie imposte dagli Stati Uniti, rischia di rappresentare un’ulteriore sfida per le imprese del distretto».

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