Mercato dell’arte 2025: cauta crescita in un contesto complesso
Lo studio di Art Basel e Ubs segnala una ripresa della fascia alta. Gli Stati Uniti rimangono in testa, seguono Gran Bretagna e Cina
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In un contesto internazionale che definire incerto è un eufemismo esce oggi la decima edizione dell’Art Market Report by Art Basel e UBS, curato da Clare McAndrew di Arts Economics. I dati, basati su vendite e informazioni di gallerie, case d’aste, collezionisti, fiere, banche dati ed esperti di settore sull’anno 2025, riportano una crescita del 4% del volore delle transazioni, fino a 59,6 miliardi di dollari, segnando una moderata ripresa dopo due anni consecutivi di contrazione, ma ancora al di sotto del picco post-Covid del 2022.
Più che una ripresa, lo studio parla di un’evoluzione del mercato, che si adatta alla complessa situazione geopolitica, alle incertezze poste dai dazi, alla volatività, ai mutamenti della domanda.
La cauta ripresa della fascia alta
I guadagni del 2025 sono stati trainati da una rinnovata fiducia nella seconda metà dell’anno e, in particolare, dalla forza nella fascia alta del mercato. In generale, sono cresciute sia le vendite all’asta, che quelle dei galleristi: le prime del 9% fino a 20,7 miliardi di dollari, dopo una contrazione nel 2024; le seconde solo del 2%, fino a a 34,8 miliardi di dollari. Le private sales delle case d’aste sono, invece, diminuite del 5%, invertendo la tendenza del 2024 (se si considerano aste pubbliche e private sales, il totale è stato di 24,8 miliardi di dollari con un incremento anno su anno del 6%). Il volume delle transazioni è rimasto sostanzialmente stabile nel 2025, con un aumento di appena il 2% su base annua a 41,5 milioni.
Nel 2024, i segmenti di prezzo più basso avevano guidato la crescita nonostante il calo dei valori; nel 2025, la crescita del numero totale di transazioni è stata più contenuta, poiché i volumi dei mercanti sono leggermente aumentati mentre quelli delle aste sono leggermente diminuiti. C’è stata, invece, una maggiore attività per le opere di valore superiore ai 10 milioni di dollari, sia all’asta che in galleria, dove è rimasta forte la fascia bassa del mercato, ma il segmento di altissimo valore è tornata a crescere dopo due anni di declino. Questo perché c’è stato un riassestamento strutturale verso artisti affermati e settori più storici, per una persistente avversione al rischio, mentre l’ultra-contemporary, che aveva guidato gran parte della ripresa post-pandemica, è rimasto stagnante.
La geografia del mercato
A livello geografico, le tre maggiori piazze sono rimaste stabili: Usa in testa, con il 44% delle vendite per valore fino a 26 miliardi di dollari e un ritorno di vivacità nella fascia alta del mercato; al secondo posto la Gran Bretagna con il 18% di vendite per un valore totale di 10,5 miliardi (stabile); al terzo posto la Cina con il 14% fino a 8.5 miliardi. Qui le aste sono cresciute, soprattutto, nella Cina continentale, più focalizzata sul mercato locale, mentre quello di Hong Kong, più internazionale, si è contratto. Risultati misti sugli altri mercati asiatici: lente le vendite in Giappone, mentre la Corea del Sud è cresciuta del 6%.
E l’Europa? La Francia rimane il mercato trainante e il quarto al mondo, con vendite totali per 4,5 miliardi, vale a dire +9% anno su anno. Sono cresciute anche la Svizzera (+13%), l’Austria (+13%) e la Spagna (+6%), mentre hanno rallentato la Germania (-10%) e l’Italia (-2%).
Cala, invece, il mercato online a 9,2 miliardi di dollari, il valore più basso dal 2019, anno pre-Covid, sia per i dealer che per le case d’asta. Le fiere d’arte hanno rafforzato il loro ruolo nel commercio globale, rappresentando il 35% delle vendite dei dealer, in aumento rispetto al 31% del 2024.









