Attualità

Meno scioperi nel 2025, ma più tensioni locali: trasporti al centro delle proteste

Resta forte la conflittualità promossa da piccole sigle sindacali, secondo la relazione della Commissione di garanzia sugli scioperi. Ampio ricorso all’effetto annuncio: su circa quattro proclamazioni, meno di tre sfociano in un’astensione reale. Una protesta su tre si concentra nel trasporto pubblico locale, in quello ferroviario, aereo e marittimo

di Giorgio Pogliotti

 (Ansa)

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Calano gli scioperi ma resta una forte la conflittualità promossa da piccole sigle sindacali di base o da vertenze locali. Ampio è il ricorso all’effetto annuncio: su circa quattro proclamazioni quotidiane, meno di tre sfociano in un’astensione reale, ma quando la revoca è comunicata all’ultimo, restano i disagi per i cittadini. Più di uno sciopero su tre si concentra nel trasporto pubblico locale, in quello ferroviario, aereo e marittimo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il 2025 con 1.020 astensioni dal lavoro effettuate registra una flessione del 5,5% rispetto al 2024, ed una contrazione complessiva del 9,6% nel triennio (il confronto è con le 1.129 del 2023 alle 1.080 del 2024), secondo la Relazione annuale della Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, illustrata dalla presidente Paola Bellocchi alla Camera. La riduzione non riguarda solo l’attuazione finale dello sciopero, ma anche l’iniziativa conflittuale a monte, anche se il calo delle proclamazioni totali (1.564) è stato più contenuto (-5% nel triennio) del calo delle effettuazioni reali.

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Raddoppiati gli scioperi generali: da 17 a 35

In controtendenza il dato dello sciopero generale: in questo caso le proclamazioni sono raddoppiate, passando dalle 17 del 2024 alle 33 del 2025. «Questo incremento, quasi interamente ascrivibile all’iniziativa di sigle minori e del sindacalismo di base, si è tradotto in 27 mobilitazioni effettivamente svolte, concentrate in 9 giornate complessive», ha spiegato la professoressa Bellocchi. Il dato più nuovo è la diffusione di scioperi di natura politica caratterizzati da una forte impronta transnazionale, in cui il conflitto in Palestina e la critica alla cosiddetta ‘economia di guerra’ sono emersi come potenti catalizzatori di mobilitazioni trasversali.

La conflittualità locale alimenta le proteste

 Motore quotidiano della protesta è la conflittualità territoriale, alimentata da criticità aziendali o locali: quasi 3 scioperi su 4 avvengono a livello locale, rappresentando il 72,5% delle astensioni totali, anche se questa tipologia di agitazione «appare più fluida e soggetta a mediazioni, molto legata a variabili di contesto, con un tasso di attuazione del 61%».

 A livello geografico, la protesta è concentrata nelle aree a maggiore densità abitativa come Campania, Lombardia e Sicilia, con il Nord che guida complessivamente la quota più alta di conflittualità territoriale.

Le maggiori criticità nel trasporto pubblico locale con 101 astensioni

 Al contrario, lo sciopero nazionale resta «l’approdo di vertenze più rigide e difficili da comporre», con un indice di attuazione del 70% (su 383 proclamazioni di azioni, ben 269 sono state effettuate). A livello settoriale, la riduzione degli scioperi è legata alla chiusura di vertenze contrattuali, mentre si registra un inasprimento nei settori caratterizzati da outsourcing e rinnovi mancati, con picchi significativi nel metalmeccanico, nelle telecomunicazioni e nella vigilanza privata.

Il settore della mobilità passeggeri (che comprende Trasporto pubblico locale, ferroviario, aereo e marittimo) continua a generare oltre un terzo dell’intera attività conflittuale monitorata dalla Commissione. In pratica più di uno sciopero su tre si concentra in questi settori. Con diverse dinamiche perché mentre il trasporto ferroviario e quello aereo mostrano chiari segnali di raffreddamento (con una riduzione delle astensioni effettive pari, rispettivamente, al 50% e al 18% nel biennio), il trasporto pubblico locale si conferma il settore più critico, con una conflittualità alimentata da «una dinamica quasi totalmente locale e frammentata, meno sensibile ai cicli di negoziazione nazionale». Il Tpl, sebbene gli scioperi siano rimasti pressoché stabili nel numero assoluto, ha registrato nel 2025 un netto incremento delle giornate interessate da astensioni, passate dalle 62 dell’anno precedente a 101, evidenziando una «persistente difficoltà nella gestione delle relazioni industriali in questo ambito».

Il 34,8% degli scioperi resta solo sulla carta

La relazione annuale della presidente dei Garanti evidenzia una «significativa divergenza tra la fase dell’annuncio e quella dell’attuazione»: a fronte di circa quattro proclamazioni quotidiane, meno di tre sfociano in un’astensione reale, portando il tasso di mancata attuazione al 34,8%.

Questo scostamento rappresenta il «principale indicatore dell’efficacia del sistema di vigilanza e delle strategie di mobilitazione sindacale: quasi la metà degli scioperi non effettuati è infatti riconducibile all’attività diretta della Commissione attraverso indicazioni immediate e mediazioni, mentre l’altra metà deriva da revoche spontanee legate al successo delle negoziazioni o a residue strategie di visibilità sindacale».

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