Meno liste d’attesa se gli specialisti sono connessi in rete
Per ridurre sprechi e inappropriatezze è fondamentale ridefinire il modello organizzativo della presa in carico del paziente multicronico
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A luglio la modifica di Piano nazionale cronicità (Pnc) ha ampliato il ventaglio delle malattie considerate - includendo anche obesità, endometriosi ed epilessia (cioè altri 8 milioni di italiani) - portando così il numero di malattie cui vanno dedicati specifici percorsi diagnostico-terapeutici (Pdta) a quota 13. Senza aggiunta di risorse, come nella prima versione del 2016, l’aggiornamento rischia di rimanere sulla carta. Eppure, il documento, è necessario per migliorare l’assistenza ai malati cronici, una platea che assorbe tra cure a casa e in ospedale l’80% dei costi sanitari. Ne parliamo con Riccardo Candido, presidente della’Associazione medici diabetologi (Amd).
«È chiaro che servono investimenti, ma prima di tutto è fondamentale definire il modello organizzativo delle cronicità. Finora abbiamo cercato di dare risposte alle malattie croniche usando i modelli sanitari delle malattie acute, confinando gli specialisti all’interno degli ospedali, e questo è sempre stato il problema della frammentazione e della frattura tra ospedale e territorio. Secondo aspetto: se il modello è organizzato, quindi virtuoso, si riduce una serie di sprechi, a partire dalle inappropriatezze».
Quindi anche le liste d’attesa?
Nelle realtà virtuose l’inappropriatezza legata alle liste d’attesa è del 30%, che arriva al 60% in quelle meno virtuose. Quindi se pensiamo di risolvere il problema delle liste d’attesa riducendo i tempi visita o aprendo il sabato e la domenica vuol dire che non abbiamo capito come deve essere organizzata la cronicità, ma soprattutto le multicronicità, che sono in progressivo aumento con l’invecchiamento della popolazione, e già oggi rappresentano circa il 30% dei cronici. Sono pazienti che gravano più di altri sul Ssn non solo in termini di salute e sanità, ma anche di spesa. E anche se il piano della cronicità è un passo in avanti, valorizzava poco sia gli interventi multidisciplinari sia l’organizzazione della presa in cura di questi malati».
In tema di governance della multicronicità, qual è il modello virtuoso?



