Europe Gulf Forum

Meloni: «Italia pronta a contribuire su Hormuz appena ci saranno le condizioni»

Per la premier italiana: da Mediterraneo e Golfo passano le direttrici per la stabilità internazionale. Previsti una serie di bilaterali anche la prossima settimana: lunedì con il presidente polacco Karol Nawrocki in mattinata e di pomeriggio con il primo ministro irlandese Micheál Martin. Mercoledì con il primo ministro indiano Narendra Modi.

di Redazione Roma

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni al Senato della Repubblica durante il premier Time.  Roma 13 maggio 2026.  ANSA/MASSIMO PERCOSSI ANSA

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«L’Italia è pronta a fare la propria parte per contribuire, non appena ve ne saranno le condizioni, alla sicurezza della navigazione, nel solco di quanto già fatto nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano con le missioni Aspides e Atalanta». Lo ha affermato la premier Giorgia Meloni, a quanto si apprende, nel suo intervento allo Europe Gulf Forum, a Navarino, in Grecia, parlando della crisi dello Stretto di Hormuz.

Hormuz deve riaprire

La premier ha aggiunto: «Siamo convinti che una soluzione sostenibile alla crisi debba poggiare su alcuni pilastri. Il primo è la riapertura dello Stretto di Hormuz, senza pedaggi o restrizioni discriminatorie, perché è dalla libertà di navigazione che passa la prosperità non solo del Mediterraneo e del Golfo, ma di tutto il mondo».

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Assicurarsi che Iran non si doti dell’arma nucleare

La premier italiana ha detto ancora: «Dobbiamo assicurarci che l’Iran non possa dotarsi dell’arma nucleare e cessi di essere una minaccia nei confronti delle nazioni vicine, e non solo. Gli attacchi del regime iraniano, che sono arrivati a colpire persino Cipro e quindi l’Europa, dimostrano che un Iran dotato dell’arma nucleare, associato ad una capacità missilistica ad ampio raggio, è un rischio che nessuno di noi può permettersi di correre».

Serve un partenariato strutturato fra Mediterraneo e Golfo

Per Meloni c’è la necessità «di un partenariato più strutturato tra Mediterraneo e Golfo. Per la premier deve tradursi in «un dialogo stabile, concreto e strategico tra nazioni che sanno quanto le rispettive sicurezze, prosperità e capacità di affrontare le sfide globali siano ormai profondamente connesse. Un dialogo di questo tipo deve fondarsi anche sulla fiducia: una fiducia che nasce dal rispetto reciproco - il rispetto per le nostre storie, le nostre culture, le nostre tradizioni e le nostre identità. La convinzione di fondo che mi muove da tempo è che sia un errore ridurre il Mediterraneo e il Golfo a spazi geopolitici di respiro “regionale”, e quindi sostanzialmente estranei alle grandi dinamiche globali. Sono, al contrario, spazi che proiettano la loro azione e la loro influenza molto oltre i confini che li delimitano e che possono, insieme, determinare la direzione di alcune grandi sfide della nostra epoca».

Lavorare con l’Europa

Il governo non ha in programma manovre correttive e lavora con l’Europa per rendere più flessibile la clausola di salvaguardia prevista per le spese di difesa, e quindi usarla contro il caro energia. La posizione dell’esecutivo non è nuova, ma è stato necessario ribadirla in un venerdì agitato dalla risposta di Antonio Tajani a una domanda sulla crisi energetica e la possibilità di uno scostamento.

Focus sui costi energetici

Come annunciato da Giorgia Meloni un paio di settimane fa in conferenza stampa, l’Italia punta ad avere dall’Europa il via libera a usare anche per misure legate all’energia le risorse (circa 3,7 miliardi) della clausola di salvaguardia per le spese di difesa, e l’attesa dell’esito di questo negoziato sarebbe uno dei motivi per cui non è ancora stata presa una decisione definitiva sui programmi Safe. Un meccanismo possibile, secondo Roma, in base ad alcune possibilità previste dalle regole europee per situazioni eccezionali. Lo stesso Tajani ha sottolineato che «è fondamentale lavorare affinché l’Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per gli aspetti legati al costo dell’energia. Noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra in Iran, ma ne paghiamo le conseguenze». L’obiettivo prioritario, hanno rimarcato fonti governative, è quello di aiutare famiglie e imprese a fronteggiare l’aumento dei costi energetici seguiti all’impatto del conflitto in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz.

L’Europe Gulf Forum

L’evoluzione di questa crisi geopolitica, anche alla luce della visita di Donald Trump in Cina, sarà al centro dei confronti formali e informali che andranno in scena nelle prossime ore allo Europe Gulf Forum, che riunirà in un resort di lusso sulla costa del Peloponneso una lunga lista di capi di Stato e di governo, nonché rappresentanti di istituzioni internazionali. Meloni ha tenuto uno degli interventi di apertura con il primo ministro del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, che a sua volta nei giorni scorsi ha annunciato di essere stato a Washington «per sostenere gli sforzi» per mettere fine alla guerra in Iran. A partire dal padrone di casa, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis - che per partecipare lascerà qualche ora il congresso del suo partito, Nuova democrazia ad Atene -, in platea sono attesi i vertici di alcune istituzioni internazionali, come Christine Lagarde, presidente della Bce, e Kristalina Georgieva, direttrice esecutiva del Fmi.

Questione migratoria

Meloni avrà anche un incontro sui temi migratori con Mitsotakis, il premier maltese Robert Abela e il presidente di Cipro Nikos Christodoulidis poi domenica la riceverà a Nicosia per un bilaterale. L’agenda della premier prevede una serie di bilaterali anche la prossima settimana: lunedì con il presidente polacco Karol Nawrocki in mattinata e di pomeriggio con il primo ministro irlandese Micheál Martin, e mercoledì con il primo ministro indiano Narendra Modi.

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