Meloni, i mille giorni con il paracadute puntando al record
Bene lo spread e i conti pubblici, ma preoccupano dazi, industria e crescita. A dominare è la prudenza, anche con Trump
7' di lettura
I punti chiave
7' di lettura
Mille giorni alla guida dello stesso governo in Italia è un’eternità: Giorgia Meloni oggi taglierà quel traguardo. Prima di lei è riuscito solo a Silvio Berlusconi, Bettino Craxi e più recentemente a Matteo Renzi che tra due settimane subirà però il sorpasso della prima donna Premier della Repubblica italiana. L’obiettivo di Meloni è noto: portare a termine la legislatura (per poi rientrare a Palazzo Chigi dopo aver vinto le politiche).
Ma al di là dei dati numerici che fotografano la longevità dell’attuale esecutivo, a caratterizzare il Meloni I sono le circostanze particolari che ne determinano la solidità. Certamente la leadership della Presidente del Consiglio ha un peso specifico significativo e lo confermano l’indice di gradimento alto nei suoi confronti e la crescita ulteriore di Fdi sempre in vetta nei sondaggi. Senza contare la distanza che separa la popolarità di Meloni rispetto a quella dei suoi vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini, nonché leader degli altri partiti del centrodestra.
Ma a rafforzare ulteriormente in prospettiva la permanenza della fondatrice di Fdi alla guida di Palazzo Chigi è soprattutto la debolezza di un’opposizione frammentata, con partiti in lite l’uno con l’altro. Un quadro rassicurante per la Premier in un contesto geopolitico drammatico, tra i conflitti che si moltiplicano e la ricerca di un nuovo ordine internazionale. Nasce da qui la metafora del lancio del paracadute usata da Meloni per spiegare la sfida di guidare il Paese. Un’immagine che richiama tanto il timore di sbagliare quanto la necessità di usare la massima prudenza.
Lo provano la gestione positiva dei conti pubblici, il ribasso dello spread e l’asse che ha voluto costruire con Bruxelles fin dal suo arrivo al timone dell’esecutivo. Una cautela che vale, però, anche in senso negativo, come dimostra l’assenza di una politica industriale decisiva per la sopravvivenza dell’Italia, prima ancora che per la competitività: nessun record sull’occupazione può edulcorare la realtà di una crescita asfittica. Prospettiva destinata a peggiorare quando non si potrà più contare sul tesoro del Pnrr.
1 - L’economia
I record sul lavoro non salvano la crescita










