Premier Time al Senato

Meloni: «Ipotesi di rivedere Transizione 5.0 in revisione Pnrr. Sulle liste di attesa faccio un appello alle Regioni»

La premier sulle spese per la Difesa: «L’Italia raggiungerà il target del 2% del Pil nel 2025. La Nato consideri di più il fianco Sud»

di Redazione Roma

La premier Giorgia Meloni in aula al Senato per il “Premier Time”

7' di lettura

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«L’Italia e l’Europa devono rafforzare le proprie capacità difensive per rispondere alle responsabilità cui sono chiamate anche in ambito Nato: lo ribadisco in questa sede con la coerenza di chi da patriota ha sempre sostenuto un principio semplice, cioè che libertà ha un prezzo e se fai pagare a un altro la tua sicurezza non sei tu a decidere pienamente». Dal punto di vista dello sforzo economico, «l’Italia finalmente raggiungerà il target delle spese militari al 2% del Pil nel 2025, perché c’è un governo che sa che mantenere gli impegni presi è fondamentale per farsi rispettare». La considerazione che la libertà ha un prezzo «ci ha spinto a sostenere un pilastro europeo dell’Alleanza atlantica. La Nato deve acquisire maggiore considerazione del fronte Sud dell’Alleanza».

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta in tarda mattinata nell’aula del Senato. L’occasione è stata fornita dal suo quarto “Premier Time”. Un appuntamento con il Parlamento che Meloni mancava da gennaio 2024 e che era stato fissato per il 23 aprile, salvo slittare dopo la scomparsa di Papa Francesco.

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Al Senato accanto alla premier erano dieci i ministri seduti ai banchi del governo. Assenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. La presidente del Consiglio indossava un tailleur beige. A presiedere l’aula - quasi al completo - il presidente del Senato, Ignazio La Russa. I temi affrontati sono stati molteplici: dalle spese per la difesa, ai dazi, alla crisi in Ucraina, alla legge elettorale, alle bollette.

«Favorevole alle preferenze nella legge elettorale»

«Confermo di essere favorevole all’introduzione delle preferenze nella legge elettorale», ha affermato Meloni rispondendo al leader di Italia viva Matteo Renzi.

«Andremo avanti spediti su premierato e giustizia»

Alcuni chiarimenti sono stati sulle riforme. «Il premierato - ha detto la premier - sta andando avanti, continuo a considerarla la madre di tutte le riforme e, non dipende da me ma dal Parlamento, ma la maggioranza è intenzionata a procedere spedita su questa riforma esattamente come è intenzionata a procedere spedita sulla riforma della giustizia».

«Su dossier strategici ereditate situazioni complesse»

Ancora rispondendo a Renzi, la premier ha osservato che «sui dossier strategici abbiamo ereditato delle situazioncine un tantino compromesse che cerchiamo di sistemare una a una».

Meloni a Renzi, mi dimetterei per referendum ma non la imito

«Per quello che riguarda le dimissioni in caso di sconfitta al referendum, senatore Renzi, lo farei anche volentieri ma non farò mai niente che ha già fatto lei», ha aggiunto la leader di Fdi nella risposta all’ex premier e segretario del Pd.

«Politica estera chiara, smentito chi parlava di isolamento»

Molte delle domande poste dai senatori al presidente del Consiglio sono state sulla politica estera. «Non è facile riassumere in tre minuti quanto fatto in politica estera, posso dire - ha affermato Meloni - che ha avuto dal mio punto di vista in questi anni una identità chiara un protagonismo che ha smentito chi aveva preconizzato un isolamento italiano con l’avvento del governo di centrodestra».

«Evitare guerra commerciale tra economie di Italia e Usa»

Sul tema dazi, Meloni ha chiarito che i dieci miliardi di investimenti di aziende italiane negli Stati Uniti, citati dopo l’incontro con Donald Trump, «non sono una mia promessa: prima di partire mi sono limitata a fare una ricognizione degli investimenti che erano già programmati e ho usato questo dato per ricordare quanto le nostre economie siano già interconnesse, esattamente per arrivare all’obiettivo di trovare una soluzione per evitare una guerra commerciale». Rispondendo al capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, Meloni ha detto: «Mi sono limitata a segnalare che c’è un lavoro che da sempre si fa di investimenti Usa in Italia e italiani negli Stati Uniti, e ci siamo entrambi impegnati a rafforzare quegli investimenti reciproci. Perché nella dichiarazione congiunta con il presidente Trump si fa per esempio riferimento alla Zona economica speciale. Dovrebbe essere soddisfatto - continua, rivolgendosi a De Cristofaro - per l’attenzione ad attrarre investimenti particolarmente nel Mezzogiorno d’Italia».

Ucraina: «Sosteniamo sforzi Usa per pace giusta, Russia dimostri volontà»

Per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, «siamo sempre stati e continueremo ad essere al fianco dell’Ucraina - ha affermato Meloni - . Oggi sosteniamo gli sforzi dell’amministrazione americana per una pace giusta, duratura che non può prescindere dalle garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita, rinnoviamo l’urgenza di un cessate il fuoco immediato, incondizionato, l’auspicio che la Russia voglia dimostrare concretamente la volontà di costruire la pace perché l’Ucraina lo ha già fatto».

«In Medio Oriente appoggiamo piano dei Paesi Arabi»

«In Medio Oriente - ha continuato la premier - continuiamo a lavorare per la fine permanente delle ostilità e siamo attenti e appoggiamo il lavoro che i Paesi arabi stanno portando avanti. I Paesi arabi sono la chiave di volta nellla soluzione permanen conflitto. C’è un piano di ricostruzione a Gaza credibile che hanno portato avanti, e anche per tracciare un quadro generale di pace e sicurezza, quadro che a nostro avviso deve includere anche la prospettiva dei due Stati».

«Pronti a riferire su tensioni India-Pakistan»

Quanto alla crisi delle ultime ore tra India e Pakistan «il governo - ha detto Meloni nel suo intervento in aula - sta seguendo le nuove tensioni tra India e Pakistan, anche in contatto con i nostri alleati. So che qualcuno ha chiesto che il governo riferisca in Aula, siamo pronti a farlo».

Fisco: «Ampliare platea sostegno a famiglie, concentrarsi su ceto medio»

Per quanto riguarda la politica fiscale, rispondendo a una interrogazione del capogruppo di FI a Palazzo madama, Maurizio Gasparri, Meloni ha indicato la strategia del Governo: «Penso che il nostro impegno debba essere quello di continuare su questa linea con obiettivi che sono, che devono essere sempre più ambiziosi a sostegno delle famiglie. Noi siamo partiti dai nuclei economicamente più fragili, abbiamo cercato di aiutarli a recuperare il potere d’acquisto perso, penso che qui la sfida sia ampliare gradualmente la platea dei soggetti interessati, concentrarsi ora sul ceto medio».

Imprese: Meloni: «Sfida è abbassare strutturalmente costo energia»

È necessario ora concentrarsi, ha continuato la premier, «sul ceto medio, esattamente come penso che dobbiamo continuare a lavorare a sostegno delle imprese dove l’obiettivo più complesso e più ambizioso che ci poniamo è riuscire ad abbassare strutturalmente il costo dell’energia, che pesa come un macigno sulla competitività delle nostre imprese».

«Ipotesi rivedere Transizione 5.0 in revisione Pnrr»

Sempre per quanto interessa alle imprese, rispondendo al presidente dei senatori del M5S, Stefano Patuanelli Meloni ha chiarito che su Transizione 5.0 «noi abbiamo lavorato in queste settimane con la Commissione europea per renderlo più semplice e accessibile per le imprese, e i primi risultati in termini di tiraggio si vedono». Su Transizione 5.0, ha continuato la premier, «non abbiamo alcun problema a valutare nelle prossime settimane la curva reale di crescita e eventualmente a ridisegnarne l’impiego in armonia con la natura delle risorse. È un’opzione che il governo ha già avanzato al tavolo con le categorie produttive nell’ambito di quel lavoro di revisione del Pnrr che intendiamo avviare con la Commissione europea».

«Sulle liste di attesa faccio un appello alle Regioni»

Una risposta del presidente del Consiglio è stata sulle liste di attesa nella sanità. «Devo fare io un appello alle regioni», ha affermato, rispondendo a una interrogazione del presidente dei senatori Pd Francesco Boccia. «Noi - ha aggiunto - stanziamo delle risorse che non gestiamo, le gestiscono le regioni, ok? Ma per le opposizioni la responsabilità è tutta del governo. Allora che cosa ha fatto il governo? Ha fatto un decreto sulle liste d’attesa» con cui può «eventualmente intervenire con dei poteri sostitutivi quando non si riesce» e «cerchiamo di dare una mano. Le regioni - ha sottolineato la premier - , trasversalmente in questo caso su questo non sono d’accordo però almeno gli italiani sappiano che abbiamo queste difficoltà perché altrimenti noi siamo semplicemente quelli che devono stanziare i soldi e essere responsabili di quello che non funziona. C’è un problema in questa cosa che segnalo».

Meloni: rimpatriato il 25% dei migranti in Albania

Sulle politiche di gestione dei flussi migratori, Meloni ha posto l’accento sul fatto che «alla fine di questa settimana oltre il 25% dei migranti trattenuti in Albania sarà già stato rimpatriato in tempi che sono molto veloci, a dimostrazione di come la strategia e le procedure che abbiamo messo in campo nonostante i tentativi di bloccarle per ragioni chiaramente ideologiche, stanno funzionando. Vogliamo un’Italia finalmente capace di far rispettare le regole, di essere intransigente con chi delinque e di difendere la sicurezza dei cittadini onesti», ha sottolineato la leader di Fratelli d’Italia.

«Il Parlamento potrà migliorare il ddl sul femminicidio»

Una domanda alla premier è stata sul dramma dei femminicidi. Al testo che introduce il reato di femminicidio, ha detto la premier in aula, «il Parlamento potrà apportare le modifiche che riterrà opportune per renderlo più efficace, credo che quella sia la sede per presentare la sua proposta e ampliare lo spettro del reato».

Botta e risposta Meloni-Renzi al Senato

Il “Premier Time” registra dunque un botta e risposta tra Meloni e Renzi. Renzi a nome del suo gruppo rivolge un quesito su più punti, dalla posizione sull’internazionalizzazione del governo, alle riforme costituzionali promesse al sistema delle preferenze, e concludendo che la premier ha cambiato idea su quasi tutti, definendola «campionessa dell’incoerenza». Meloni prende la parola con tono sarcastico: «Sinceramente mi è sfuggita la domanda», e premette di aver «ereditato una situazioncina un tantino compromessa».

Calenda a Meloni, no a gioco tre carte, rischio è diventare Paese serie C

«Riteniamo ci sia una grande confusione su un argomento su cui non ci può essere confusione: è quello della difesa e della sicurezza nazionale - osserva il leader di Azione Carlo Calenda, nel suo intervento in aula a Palazzo Madama -. Le dichiarazioni del ministro Crosetto sull’esercito inadeguato in questo contesto geostrategico sono chiare. Senza una deroga al Patto della stabilità, una Difesa all’altezza dei tempi non è possibile. Ma il colpo di scena è che il ministro Crosetto ha detto che il 2% lo raggiungeremo attraverso lo spostamento di poste di bilancio. Questo è un gioco delle tre carte che non può essere accettato per un grande Paese. Oggettivamente, sono parzialmente soddisfatto. Vorrei sapere se noi compriamo qualche missile in più, se c’è uno stanziamento di bilancio che aumenta e in che misura aumenta. Se noi affrontiamo questa fase della storia con un esercito con un’età media di 59 anni, noi diventiamo un Paese di serie C. Che io lo debba ricordare alla destra italiana, mi sembra surreale», conclude Calenda.

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