Il vertice

Meloni e Macron, sarà ad Antibes il primo bilaterale: prove di disgelo tra i bastioni

Dopo il G7 a Evian e il Consiglio europeo e prima del summit Nato di Ankara la premier italiana e il presidente francese si vedranno. Dall’Ucraina alla difesa, tutti i dossier sul tavolo. Solo sul Libano la sintonia è piena

di Manuela Perrone

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Disgelo chiama disgelo. O almeno questa è la speranza. Alla vigilia del G7 che si aprirà lunedì a Evian, oggi l’Eliseo ha ufficializzato la data del «primo vertice bilaterale Italia-Francia»: più volte rinviato nei mesi scorsi, e certo non aiutato dal muro che di frequente si è alzato tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, si terrà finalmente ad Antibes in Costa Azzurra il 25 giugno.

Quattro anni di ruggini e tregue

Non è certamente il primo incontro tra la premier e il presidente francese: appena insediato il Governo Meloni i due leader si erano visti informalmente in un hotel del centro di Roma; poi Macron, nel giugno 2025 era stato ricevuto a Palazzo Chigi. Nel mezzo, gli “incidenti” e le accuse reciproche non sono mancati: sui diritti, sulla gestione dell’immigrazione, sull’aborto (mai nominato nella dichiarazione del G7 italiano del 2024). Ma è stato l’iperattivismo di Macron sull’Ucraina e le frequenti esclusioni dell’Italia dalle varie iniziative - ultima, quella del formato E3 di Francia, Germania e Gran Bretagna, che ha tentato invano di aprire un varco nel negoziato con Mosca - a causare la frattura maggiore. Un “grande freddo” di certo alimentato anche dal ruolo che Meloni aveva voluto ritagliarsi in Europa, ora nettamente ridimensionato: quello di pontiera con Donald Trump.

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Dalla difesa all’energia, prove tecniche di alleanza

Adesso Meloni e Macron proveranno a gettare le ruggini alle spalle e a voltare pagina, accompagnati dalle rispettive delegazioni ministeriali. C’è il Trattato del Quirinale, firmato da Mario Draghi nel 2021 dopo una lunga gestazione, a sancire la relazione rafforzata tra i due Paesi. E «il rapporto è rimasto sempre molto solido», giurano fonti governative italiane. Sul tavolo, in Costa Azzurra, che vedrà in parallelo un forum economico franco-italiano a Le Cannet, ci sono i settori strategici su cui potenziare l’asse (difesa, spazio, energia e infrastrutture) e c’è - per citare il comunicato dell’Eliseo - lo scambio di «opinioni sulle principali questioni europee e internazionali».

Il nodo dei dossier internazionali: asse pieno solo sul Libano

Proprio le crisi internazionali rappresentano i nodi più spinosi. Al momento, la convergenza piena si registra soltanto sul Libano dove Italia e Francia hanno intenzione di perorare la causa di una missione internazionale per il post Unifil, la missione Onu a guida italiana che scade a fine anno. Qui la sintonia è totale: il Governo vuole giocare un ruolo attivo «condiviso con i francesi».

Su Kiev le maggiori distanze

Dove Macron e Meloni sono più lontani è ancora una volta Kiev. Il presidente francese sostiene la proposta tedesca di Friedrich Merz di un percorso di adesione all’Ue accelerato per l’Ucraina; la premier italiana continua a rigettare l’idea di corsie preferenziali che scavalchino gli iter già in corso per i Balcani Occidentali, Montenegro e Albania in primis. Macron non disdegna l’idea di inviare militari al fronte una volta siglata la tregua; Meloni ha chiarito più volte che non manderà neppure sminatori sul campo. E che alla missione per Hormuz promessa dai Volenterosi parteciperà solo alla fine effettiva del conflitto con due navi cacciamine, già approdate a Gibuti, e soltanto previa via libera del Parlamento.

La competizione in Africa e nel Golfo

Dietro le quinte del rapporto Meloni-Trump si agitano i fantasmi della vecchia competizione in Africa, diventata spietata dopo la presenza sempre più invasiva di Cina, Russia e Turchia, e della nuova concorrenza nei rapporti con i Paesi del Golfo, con i quali la premier ha conquistato una relazione privilegiata tanto da essere l’unica ospite straniera invitata al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo dello scorso dicembre. Sullo sfondo, le sfide della difesa comune europea e di un’Europa in cerca di rilancio per superare la crisi «esistenziale» diagnosticata da Draghi. Tra i bastioni di Antibes è tardi per far scoccare un idillio. Ma forse, dopo il G7 e il Consiglio europeo e alla vigilia del vertice Nato di Ankara, potrebbe andare in scena qualche sorriso.

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