Nomine Ue, manca consenso Meloni-Orban-Fico. La premier: «Non faccio inciuci con la sinistra»
La richiesta del presidente del Consiglio: «Il nuovo presidente Commissione crei una delega alla sburocratizzazione». Il presidente Mattarella: «Non si può prescimdere dall’Italia»
di Redazione Roma
9' di lettura
I punti chiave
- «In nuova Commissione serve delega per sburocratizzare»
- «Senza senso divieto diesel e benzina dal 2035»
- «Inaccettabile trattare incarichi ancor prima del voto»
- «Per i ruoli apicali Ue prevale logica di caminetto»
- «Voto boccia governi di Francia, Spagna e Germania»
- «Basta trafficanti, Ue fermi il nuovo schiavismo»
- «Serve un solido pilastro Ue nella Nato»
- «Dietro morte Satman uno schifo, è Italia peggiore»
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“Fino a questo momento sono tre i Paesi che non hanno dato il loro consenso all’accordo sulle nomine: l’Italia di Giorgia Meloni, l’Ungheria di Viktor Orban e la Slovacchia di Robert Fico”. Lo indica un alto diplomatico europeo alla vigilia del Consiglio europeo durante il quale i leader saranno chiamati ad approvare l’intesa di principio sui nuovi vertici Ue raggiunta da Popolari, Socialisti e Liberali. “Speriamo di poter portare a bordo anche Meloni”, ha aggiunto il diplomatico, indicando che nei giorni scorsi ci sono stati “molti contatti” tra i leader dei Ventisette per arrivare all’accordo, definito “molto equilibrato”.
L’intervento della premier alla Camera
A poche ore dall’accordo sui vertici Ue (von der Leyen alla Commissione, Costa al Consiglio e Kallas alla direzione della politica estera), con la garanzia all’Italia di una vicepresidenza (in pole il ministro Fitto), la premier Giorgia Meloni è intervenuta alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno. Un intervento all’attacco, con la leader di Fdi che ha bocciato gli accordi per il nuovo governo dell’Ue, e alla vigilia del vertice a Bruxelles, ha chiesto di non imporre una «maggioranza fragile». «La logica del consenso - ha attaccato - viene scavalcata da quella dei caminetti, dove una parte decide per tutti. Inaccettabile trattare gli incarichi prima del voto». Per Meloni dalle urne «è arrivato un messaggio chiaro e non intendiamo farlo cadere nel vuoto». Parlando di migranti, la premier ha chiesto che rimangano una priorità e che i flussi non siano gestiti dalle mafie. Poi ha ricordato la morte di Satman: «Orribile e disumana, con un atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro».
Quando la premier ha commemorato il bracciante morto, citando il suo nome, l’Aula si è alzata in piedi ad applaudire. Applausi anche dai banchi riservati al governo, dove i ministri sono rimasti seduti. La presidente del Consiglio si è rivolta allora ai membri dell’esecutivo: “ragà alzateve pure voi”. Il ministro Tajani, dopo essersi alzato, ha detto alla premier: «Ho fatto chiedere i visti per la famiglia». «Bravo», ha risposto Meloni.
Mattarella al pranzo con premier e ministri
«Non si può prescindere dall’Italia». Così, a quanto si apprende, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della colazione di lavoro al Quirinale con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e i Ministri Tajani, Giorgetti e Fitto in vista del prossimo Consiglio europeo. Meloni ha ripetuto quanto comunicato in Parlamento. Il Capo dello Stato ha fatto comunque presente che non è suo compito entrare nelle dinamiche politiche della Ue di questi giorni
«Non faccio inciuci con la sinistra, né qui né in Ue»
Dopo l’intervento di Meloni in Parlamento, è seguito il dibattito. Poi la replica della presidente del Consiglio: «Non faccio inciuci con la sinistra, non in Italia, non in Europa. Il patto stabilità non credo possa definirsi un inciucio. Ritengo che un inciucio sia guidare un governo, essere sfiduciati e mettersi d’accordo con l’opposizione per restare al governo».







