Verso il Consiglio europeo

Nomine Ue, manca consenso Meloni-Orban-Fico. La premier: «Non faccio inciuci con la sinistra»

La richiesta del presidente del Consiglio: «Il nuovo presidente Commissione crei una delega alla sburocratizzazione». Il presidente Mattarella: «Non si può prescimdere dall’Italia»

di Redazione Roma

Meloni ricorda il bracciante indiano morto. A Salvini e Tajani dice: «Alzatevi pure voi»

9' di lettura

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“Fino a questo momento sono tre i Paesi che non hanno dato il loro consenso all’accordo sulle nomine: l’Italia di Giorgia Meloni, l’Ungheria di Viktor Orban e la Slovacchia di Robert Fico”. Lo indica un alto diplomatico europeo alla vigilia del Consiglio europeo durante il quale i leader saranno chiamati ad approvare l’intesa di principio sui nuovi vertici Ue raggiunta da Popolari, Socialisti e Liberali. “Speriamo di poter portare a bordo anche Meloni”, ha aggiunto il diplomatico, indicando che nei giorni scorsi ci sono stati “molti contatti” tra i leader dei Ventisette per arrivare all’accordo, definito “molto equilibrato”.

L’intervento della premier alla Camera

A poche ore dall’accordo sui vertici Ue (von der Leyen alla Commissione, Costa al Consiglio e Kallas alla direzione della politica estera), con la garanzia all’Italia di una vicepresidenza (in pole il ministro Fitto), la premier Giorgia Meloni è intervenuta alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno. Un intervento all’attacco, con la leader di Fdi che ha bocciato gli accordi per il nuovo governo dell’Ue, e alla vigilia del vertice a Bruxelles, ha chiesto di non imporre una «maggioranza fragile». «La logica del consenso - ha attaccato - viene scavalcata da quella dei caminetti, dove una parte decide per tutti. Inaccettabile trattare gli incarichi prima del voto». Per Meloni dalle urne «è arrivato un messaggio chiaro e non intendiamo farlo cadere nel vuoto». Parlando di migranti, la premier ha chiesto che rimangano una priorità e che i flussi non siano gestiti dalle mafie. Poi ha ricordato la morte di Satman: «Orribile e disumana, con un atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro».

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Quando la premier ha commemorato il bracciante morto, citando il suo nome, l’Aula si è alzata in piedi ad applaudire. Applausi anche dai banchi riservati al governo, dove i ministri sono rimasti seduti. La presidente del Consiglio si è rivolta allora ai membri dell’esecutivo: “ragà alzateve pure voi”. Il ministro Tajani, dopo essersi alzato, ha detto alla premier: «Ho fatto chiedere i visti per la famiglia». «Bravo», ha risposto Meloni.

Mattarella al pranzo con premier e ministri

«Non si può prescindere dall’Italia». Così, a quanto si apprende, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della colazione di lavoro al Quirinale con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e i Ministri Tajani, Giorgetti e Fitto in vista del prossimo Consiglio europeo. Meloni ha ripetuto quanto comunicato in Parlamento. Il Capo dello Stato ha fatto comunque presente che non è suo compito entrare nelle dinamiche politiche della Ue di questi giorni

«Non faccio inciuci con la sinistra, né qui né in Ue»

Dopo l’intervento di Meloni in Parlamento, è seguito il dibattito. Poi la replica della presidente del Consiglio: «Non faccio inciuci con la sinistra, non in Italia, non in Europa. Il patto stabilità non credo possa definirsi un inciucio. Ritengo che un inciucio sia guidare un governo, essere sfiduciati e mettersi d’accordo con l’opposizione per restare al governo».

«Il mandato che spero di avere da quest’aula per il consiglio europeo - ha detto Meloni - è un mandato a continuare a chiedere il cambio di passo sulle priorità Ue, a portare le nostre proposte e a lavorare perché all’Italia venga riconosciuto il ruolo che le spetta. Dice sempre la collega Madia (deputata del Pd, ndr) che» l’Italia dovrebbe avere “un ruolo importante come ora? Spero di riuscire a fare meglio».

«Accordo su top job non vuol dire maggioranza solida»

«Sulla maggioranza vedremo in corso di legislatura: si materializza non distribuendo degli incarichi e cercando di sommare delle debolezze, si materializza in Parlamento, mettersi d’accordo sui top jobs non vuol dire avere una maggioranza e sicuramente non vuol dire avere avere una maggioranza solida». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in replica alla Camera dopo le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. «Valuteremo nel corso della legislatura se esista una maggioranza. Diceva collega Zanella “la maggioranza esiste e resiste”, direi che sicuramente resiste, che esiste lo verificheremo più avanti».

Sul fronte degli investimenti in ambito difesa, considerate le sfide rappresentate dalla crisi in Ucraina e dal conflitto in Medio Oriente, il presidente del Consiglio ha sottolineato che è «necessario un dibattito per immaginare soluzioni innovative, aprendo alla possibilità di obbligazioni europee». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.

«Siamo alla vigilia del primo Consiglio europeo della nuova legislatura comunitaria - ha ricordato nel suo intervento -. Dalle elezioni europee dobbiamo trarre alcune importanti indicazioni. Tutte le forze politiche in questi mesi hanno sostenuto la necessità di un cambiamento nelle politiche Ue, nessuno ha detto che sarebbe stato sufficiente mantenere lo status quo. Tutti hanno concordato su un punto: l’Europa deve intraprendere una direzione diversa rispetto al posizionamento preso finora».

L’astensionismo è «un fenomeno che ha attraversato molte nazioni in tutto il continente e che non può lasciarci indifferente. Non può lasciare indifferente questo Parlamento e a maggior ragione non può e non deve lasciare indifferenti le classi dirigenti europee, a partire da quelle che anche in questi giorni sembrano purtroppo tentate dal nascondere la polvere sotto il tappeto, dal continuare con vecchie e deludenti logiche come se nulla fosse accaduto, rifiutandosi di cogliere i segnali chiari che giungono da chi ha votato e dai tanti che hanno deciso di non farlo». «L’Ue - ha sottolineato Meloni si è trasformato in un gigante burocratico, cosa che ha contribuito a determinare una distanza con i cittadini. L’Europa deve rivedere le sue priorità. Deve fare meno, ma farlo meglio».

«In nuova Commissione serve delega per sburocratizzare»

«Penso che» la nuova presidenza della Commissione «dovrebbe pensare a una delega specifica alla sburocratizzazione per dare un segnale» di cambiamento, ha affermato. Secondo la premier, bisogna «applicare anche in Europa il principio che applichiamo in Italia: non disturbare chi vuole fare, significa essere più attrattivi degli altri, disboscare la selva burocratica e amministrativa che finisce per essere un percorso a ostacoli che penalizza le imprese».

«Senza senso divieto diesel e benzina dal 2035»

Il presidente del Consiglio ha criticato le politiche Ue nel settore dell’automotive. «Nessuno ha mai negato che l’elettrico possa essere una parte della soluzione per la decarbonizzazione dei trasporti - ha affermato -, ma non ha alcun senso auto-imporsi il divieto di produrre auto a diesel e benzina a partire dal 2035 e condannarsi di fatto a nuove dipendenze strategiche, come l’elettrico cinese. Sostenere il contrario è stata semplicemente una follia ideologica, che lavoreremo per correggere. Ridurre le emissioni inquinanti è la strada che vogliamo seguire, ma con buon senso e concretezza, sfruttando tutte le tecnologie disponibili senza andare a scapito della sostenibilità economica e sociale, difendendo e valorizzando così le produzioni europee e salvaguardando decine di migliaia di posti di lavoro”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue.

«Inaccettabile trattare incarichi ancor prima del voto»

«Non mi stupisce che sia emerso prima durante e dopo la campagna elettorale» un certo approccio ma, ha sottolineato Meloni, «nessun autentico democratico che creda nella sovranità popolare può in cuor suo ritenere accettabile che in Europa si tentasse di trattare sugli incarichi di vertice ancora prima che si andasse alle urne».

«Per i ruoli apicali Ue prevale logica di caminetto»

«Alcuni hanno sostenuto che non si debba parlare con alcune forze politiche - ha attaccato Meloni - . Le istituzioni Ue sono state pensate in una logica neutrale. Gli incarichi apicali sono stati affidati tenendo in considerazione i gruppi maggiori, indipendentemente da logiche di maggioranza e opposizione. Oggi si scegli di aprire uno scenario nuovo e la logica del consenso viene scavalcata da quella dei caminetti, dove una parte decide per tutti. Una “conventio ad excludendum” che a nome del governo italiano ho contestato e non intento condividere».

«Voto boccia governi di Francia, Spagna e Germania»

«Se c’è un dato indiscutibile che arriva dalle urne - ha detto Meloni - è la bocciatura delle politiche portate avanti dalla forze politiche al governo in molti della grandi nazioni europee, che sono anche in molti casi le forze che hanno impresso le politiche europee degli ultimi anni». La presidente del Consiglio ha citato le percentuali ottenuti nei singoli Paesi Ue dai partiti di governo: «16% in Francia, 32% in Germania, in Spagna il 34%». «Solo in Italia - ha aggiunto - il 53% degli eletti è espressione delle forze di governo».

«Basta trafficanti, Ue fermi il nuovo schiavismo»

Un passaggio dell’intervento della premier è stato sul tema dei flussi migratori. La leader di Fdi ha parlato degli obiettivi della «difesa dei confini esterni» e del contrasto al «business dei trafficanti di esseri umani» che sono «schiavisti del terzo millennio. Io credo che l’Ue, culla della civiltà occidentale, non possa più tollerare che un crimine come la schiavitù sia tollerato in altre forme». «In Italia e in Ue si entra solo legalmente - ha affermato -. Degli ingressi si occupano le istituzioni e non gli scafisti. Non consentiremo alle mafie di gestire gli ingressi in Italia, come fanno da diverso tempo. Mi stupisce che nessuno prima di noi se ne sia accorto».

«Serve un solido pilastro Ue nella Nato»

Sul fronte della sicurezza, Meloni ha messo in evidenza la necessità di «dotarsi di una politica» europea «di sicurezza e difesa» e serve una «politica industriale comune nel campo della difesa» anche a fronte delle guerre in corso. «Dobbiamo ricordarci che libertà e sicurezza hanno un costo», «dobbiamo essere capaci di esercitare la deterrenza» e «costruire un solido pilastro europeo della Nato affianco a quello statunitense. L’Italia si farà interprete» di questa visione «al vertice Nato». «Credo che sia anche necessario un dibattito per immaginare soluzioni innovative, aprendo alla possibilità di obbligazioni europee» in materia di investimenti nella difesa, ha aggiunto Meloni.

«Dietro morte Satman uno schifo, è Italia peggiore»

Meloni durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo ha ricordato la morte di Satnam Singh, momento durante il quale anche altri esponenti del governo si sono alzati in piedi applaudendo. La premier ha parlato di una «morte orribile e disumana» con un «atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro. Questa è l’Italia peggiore che lucra sulla disperazione».

Ue: maggioranza Camera, sostegno a Ucraina per tutto il tempo necessario

Il Governo deve «continuare ad assicurare all’Ucraina il sostegno europeo nelle sue diverse dimensioni, politico-diplomatica, economico-finanziaria, militare e umanitaria, per tutto il tempo necessario e anche alla luce delle decisioni adottate in occasione dell’ultimo Vertice G7, inclusa quella relativa al sostegno finanziario a Kiev mediante l’impiego delle risorse derivanti dai profitti straordinari prodotti dai beni congelati russi, in coerenza con il quadro giuridico già concordato a livello europeo» e «favorire ogni iniziativa diplomatica finalizzata ad una pace giusta, fondata sulla Carta delle Nazioni Unite e rispettosa del diritto internazionale». Sono questi i primi due impegni della risoluzione depositata dalla maggioranza alla Camera al termine delle comunicazioni svolte dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles.

Quanto alla crisi in Medio Oriente il documento, di 21 punti, sollecita il proseguimento degli sforzi diplomatici «sulla base delle decisioni assunte nel Vertice del G7 di giugno, in ambito Nazioni Unite e in occasione del Consiglio europeo di marzo 2024, affinché possa giungersi ad una soluzione basata sul principio dei “due Stati” sovrani che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza, all’interno di confini sicuri e riconosciuti conformemente al diritto internazionale e alle Risoluzioni delle Nazioni Unite». Mentre si chiede di «ribadire più ferma condanna dei massacri, delle atroci violenze e della deportazione di ostaggi condotti da Hamas e da altri gruppi terroristici contro Israele il 7 ottobre 2023», insieme all’espressione di «solidarietà e pieno sostegno ad Israele e al suo popolo, riaffermando l’impegno per la sua sicurezza nel rispetto del diritto internazionale umanitario».

Dall’Ucraina, al Medio Oriente, alla competitività: i temi sul tavolo a Bruxelles

Sul tavolo del Consiglio europeo più temi. Si parlerà di Ucraina, facendo il punto sugli ultimi sviluppi della guerra ed esaminando tutti gli aspetti della risposta dell’Ue nonché il mantenimento del suo sostegno fermo e multiforme all’Ucraina e alla sua popolazione. I leader affronteranno anche la situazione in Medio Oriente, alla luce della situazione a Gaza e degli ultimi sviluppi. Si parlerà poi sicurezza e difesa, discutendo delle iniziative per rafforzare la base industriale della politica di sicurezza e difesa comune. Tra i dossier anche quello della competitività, il tutto sulla base di progressi rispetto alle ultime conclusioni in materia adottate nella riunione del 17 e 18 aprile 2024, inclusa l’unione dei mercati dei capitali, sulla base di un rapporto della Presidenza del Consiglio dell’Ue. Ma il tema forte della due giorni sarà, appunto, il prossimo ciclo istituzionale, e quindi le decisioni relative alle nomine per le maggiori cariche, e all’adozione dell’Agenda strategica dell’UE 2024-2029.

Il sostegno all’Ucraina

A partire dal Consiglio europeo straordinario del 24 febbraio 2022, data di inizio dell’invasione russa, l’Ue ha adottato un complesso di dichiarazioni politiche e misure di carattere normativo e finanziario volte a ribadire il sostegno all’indipendenza, sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale, a fornire supporto militare ed economico all’Ucraina, a mettere in atto un quadro di sanzioni nei confronti della Russia. Complessivamente il sostegno finanziario erogato dall’Ue e dagli Stati membri dall’inizio della guerra ammonta a circa 99 miliardi di euro, di cui 50 miliardi di euro per sostenere la resilienza economica, sociale e finanziaria complessiva dell’Ucraina, 32 miliardi per assistenza militare e circa 17 miliardi per aiutare gli Stati membri a soddisfare le esigenze degli ucraini in fuga dalla guerra verso l’Ue.

«Accordo su top job non vuol dire maggioranza solida»

“Sulla maggioranza vedremo in corso di legislatura: si materializza non distribuendo degli incarichi e cercando di sommare delle debolezze, si materializza in Parlamento, mettersi d’accordo sui top jobs non vuol dire avere una maggioranza e sicuramente non vuol dire avere avere una maggioranza solida”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in replica alla Camera dopo le comunicazioni in vista del Consiglio europeo. “Valuteremo nel corso della legislatura se esista una maggioranza. Diceva collega Zanella ’la maggioranza esiste e resiste’, direi che sicuramente resiste, che esiste lo verificheremo più avanti».

«Negoziare solo se ci si adegua non è la mia idea»

“Non credo che la visione di Della Vedova” sia che si è “in condizione di negoziare quello che spetta all’Italia solo se ci si adegua. Non credo sia la sua visione” e “non è la mia idea di Europa. Io considero folle che chi rappresenta l’Italia in Europa dica che non bisogna negoziare di fatto con il governo italiano perché non è un governo che piace alla sinistra. Cercare l’isolamento per l’Italia crea molti problemi all’Italia ed è grave” ha detto ancora la premier Giorgia Meloni in replica dopo le comunicazioni in vista del Consiglio europeo.

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