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Melatonina, la pillola “naturale” della buonanotte. Ma è davvero sicura?

La melatonina è percepita come un aiutino ed è per questo adottata da molti italiani per favorire il sonno

di Maria Rita Montebelli

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C'è chi li a scoperti in occasione di un viaggio all'estero, come rimedio per stemperare le bizze del fuso orario e chi ne fa degli imprescindibili alleati all'ora di andare a dormire. Gli integratori a base di melatonina sono ormai per molti una presenza scontata e assumerli un gesto quasi automatico, che promette ciò che sempre più persone faticano a ottenere: un sonno non frammentato, profondo, “normale”. La melatonina è ormone prodotto dall'epifisi, una misteriosa ghiandola endocrina indovata nelle profondità del cervello che, come un orologio interno, la secerne seguendo il ritmo giorno-notte. Quando arriva il buio, l'epifisi si mette a secernere melatonina e così il corpo capisce che è il momento di rallentare e di abbandonarsi alle braccia di Morfeo. È anche il motivo per cui gli esperti sconsigliano di utilizzare tablet e telefonini a letto, perché la loro luce azzurrina segnala all'epifisi che non è ancora l'ora di liberare l'ormone del sonno.

La melatonina è percepita dunque come un aiutino dall'apparenza ‘naturale' ed è per questo adottata da molti italiani per favorire il sonno.

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E le sue versioni sintetiche, vendute come integratori, mimano proprio il meccanismo naturale della sua produzione notturna. Forse è per questo che negli anni queste pillole amiche del sonno hanno acquisito un'aura di sicurezza quasi incontrastata: non si tratta di un farmaco ‘pesante', di un sonnifero prescrivibile solo dal medico, piuttosto di qualcosa di simile ad un aiuto gentile, quasi fisiologico. Ma come sempre, ‘naturale' non è necessariamente sinonimo di ‘innocuo', tanto più se l'assunzione di questi supplementi diventa abitudinaria nel lungo periodo.

L'immagine rassicurante della melatonina comincia ad incrinarsi?

Un allarme sulla sicurezza dell'assunzione cronica di supplementi a base di melatonina viene dai cardiologi americani. A lanciarlo è stato uno studio presentato all'ultimo congresso dell'American Heart Association, uno dei principali palcoscenici della ricerca cardiovascolare globale. Una ricerca tuttavia che non grida, né lancia proclami da Armageddon, ma che di certo insinua un dubbio difficile da ignorare, legato alla domanda: cosa succede quando le compresse di melatonina diventano una compagnia quotidiana per mesi, o addirittura anni?

I numeri che disturbano il sonno

Per tentare di dare una risposta a questa domanda, un gruppo di ricercatori americani (primo nome Ekenedilichukwu Nnadi, SUNY Downstate/Kings County Primary Care, Brooklyn, New York) ha analizzato una mole imponente di dati (dal data base internazionale TriNetX Global Research Network) relativi ad oltre 130 mila adulti con insonnia cronica (età media 55,7 anni, 61% donne), seguiti per cinque anni attraverso le loro cartelle cliniche elettroniche. Da una parte c'era la schiera di quanti avevano assunto melatonina per almeno un anno (65.414 persone), dall'altra chi non l'aveva mai utilizzata. Due gruppi simili per età, condizioni di salute e altri fattori, messi a confronto per osservare cosa accade nel tempo, in un complesso e articolato gioco di ‘trova le differenze'.

E i risultati che ne sono scaturiti, vista proprio l'importanza dei numeri esaminati, sono difficili da liquidare come mere coincidenze. Per le persone che assumevano melatonina a lungo termine, il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca risultava significativamente più alto: circa il 90% in più rispetto ai non utilizzatori. E non solo. I ricoveri legati a problemi cardiaci erano molto più frequenti e la probabilità di morire per qualsiasi causa risultava quasi raddoppiata tra gli utilizzatori di melatonina. Numeri che, ad un primo impatto, sembrano chiaramente ribaltare la percezione mainstream di un integratore innocuo.

Necessaria prudenza nell'interpretazione di questi risultati

Certo, ammettono gli autori dello studio, si tratta di dati preliminari, quindi questi risultati vanno presi con cautela. E tuttavia sono sufficienti per sollevare dubbi su questo rimedio ‘naturale' molto diffuso, sia nei drugstore americani, che nelle nostre farmacie.

Ma la realtà scientifica non è mai così lineare come a prima vista potrebbe apparire e uno studio osservazionale, anche se su grandi numeri, come questo, non può dare indicazioni rispetto ad un eventuale rapporto causa-effetto (melatonina-scompenso cardiaco), né tanto meno sui meccanismi patogenetici che ne sarebbero alla base. Sono gli stessi autori dunque che invitano alla prudenza: per quanto corposo, si tratta di uno studio preliminare, peraltro per ora presentato solo ad un importante congresso ma non ancora pubblicato in forma completa, né sottoposto alle forche caudine della revisione degli esperti (la peer review). Questo studio indica solo una correlazione, non una prova provata di un rapporto causa-effetto. In altre parole, non possiamo dire che sia la melatonina a provocare questi effetti sul cuore. Potrebbero esserci dei fattori di confusione, che hanno contribuito a questo risultato; ad esempio, chi soffre di insonnia grave potrebbe essere più incline a usare melatonina e potrebbe essere già di base più suscettibile a problemi cardiovascolari, magari perché affetto da ansia, depressione o altre condizioni di salute mentale ad impatto negativo sul cuore. La melatonina, in questo scenario, sarebbe più un segnale, una bandierina rossa, un allarme di un fenomeno sottostante (l'effetto negativo di una cattiva salute mentale sul cuore), che una causa.

Il dubbio (necessario) del lungo periodo

E c'è poi un'altra domanda in sospeso, forse la più importante: la melatonina fa male sempre o dipende da quanto tempo la usiamo? Se assunta per brevi periodi e in situazioni particolari (contro il jet lag “geografico” o da cambi di turno, contro fasi temporanee di insonnia) il suo impiego è generalmente considerato utile e relativamente sicuro. Il problema nasce quando l'eccezione diventa regola, cioè quando l'assunzione dei supplementi a base di melatonina si prolunga per mesi o anni, sfuggendo del tutto al controllo del medico.

E qui entrano in gioco due aspetti spesso sottovalutati. Il primo è la mancanza di dati solidi sulla sicurezza a lungo termine della melatonina, soprattutto per quanto riguarda i suoi effetti sul sistema cardiovascolare. Il secondo riguarda la natura stessa degli integratori: in molti Paesi non sono regolati con la stessa rigidità dei farmaci; questo significa che dosaggi, purezza e qualità possono variare anche sensibilmente da un prodotto all'altro. Ciò che assumiamo ogni sera prima di andare a letto potrebbe non essere sempre la stessa cosa, con lo stesso dosaggio e con la stessa biodisponibilità e potrebbe trattarsi anche di un prodotto non perfettamente controllato.

Il take home message di questo studio preliminare, che ha avuto tuttavia il merito di scoperchiare il vaso di Pandora, non è dunque quello di demonizzare tout court la melatonina, ma di ridimensionarne l'immagine di alleato buono, naturale e sicuro del sonno. La melatonina non è una bacchetta magica, né una soluzione universale, a ‘taglia unica'. E potrebbe non essere del tutto priva di rischi solo perché venduta come rimedio “naturale”. Il sonno, quello vero, è frutto di un equilibrio complesso, fatto di abitudini sane, ritmi regolari, ambiente giusto e salute mentale. Forse dunque, più che cercare scorciatoie ‘naturali', conviene farsi qualche domanda in più. Meglio se insieme al proprio medico curante.

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