E i risultati che ne sono scaturiti, vista proprio l'importanza dei numeri esaminati, sono difficili da liquidare come mere coincidenze. Per le persone che assumevano melatonina a lungo termine, il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca risultava significativamente più alto: circa il 90% in più rispetto ai non utilizzatori. E non solo. I ricoveri legati a problemi cardiaci erano molto più frequenti e la probabilità di morire per qualsiasi causa risultava quasi raddoppiata tra gli utilizzatori di melatonina. Numeri che, ad un primo impatto, sembrano chiaramente ribaltare la percezione mainstream di un integratore innocuo.
Necessaria prudenza nell'interpretazione di questi risultati
Certo, ammettono gli autori dello studio, si tratta di dati preliminari, quindi questi risultati vanno presi con cautela. E tuttavia sono sufficienti per sollevare dubbi su questo rimedio ‘naturale' molto diffuso, sia nei drugstore americani, che nelle nostre farmacie.
Ma la realtà scientifica non è mai così lineare come a prima vista potrebbe apparire e uno studio osservazionale, anche se su grandi numeri, come questo, non può dare indicazioni rispetto ad un eventuale rapporto causa-effetto (melatonina-scompenso cardiaco), né tanto meno sui meccanismi patogenetici che ne sarebbero alla base. Sono gli stessi autori dunque che invitano alla prudenza: per quanto corposo, si tratta di uno studio preliminare, peraltro per ora presentato solo ad un importante congresso ma non ancora pubblicato in forma completa, né sottoposto alle forche caudine della revisione degli esperti (la peer review). Questo studio indica solo una correlazione, non una prova provata di un rapporto causa-effetto. In altre parole, non possiamo dire che sia la melatonina a provocare questi effetti sul cuore. Potrebbero esserci dei fattori di confusione, che hanno contribuito a questo risultato; ad esempio, chi soffre di insonnia grave potrebbe essere più incline a usare melatonina e potrebbe essere già di base più suscettibile a problemi cardiovascolari, magari perché affetto da ansia, depressione o altre condizioni di salute mentale ad impatto negativo sul cuore. La melatonina, in questo scenario, sarebbe più un segnale, una bandierina rossa, un allarme di un fenomeno sottostante (l'effetto negativo di una cattiva salute mentale sul cuore), che una causa.
Il dubbio (necessario) del lungo periodo
E c'è poi un'altra domanda in sospeso, forse la più importante: la melatonina fa male sempre o dipende da quanto tempo la usiamo? Se assunta per brevi periodi e in situazioni particolari (contro il jet lag “geografico” o da cambi di turno, contro fasi temporanee di insonnia) il suo impiego è generalmente considerato utile e relativamente sicuro. Il problema nasce quando l'eccezione diventa regola, cioè quando l'assunzione dei supplementi a base di melatonina si prolunga per mesi o anni, sfuggendo del tutto al controllo del medico.
E qui entrano in gioco due aspetti spesso sottovalutati. Il primo è la mancanza di dati solidi sulla sicurezza a lungo termine della melatonina, soprattutto per quanto riguarda i suoi effetti sul sistema cardiovascolare. Il secondo riguarda la natura stessa degli integratori: in molti Paesi non sono regolati con la stessa rigidità dei farmaci; questo significa che dosaggi, purezza e qualità possono variare anche sensibilmente da un prodotto all'altro. Ciò che assumiamo ogni sera prima di andare a letto potrebbe non essere sempre la stessa cosa, con lo stesso dosaggio e con la stessa biodisponibilità e potrebbe trattarsi anche di un prodotto non perfettamente controllato.