L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
4' di lettura
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Cosa significa parlare in modo inclusivo? Come lo si apprende? Quali resistenze si incontrano? Rispondere a questi interrogativi è un lavoro collettivo che vede coinvolti certamente gli individui in prima persona, ma anche enti, aziende e istituzioni come attori dello spazio pubblico e generatori di cultura.
Affrontare il tema del linguaggio inclusivo ci mette di fronte a un panorama ricco di sfumature e, a volte, di resistenze inaspettate. Esplorare nuove forme di espressione, confrontarsi con barriere emotive, resistenze, convinzioni radicate. Certo aiuta avere un livello di empatia sviluppato verso i gruppi minoritari, ma la buona volontà da sola non basta.
WORDS - Win Over Radicated Diversity Stereotypes - è il progetto del Gruppo Mediobanca che promuove lo sviluppo di una maggiore consapevolezza sulla potenza del linguaggio come strumento per favorire l’inclusione e il rispetto dell’unicità di ogni individuo, da cui è nato un libro che raccoglie contributi di esperti.
«L’approccio responsabile al business è radicato nel dna del Gruppo Mediobanca, che desidera contribuire a un cambiamento sociale positivo promuovendo una cultura aziendale basata su diversità e inclusione. Con il progetto toDEI abbiamo sperimentato i benefici della valorizzazione dell’unicità delle persone nell’ambiente di lavoro. WORDS ci consente di fare un passo avanti nel nostro impegno, condividendo con la nostra comunità di riferimento risposte pratiche per poter realizzare l’inclusione nel proprio quotidiano attraverso il linguaggio, lo strumento più potente che ciascuno ha per creare relazioni e incidere sulla realtà sociale in cui vive» commenta Olimpia Di Venuta, Group Diversity & Inclusion Manager di Mediobanca.
L’impegno per un linguaggio inclusivo di Piazzetta Cuccia comprende anche l’eteronormatività e al linguaggio a tema Lgbtq+. AAl tema è stato dedicato il quarto capitolo della pubblicazione, curato da Francesco Ferreri, antropologo culturale e formatore, e da Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista e formatore.