Diversità

Mediobanca, partire dal linguaggio per costruire l’inclusività

WORDS - Win Over Radicated Diversity Stereotypes è il progetto che promuove lo sviluppo di un linguaggio nel rispetto dell’unicità di ogni individuo

di Letizia Giangualano

SEDE MEDIOBANCA

4' di lettura

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Cosa significa parlare in modo inclusivo? Come lo si apprende? Quali resistenze si incontrano? Rispondere a questi interrogativi è un lavoro collettivo che vede coinvolti certamente gli individui in prima persona, ma anche enti, aziende e istituzioni come attori dello spazio pubblico e generatori di cultura.

Affrontare il tema del linguaggio inclusivo ci mette di fronte a un panorama ricco di sfumature e, a volte, di resistenze inaspettate. Esplorare nuove forme di espressione, confrontarsi con barriere emotive, resistenze, convinzioni radicate. Certo aiuta avere un livello di empatia sviluppato verso i gruppi minoritari, ma la buona volontà da sola non basta.

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WORDS - Win Over Radicated Diversity Stereotypes - è il progetto del Gruppo Mediobanca che promuove lo sviluppo di una maggiore consapevolezza sulla potenza del linguaggio come strumento per favorire l’inclusione e il rispetto dell’unicità di ogni individuo, da cui è nato un libro che raccoglie contributi di esperti.

«L’approccio responsabile al business è radicato nel dna del Gruppo Mediobanca, che desidera contribuire a un cambiamento sociale positivo promuovendo una cultura aziendale basata su diversità e inclusione. Con il progetto toDEI abbiamo sperimentato i benefici della valorizzazione dell’unicità delle persone nell’ambiente di lavoro. WORDS ci consente di fare un passo avanti nel nostro impegno, condividendo con la nostra comunità di riferimento risposte pratiche per poter realizzare l’inclusione nel proprio quotidiano attraverso il linguaggio, lo strumento più potente che ciascuno ha per creare relazioni e incidere sulla realtà sociale in cui vive» commenta Olimpia Di Venuta, Group Diversity & Inclusion Manager di Mediobanca.

L’apertura alla comunità Lgbtq+

L’impegno per un linguaggio inclusivo di Piazzetta Cuccia comprende anche l’eteronormatività e al linguaggio a tema Lgbtq+. AAl tema è stato dedicato il quarto capitolo della pubblicazione, curato da Francesco Ferreri, antropologo culturale e formatore, e da Lorenzo Gasparrini, filosofo femminista e formatore.

«Spesso il modo in cui parliamo - si legge nel contributo - divide il mondo in due categorie, in due modelli di riferimento che sembrano assoluti: femmina/maschio. Questo porta con sé alcuni comportamenti ritenuti socialmente accettati, accettabili e “normali”, senza lasciare spazio per altre possibilità. Il nostro linguaggio può, invece, ridarci quello spazio, per mettere in pausa la visione binaria del mondo, che trasmettiamo anche con le nostre parole. Per favorire questo cambiamento, potrebbe essere di aiuto prendere consapevolezza del significato di alcuni termini che spesso vengono confusi tra loro».

Nel capitolo è contenuto anche un glossario di terminologie utili a comprendere come parlare di e con la comunità Lgbtqia+, e risponde anche all’obiezione: ma se sono fatti privati, perché è proprio necessario parlarne sul lavoro? «Perché, se siamo eterosessuali, non abbiamo problemi a raccontare sul lavoro fatti che riguardano la nostra vita privata, mentre sesiamo gay è quasi un tabù? Che differenza c’è? In realtà nessuna, eppure una frase come quella citata potrebbe capitare. Chiunque di noi, indipendentemente dal proprio orientamento affettivo e sessuale, ha bisogno di connessione, vicinanza, contatto e affetto. Allora perché vedere delle differenze nelle nostre vite private? Utilizzando un linguaggio più aperto alle diversità affettive altrui, possiamo contribuire a creare un ambiente di lavoro più “sicuro”, da un punto di vista emotivo e psicologico. E questo può favorire maggiori occasioni in cui le persone scelgono di raccontarsi, nella misura in cui vogliono».

Chi dimostra maggiore apertura verso il linguaggio inclusivo?

Per dare risposte alla necessità di sviluppare un linguaggio condiviso e inclusivo, il Gruppo Mediobanca è partito da una prima fase di ascolto interna, guidata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per indagare le radici e i contenuti di resistenze e ritrosie tra la popolazione aziendale. La ricerca “E se fossi tu?” coordinata da due docenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e promossa dal Gruppo Mediobanca, in collaborazione con l’azienda di formazione Diversity and Inclusion Speaking, si è conclusa con una survey destinata a tutta la popolazione aziendale, coinvolgendo 1110 dipendenti.

Ne è emerso che chi vive maggiormente in prima persona gli effetti di un linguaggio poco attento e rispettoso, come la popolazione femminile e quella che appartiene ai gruppi di minoranza, dimostra maggiore apertura e sensibilità verso una comunicazione più inclusiva. L’opposto avviene, invece, per la popolazione maschile e chi appartiene ai gruppi maggioritari (persone eterosessuali, senza disabilità e non appartenenti a gruppi etnici di minoranza nel nostro Paese).

In particolare, il 44,8% delle donne (rispetto al 32,6% degli uomini) sarebbe molto interessato a ricevere formazione e approfondire il tema del linguaggio inclusivo. A conferma di questa tendenza, vediamo che il 46,3% delle persone appartenenti a gruppi minoritari dichiara una piena disponibilità ad approfondire il tema, tramite formazione e aggiornamenti, mentre i gruppi maggioritari sono più resistenti, dimostrando interesse e disponibilità solo nel 36,3% dei casi.

“WORDS - Cosa significa parlare inclusivo”

I risultati della ricerca sono stati raccolti nel progetto editoriale “WORDS - Cosa significa parlare inclusivo”, a cura di Alexa Pantanella. Un volume corale che si articola in 7 capitoli, concepiti per dare risposte pratiche e concrete a dubbi, domande, curiosità e resistenze emerse dalla ricerca stessa.Il primo capitolo evidenzia come da sempre la lingua italiana sia in evoluzione, per registrare, ma anche supportare i cambiamenti in atto nel contesto sociale. Vi è poi un capitolo dedicato al linguaggio di genere, con particolare riferimento ai titoli professionali e di studio al femminile e all’uso del maschile in forma sovraestesa; uno che introduce e spiega il fenomeno dell’ageismo (discriminazione sulla base dell’età); uno che si concentra sul fare chiarezza intorno ad alcuni termini legati alla disabilità e all’abilismo.

L’impegno di Mediobanca

Le direttrici della strategia del Gruppo Mediobanca si sono attualmente concentrate su tematiche di genere, diversità culturale e generazionale. Il progetto in cui è nato il volume “Words” è un percorso finalizzato a creare un ambiente di lavoro più inclusivo, promuovendo una cultura aziendale che si fondi sulla comprensione, il rispetto e la valorizzazione delle differenze.

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