Cyberwar

Medio Oriente, oltre 1.000 attacchi informatici dall’inizio della guerra. Israele, Emirati e Iran i più colpiti

Aumentati in maniera considerevole negli ultimi anni i cosiddetti “Cyber attacchi”, fino ad arrivare a toccare quota 17.770 nel 2025. Sofia Scozzari, Ceo di Hackmanac: «Le aziende sono già nel mirino. L’AI amplifica tutto questo»

di Letizia Giostra

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Non ci sono soltanto le guerre che si combattono sul campo, poiché esistono anche quelle che si sviluppano su altri canali. Internet, ad esempio, è uno di questi. Dal 28 febbraio scorso, giorno dell’inizio dell’attacco degli Stati Uniti e d’Israele all’Iran, sono stati registrati 1.245 attacchi cyber che hanno coinvolto 99 diversi threat actor (stati che costituiscono delle minacce) e 14 Paesi.

Sono solo alcuni dei dati raccolti da Hackmanac, la piattaforma che monitora e analizza le minacce informatiche a livello globale. Numeri che sono stati esaminati durante il webinar “AI, ORA: la nuova partita della geopolitica”, promosso dall’AI Think Tank di Assintel, l’associazione delle imprese del digitale di Confcommercio.

Loading...

Sono molteplici le modalità di attacco attraverso la rete: azioni pubbliche e dimostrative; operazioni di influenza e manipolazione dell’informazione; attività di cyber spionaggio; operazioni di sabotaggio o disruption. L’obiettivo è quello di compromettere la continuità operativa di servizi, supply chain e infrastrutture.

I paesi più bersagliati

Tra i Paesi finiti nel mirino degli attacchi informatici, Israele risulta essere quello più bersagliato, registrando 603 colpi ai sistemi. Distanziati gli Emirati Arabi Uniti (85 attacchi) e l’Iran (32). Questi ultimi incassano la severità media più alta. I settori maggiormente colpiti sono quelli militari, della finanza e dei media. Ma non sono gli unici Paesi presenti nella lista: anche il Kuwait, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno registrato un alto numero di incursioni ai sistemi. Meno bersagliati, invece, sono stati l’Oman e lo Yemen, che chiudono la classifica rispettivamente con 10 e 2 attacchi informatici.

L’aumento dei Cyber attacchi: +113% rispetto al 2024

Sempre secondo i dati di Hackmanac, gli attacchi attraverso la rete sono aumentati drasticamente negli ultimi anni, fino ad arrivare a toccare quota 17.770 nel 2025, con un incremento del 113% rispetto all’anno precedente.

Un dato che non cambia, ma peggiora, se volgiamo lo sguardo verso gli anni precedenti: dal 2018 al 2025 il numero di incidenti “cyber” rilevati è cresciuto di oltre undici volte, con un’accelerazione a partire dal 2023, segnando un incremento del 184%.

Chiamate in causa anche le aziende europee ed italiane

Un problema che tocca le imprese di tutto il mondo e all’appello non mancano anche quelle europee ed italiane. La dipendenza da grandi provider tecnologici americani, la vulnerabilità della supply chain, l’esposizione a campagne di disinformazione e anche geopoliticamente orientate sono i motivi che piegano le aziende quando si è coinvolti - in modo diretto o indiretto - in una cyberwar. La continuità operativa dei servizi, la reputazione, la gestione in condizioni di forte incertezza e gli effetti a catena su clienti, fornitori e partner internazionali sono soltanto alcuni dei rischi.

L’intelligenza artificiale come arma

«L’attuale contesto geopolitico, a partire dalla guerra USA-Iran che monitoriamo in diretta dai nostri sistemi, dimostra come i confini tra guerra fisica e cyber siano ormai irrilevanti per chi subisce gli effetti. Le aziende, anche quelle lontane dal teatro operativo, sono già nel mirino: attraverso fornitori compromessi, piattaforme condivise, campagne di disinformazione. L’AI amplifica tutto questo, sia come vettore di attacco che come strumento di difesa. Chi non si dota di capacità di threat intelligence oggi, domani si troverà a gestire una crisi senza strumenti», sono le parole di Sofia Scozzari, CEO & Founder di Hackmanac e Vice-coordinatrice del Cyber Think Tank Assintel, durante il webinar.

A proposito di intelligenza artificiale, ritorna sul tema Fabrizio Milano D’Aragona, Coordinatore AI Think Tank Assintel, che dichiara: «L’AI non è solo innovazione tecnologica, ma anche un tema profondamente legato agli equilibri geopolitici. Occorre aiutare le aziende a comprendere quanto il rapporto tra tecnologia e potere abbia un impatto immediato e determinante sul tessuto produttivo. Si tratta di un aspetto che non può più essere sottovalutato e che dovrebbe orientare anche le scelte politiche a sostegno della transizione tecnologica. Le soluzioni esistono, in Italia e in Europa. La sfida della protezione dei dati e delle informazioni è qualcosa che emerge con chiarezza ogni giorno anche nel confronto con professionisti e imprenditori all’interno dell’AI Think Tank di Assintel».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti