Il sondaggio della Federazione Anima

Meccanica in frenata: ricavi in calo per un’azienda su due

Costi in crescita e margini in discesa per la quasi totalità del campione. Almici: «Ora una cambio di passo nella politica industriale»

di Luca Orlando

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«Per ora siamo in linea con le attese ma il problema è la seconda parte dell’anno: al momento abbiamo cinque ordini bloccati, uno di questi è diretto negli Emirati Arabi e non sappiamo se e quando si sbloccherà».

Il racconto di Giuseppina Cantù, Ad della bergamasca Icmi (forni industriali), si aggiunge a numerose indicazioni analoghe, ricomposte in un quadro globale tutt’altro che brillante.

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Che vede per la meccanica varia rappresentata dalla Federazione Anima ricavi prospettici in calo, ordini in retromarcia, pressioni crescenti sui costi e corrispondente frenata dei margini.

E’ la sintesi del sondaggio realizzato tra 120 aziende associate, che quasi in un caso su due (46%) vedono nel primo semestre ricavi in calo, quota più che doppia rispetto a quanti ipotizzano invece una crescita. Opposta è invece la traiettoria dei costi, con oltre l’80% delle imprese intervistate a dichiarare aumenti fino al 10% mentre un altro 8,5% segnala incrementi superiori, fino al 20%.

«Aumenta quasi tutto - spiega Andrea Chiodini, titolare di Minerva Omega (macchine per la lavorazione degli alimenti) - a partire dagli imballaggi, l’acciaio, l’alluminio e poi i motori elettrici, nell’ordine del 10%. A giugno ritoccheremo i listini verso l’alto e si vedrà come reagirà il mercato. Se riuscissi a chiudere il 2026 sui livelli dello scorso anno mi riterrei davvero fortunato».

La componente energetica, spiega la nota di Anima, resta il fattore di pressione principale e accanto ad essa il costo delle materie prime contribuisce ad alimentare la pressione sui margini. Sul fronte degli ordinativi, se il 27% delle imprese prevede stabilità, circa il 49% delle aziende indica invece una flessione, livello doppio rispetto a quanti vedono commesse in crescita.

«La situazione attuale - afferma Pietro Almici, presidente di Anima Confindustria - rappresenta una sfida senza precedenti per il nostro settore. Fattori geopolitici complessi, un contesto economico europeo particolarmente difficile per la manifattura e politiche industriali spesso discutibili stanno incidendo pesantemente sulle performance delle nostre imprese. In particolare, la questione energetica assume un ruolo centrale: da un lato, l’aumento dei costi energetici grava in modo significativo sui bilanci aziendali; dall’altro, emerge con forza la necessità di rafforzare l’indipendenza energetica dell’Italia, per garantire stabilità e competitività a medio e lungo termine. È indispensabile che le istituzioni lavorino per supportare il mondo industriale e manifatturiero, affrontando con urgenza le attuali criticità con politiche di medio-lungo termine. A questo si aggiunge una criticità strutturale che i dati quantitativi tendono a non rappresentare: la carenza di personale qualificato e di manodopera. Non è un fenomeno recente, ma si sta aggravando in una fase in cui le imprese necessiterebbero di piena operatività per sostenere la propria competitività sui mercati. Serve un cambio di passo nella politica industriale e misure strutturali che rimettano al centro l’industria come asset strategico del nostro Paese».

Le aziende della Federazione Anima sviluppano quasi 60 miliardi di ricavi, per il 60% grazie all’export, dando lavoro a 224mila addetti. Lo scorso anno hanno chiuso l’esercizio mediamente in calo dell’1,4% in termini di produzione, seconda riduzione annua consecutiva. Con l’ipotesi di avere ora un terzo arretramento a rafforzarsi in parallelo al proseguimento della crisi.

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