Banga (World Bank): «Jobs for young people is the best way to eliminate poverty in developing countries»
di Gianluca Di Donfrancesco
di Morya Longo
2' di lettura
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«I mercati competitivi, in cui i desideri degli acquirenti sono contrapposti ai desideri dei compratori, sono per l’economia neoclassica meccanismi efficienti per una corretta allocazione delle risorse. Il problema è che questa teoria prevede che i consumatori agiscano nel proprio interesse e che siano razionali nelle loro scelte. Ormai è scientificamente provato che non sia così: i consumatori commettono errori, hanno buchi nella memoria e nell’attenzione». Daniel McFadden proprio partendo da queste considerazioni nel 2000 ha vinto, insieme al collega James Heckman, il Premio Nobel per l’Economia. Perché ormai è evidente quanto quella teoria sia imperfetta a causa delle asimmetrie informative, dei comportamenti irrazionali, delle scelte sbagliate.
Oggi a complicare la vita dei consumatori ci si mettono anche i “bombardamenti” che arrivano dai social network, dagli influencer e dall’uso massivo di big data. Tutte novità - dice - che «avvantaggiano i venditori». E che oggi finiscono per dominare anche l’esercizio della democrazia e del voto. «Non c’è dubbio che l’utilizzo di big data per veicolare informazioni ai cittadini a fini elettorali sia qualcosa di potenzialmente distruttivo per la democrazia - osserva McFadden -. I cittadini devono essere coscienti che bisogna ascoltare più punti di vista». Alla domanda se servirebbe una regolamentazione per limitare l’uso dei big data e dei più potenti strumenti comunicativi che la tecnologia offre, il Premio Nobel però da una duplice risposta. Guardando al mondo del commercio, McFadden è convinto che quella debba essere la strada: «I big data possono essere usati per dare benefici ai consumatori, ma anche per limitare le loro scelte e per creare discriminazioni di prezzo tra un cliente e un altro. Credo dunque che serva una regolamentazione per evitare che questi strumenti potentissimi vengano usati nel modo sbagliato». Cioè contro gli interessi dei consumatori. Per quanto riguarda il mondo politico, McFadden è più scettico sulla possibilità che l’utilizzo dei big data possa essere regolamentato: «È difficile immaginare come si possa fare in maniera appropriata».
Cosa possono fare dunque i consumatori per proteggersi? «Da un lato possono rifiutare i cookies. E i Governi possono adottare politiche di protezione della privacy, come sta facendo per esempio l’Unione europea, per rendere più facile ai consumatori rifiutare i cookies. I Governi possono anche limitare le modalità con cui i venditori possono utilizzare i big data». Ma i rischi per i consumatori non arrivano solo da Internet e dagli smartphone. I consumatori corrono rischi tutti i giorni. Devono dunque imparare a difendersi dai anche propri errori. E dal modo in cui i venditori li sfruttano. «Devono adottare tutte le misure per ridurre le scelte sbagliate - spiega McFadden -. Bisogna prestare attenzione a tutte le scelte quotidiane, facendo una radiografia anche a quelle automatiche. È indispensabile inoltre stare bene attenti a dove si prendono le informazioni, in modo da filtrarle con accuratezza».