Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Laura Virli
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Nel colloquio orale sono riconoscibili quattro momenti, uno dei quali è riservato alla trattazione dei percorsi di educazione civica affrontati dal candidato negli anni scolastici precedenti, e delineati dal consiglio di classe nel documento del 15 maggio.
Ma perché dedicare una parte dell’esame all’insegnamento dell’educazione civica? Ebbene, questa materia, trasversale a tutte le discipline di ogni curricolo di studi, è tornata ad essere obbligatoria, dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di secondo grado, come risultato (voluto all’epoca da tutto il Parlamento) dell’applicazione della legge n. 92/2019. Al termine di una sperimentazione quadriennale, con il decreto 183 del 2024, su impulso del ministro Valditara, sono state adottate nuove linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica che sostituiscono totalmente le precedenti, ma il monte orario non è cambiato. Non meno di 33 ore nell’anno scolastico affidate ai docenti del consiglio di classe, con l’obiettivo di fornire ai giovani in crescita tutti quegli strumenti utili per diventare cittadini responsabili e attivi, per sviluppare le competenze digitali, per promuovere lo sviluppo del pensiero critico, l’educazione all’uso etico del digitale e il contrasto alle mafie, la promozione della salute e dei corretti stili di vita, etc.
Si tratta, inoltre, di una materia, a tutti gli effetti, oggetto di valutazione periodica e finale, con un coordinatore della materia in ogni classe che assegna il voto in pagella. Tanto che, con un voto inferiore a sei decimi in sede di scrutinio finale non si è promossi alla classe successiva o non si è ammessi all’esame di Stato. Ma c’è di più. Durante il colloquio, il candidato deve cercare di dimostrare di aver maturato le competenze di educazione civica come definite nel curricolo d’istituto e previste dalle attività declinate dal documento del 15 maggio. E da quest’anno, per chi ha ottenuto 6 in condotta, la legge 50/2024 prevede obbligatoriamente anche la discussione di un elaborato critico sulla cittadinanza attiva e solidale.
All’esame non è prevista la nomina di un commissario specifico proprio in considerazione del fatto che l’insegnamento dell’educazione civica è, di per sé, trasversale alle singole discipline.
Non è, inoltre, riconoscibile una fase distinta durante il colloquio per questa materia; in qualunque momento, durante la trattazione degli argomenti scelti dalla commissione o in base agli stimoli dei commissari delle singole materie o nell’illustrazione dei progetti Pcto, il candidato ha la possibilità di dimostrare di aver maturato le competenze e le conoscenze previste dalle attività di educazione civica, per come enucleate all’interno delle singole discipline.
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