L’appello

Materie plastiche e chimica, fronte comune sindacati e Unionchimica per salvaguardare la filiera

Pesano gli aumenti dei prezzi e le difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti a causa della guerra in Medio Oriente

di Davide Madeddu

Young people at chemistry lesson in classroom Pixel-Shot - stock.adobe.com

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Dal monitoraggio sui prezzi delle materie prime agli ammortizzatori sociali, passando per i costi dell’energia e dei trasporti. È un appello congiunto quello che i sindacati Filctem, Femca e Uiltec e le organizzazioni Unionchimica Confapi lanciano alle istituzioni per salvaguardare la filiera delle materie plastiche e dei prodotti chimici «a rischio a s causa del conflitto in Medio Oriente».

Le difficoltà dovute ai rincari

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«Gli aumenti eccezionali dei prezzi che si stanno registrando, unitamente alle crescenti difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti - sottolinea Daniela Ramello presidente di Unionchimica -prospettano un serio rischio di shortage con effetti a catena lungo tutta la filiera»

Tra febbraio e marzo 2026, il prezzo dei polimeri in granuli, come denunciano i rappresentanti delle organizzazioni, ha subito aumenti minimi dal 25% fino al 60/70%, trascinando verso l’alto anche i rigranulati e annullando quindi il vantaggio economico del riciclo. Anche il prezzo delle delle resine «sta subendo aumenti che variano tra il 12% e 35%, a seconda della natura chimica, portando a rialzi ben più ampi e senza precedenti di tutti i prodotti da esse derivati».

Non solo aumenti ma emergenza scorte

Non è comunque tutto, perché a preoccupare le imprese è anche il capitolo approvvigionamenti, oltre al fatto che, molto spesso, gli aumenti riguardano anche materiali di origine diversa da quella mediorientale o asiatica. «Per le nostre piccole e medie industrie l’aumento dei costi è però solo una parte del problema: il rischio di esaurimento scorte comincia infatti a essere concreto e sempre più preoccupante - prosegue la presidente -. Siamo di fronte ad una crisi operativa e finanziaria, con un’oggettiva difficoltà nel pianificare la produzione anche a brevissimo termine e una forte erosione dei margini industriali che stanno mettendo a serio rischio la continuità produttiva».

Sindacati preoccupati

A guardare con preoccupazione gli effetti del conflitto, sia nell’immediato, sia nella prospettiva, sono i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si occupano proprio del settore.

«Nel breve c’è forte preoccupazione per l’aumento indiscriminato dei prezzi e delle utenze che possono colpire le famiglie - sottolineano Marco Falcinelli, Nora Garofalo, Daniela Piras, rispettivamente segretari nazionali di Filctem, Femca e Uiltec -, nel medio periodo invece potrebbe innescarsi una spirale negativa che metta a rischio, più in generale, l’occupazione, la trasparenza dei rapporti commerciali e il pieno rispetto dei contratti di lavoro applicati».

La collaborazione imprese sindacati

Da qui l’avvio di un processo di collaborazione «a tutela del mondo dell’impresa e del lavoro». «Di fronte a questo scenario siamo fortemente preoccupati della tenuta occupazionale del settore, perché quasi sempre - sottolineano i tre segretari nazionali - la necessità di riduzione dei costi va a colpire la catena più debole del sistema, ovvero i lavoratori, che potrebbero trovarsi di fronte a scelte radicali delle aziende, con impatti importanti sui livelli dimensionali delle imprese in termini di occupazione, e con ricadute sociali drammatiche».

Le richieste

Quindi la richiesta congiunta e urgente perché ci sia «un monitoraggio continuo dell’andamento dei prezzi, misure straordinarie a sostegno della liquidità delle imprese e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali, oltre ad interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti un’azione a livello nazionale ed europeo di sterilizzazione dei costi energetici e dei trasporti, sia per le aziende che per i lavoratori, che già incidono in maniera significativa sulla produttività delle aziende e sui bilanci familiari dei cittadini».

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