Massa e Carrara, nei luoghi dove le pietre disegnano storie
Per il New York Times è la meta italiana da visitare nel 2024, anche grazie alla capacità di trasformare la natura in arte
di Chiara Beghelli
3' di lettura
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Mentre l’industria del turismo si confronta con le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e si sperimentano i primi viaggi nel metaverso, è la solida e antica concretezza della pietra ad aver suggerito al New York Times la meta italiana «da visitare» nel 2024. La provincia di Massa e Carrara è forse una delle meno turistiche della Toscana, e un modo per scoprirla può essere proprio inseguire le tracce minerali che la attraversano.
La ricchezza delle Alpi Apuane
Sulle Alpi Apuane da secoli si estrae il marmo di Carrara, un’attività che taglia quei monti alti e aguzzi dai quali si scorge il mar Tirreno in un rimescolio di verde, blu e bianco, acuito dal Sole del giorno e dalla Luna notturna: le visite guidate portano a contatto con il duro lavoro dei “cavatori”, con le ispirazioni di Michelangelo Buonarroti (al quale una cava del Bacino del Polvaccio è intitolata), e le tracce dell’attività umana si riconoscono anche nei ponti della vecchia Ferrovia Marmifera che fino agli anni Sessanta collegava le cave al porto di Carrara e che oggi attende di ritrovare vita come percorso ciclo-pedonale. Riflessioni si stanno conducendo anche sull’ipersfruttamento delle Apuane, come ha sottolineato un recente convegno organizzato dal Cai: ogni anno vengono estratti cinque milioni di tonnellate di minerale, ma solo l’1% del marmo sarebbe destinato all’arte.
Dalla materia all’arte
Una percentuale che si ritrova soprattutto nei laboratori e negli atelier di Carrara, come i poetici e austeri Studi Nicoli, che nella loro lunga storia, iniziata nel 1863, hanno collaborato con artisti come Mario Sironi, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto e Louise Bourgeois e dove si organizzano corsi individuali o collettivi di scultura aperti a professionisti e appassionati. La prossima estate tornerà anche White Carrara, evento di arte contemporanea diffusa che porta in diversi luoghi della città creazioni di marmo di artisti e designer da tutto il mondo.
Nel marmo si matura anche il celebre Lardo di Colonnata, frazione di Carrara, delizia di origini pare longobarde (i suini erano ben pasciuti grazie ai generosi castagneti della zona) e nata come corroborante e facilmente gestibile alimento per i cavatori, forse condiviso con lo stesso Michelangelo. All’artista è stata dedicata la mostra appena conclusa del progetto “Uffizi Diffusi”, che ha portato le opere del museo fiorentino in altri luoghi significativi della regione, allestita al Castello Malaspina di Massa – appartenuto ai signori della regione fra Quattrocento e 1797, anno della conquista napoleonica , una delle fortezze che costellano il territorio e che parlano un’altra lingua di pietra: dal Castello Aghinolfi a Montignoso nelle giornate più limpide si scorgono le Alpi Marittime, e la Fortezza Brunella di Aulla è stata anche abitazione privata (della giornalista del settimanale britannico Observer Lina Waterfield, che più volte intervistò Mussolini prima e dopo la sua ascesa al potere), prima di diventare la sede del Museo di Storia Naturale della Lunigiana, l’area che prende il nome dall’antica città romana, e poi potente vescovado, di Luni, oggi oltre collocata appena oltre il confine con la Liguria.
Itinerari tra borghi ed esperienze
A una ventina di chilometri in linea d’aria, le stesse pietre scure danno vita a Montereggio, piccolo borgo celebre per i suoi librai ambulanti e dove nel 1952 è stato fondato il premio letterario che ne ricorda le imprese, chiamato non a caso “Bancarella”. La zona è generosa di sentieri da esplorare, che portano verso il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano: si possono provare trekking che conducono fra boschi di castagni e laghi nascosti, lungo i percorsi che per secoli sono stati popolati di mercanti, pellegrini e briganti, ma anche partigiani.












