Mascognaz, il sogno montano del re degli yacht di lusso
Paolo Vitelli (Azimut Benetti) ha ristrutturato 11 chalet di un villaggio Walser, trasformati in suite esclusive. E la figlia ha ottenuto 5 stelle
4' di lettura
4' di lettura
Un sogno che va dal mare alle montagne: da altitudine zero, con gli yacht, a 1.800 metri in quota, con un affaccio sul Monte Rosa. Il sogno è quello realizzato da Paolo Vitelli, grande imprenditore del mondo della nautica, recentemente scomparso, che ha portato la sua azienda, Azimut Benetti, a diventare, dal 1969 a oggi, la numero uno al mondo nella produzione di yacht dai 24 metri in su. Ma non si è fermato lì; perché, da perfetto subalpino (era nato a Torino e ha fondato la sua azienda ad Avigliana), quando il mare gli aveva dato già quasi tutto, ha rivolto lo sguardo ai monti, quelli sopra la casa di famiglia a Champoluc, in Val d’Ayas. E anche lì ha ha fatto impresa, più per passione che per profitto, trasformando, dal 1998 in poi, un antico villaggio Walser, probabilmente risalente al 1300, in un albergo diffuso: l’Hotellerie de Mascognaz; che quest’estate, sotto la guida, ormai, della figlia Giovanna, ha conquistato le cinque stelle.
Tutto è andato avanti per gradi, come era successo per le barche. Vitelli, abituato a passeggiare tra i sentieri intorno a Champoluc, si innamora di questo villaggio semiabbandonato al cospetto del Monte Rosa. Scopre che alcune case riportano date del 1600 e del 1700 ma ne trova anche che risalgono al 1400. In un primo momento pensa di crearvi una struttura alberghiera tradizionale, nel rispetto, però, dell’architettura Walser. E acquista il primo rascard; questo il nome delle abitazioni di una popolazione originaria del canton Vallese (da cui il nome), ma di ceppo alemanno, che si è stabilita (oltre che in Lichtenstein, Austria e Francia), in Piemonte (in Valsesia e nell’Ossola) e in Val d’Aosta ( ad Ayas e nella valle del Lys).
Con un restauro conservativo trasforma l’edificio in un accogliente hotel con solo sei camere. L’idea è di realizzare un ambiente d’élite ma destinato a persone che amano la montagna. È evidente l’analogia con il mondo della grande nautica, composto da clienti con la passione del mare, che cercano però, nello yacht, anche un luogo esclusivo, col quale affrancarsi (momentaneamente) dalla quotidiana battaglia per il business.
Facile intuire come Vitelli non abbia saputo resistere al fascino del luogo e abbia deciso di non fermarsi a un unico edificio ma di allargare, pian piano, lo sguardo. Infatti comincia ad accarezzare l’idea dell’albergo diffuso e si adopera per acquistare altri rascard in stato di semi abbandono. Un’impresa più facile a dirsi che a farsi, visto che, dal ’400 a oggi, le proprietà di quelle case si sono stratificate, accumulate e sovrapposte: ogni rascard appartiene a fratelli, cugini, nipoti e affini, che se ne contendono i millesimi. Un rompicapo trovarli e convincerli a cedere le quote. Ma Vitelli non si perde d’animo e con una pazienza stampo biblico, pian piano, ne persuade molti.
Ricorda la figlia Giovanna: «Non avete idea di quanti grappini e salami sono stati consumati negli incontri, a tu per tu, che mio padre ha avuto con i proprietari dei rascard, per convincerli». Man mano che acquista, Vitelli restaura gli edifici, sempre con materiali autoctoni e con mobili del luogo, trovati con passione tra gli antiquari valdostani, e li trasforma in chalet di lusso. Ma di un lusso che si percepisce solo quando vi si entra, o quando si accede alla spa alpina, con vetrate panoramiche sul Rosa, perché l’esterno è rimasto quello di un antico villaggio Walser.



