Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
5' di lettura
Procedere nell’integrazione delle società acquisite. Cioè: la De.Al e anche la più recente Speca Alimentari. Inoltre: proseguire nel focus sulla gestione dei crediti commerciali. Sono tra le priorità del gruppo Marr a sostegno del business.
Un’attività che, nei primi nove mesi del 2016, ha visto i ricavi salire a 1.204,5 milioni rispetto ai 1.152,7 milioni realizzati nello stesso periodo del 2015. L’utile netto, dal canto suo, si è assestato a 50 milioni (erano stati 48,9 milioni un anno prima).
Al di là dei numeri relativi ad un singolo arco di tempo, il risparmiatore è però interessato a comprendere quale l’andamento dell’azienda sul medio lungo periodo. Così l’analisi deve spostarsi sulla serie storica dei dati di conto economico.
Ebbene: sul fronte dei ricavi Marr nel 2007 si era assestata a quota 1,065 miliardi; a fine del 2015 il fatturato, invece, è stato di 1,481 miliardi. Un aumento complessivo di circa 416 milioni che si è via via concretizzato ogni anno. La dinamica al rialzo, a ben vedere, è replicata sul fronte della redditività. L’Ebitda è passato da 69,7 milioni (2007) ai 105,7 milioni dello scorso esercizio. Il trend, rispetto alla marginalità, ha comportato l’incremento dell’Ebitda margin( rapporto tra Mol e ricavi)dal 6,54% al 7,08%. Infine l’utile netto: nel 2007 i profitti erano stati 29,5 milioni; l’ultimo esercizio ha fatto segnare un risultato netto di 58,1 milioni.
I numeri insomma testimoniano la capacità dell’azienda, nonostante il contesto problematico, di crescere nel corso dei diversi esercizi. Un aumento di dimensioni, e marginalità, raggiunto anche grazie ad operazioni straordinarie. Certo: la crescita interna ha giocato il ruolo primario. Tuttavia Marr, nel corso degli anni, ha concretizzato varie acquisizioni. Un’attività di M&A focalizzata sull’Italia. Il gruppo, analogamente ad altre realtà in differenti settori domestici, da un lato ha sfruttato la frammentarietà del suo comparto. E dall’altro, essendo stato in grado di navigare attraverso la crisi, è riuscito a «trasformare» proprio la difficile congiuntura in un’ulteriore leva per attrarre a sé le società che le interessavano. Così non stupisce che, tra le diverse attuali priorità, una sia per l’appunto quella di integrare l’abruzzese DE.AL, acquisita per 36 milioni lo scorso esercizio. E con lei la Speca Alimentari (ultimissimo shopping) che opera nella ristorazione commerciale non strutturata.