Santander

Marisol tra riscoperta museale e occasioni di mercato

La mostra del Centro Botín riporta al centro una delle figure più originali della Pop Art. Le grandi sculture superano i 300 mila dollari, più accessibili disegni e opere su carta

di  Maria Adelaide Marchesoni

Centro Botín a Santander

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“Come puoi andartene proprio adesso, quando tutto sta per cominciare?” La domanda che il gallerista Leo Castelli rivolse a Marisol alla fine degli anni Cinquanta è rimasta sospesa nel tempo fino a trasformarsi, decenni dopo, nel titolo della mostra che il Centro Botín di Santander le dedica oggi: «Marisol: When Things Are Just Beginning», curata da Laura Vallés Vílchez (fino al 25 ottobre).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una frase che racchiude il paradosso di Marisol Escobar (1930-2016), artista venezuelana e statunitense nata a Parigi, capace di allontanarsi dalla ribalta proprio nel momento del successo, scegliendo ogni volta il rischio della reinvenzione anziché la sicurezza della consacrazione.

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« Catalpa Maiden About to Touch Herself», 1973, di Marisol. Litografia colorata a mano. Edizione di 1/24Courtesy: Collezione Buffalo AKG Art Museum lascito Marisol. Centro Botín

La mostra, realizzata in collaborazione con il il MAC/CCB di Lisbona e il Buffalo AKG Art Museum - che dal 2016, in seguito alla donazione dell’artista, ospita oltre 100 sculture, 150 opere su carta, gli archivi personali e il loft newyorkese - presenta il vero fil rouge della ricerca dell’artista. Negli oltre 100 disegni realizzati in un arco temporale dal 1950 fino al 2016 anno della morte dell’artista, emergono i temi che attraversano tutta la sua produzione: identità, maschera, memoria, celebrità, genere, politica e appartenenza culturale. Il volto dell’artista ricorre continuamente, trasformandosi in autoritratto, icona o travestimento.

«Ritratto con il cane», circa 1960 di MarisolCourtesy: Don Cyr, Collezione Buffalo AKG Art Museum lascito Marisol, Centro Botín

L’allestimento si apre con un film girato da Andy Warhol nei primi anni Sessanta, quando Marisol era già una presenza importante nella scena artistica newyorchese, e Warhol muoveva ancora i primi passi verso la notorietà internazionale. Tra i lavori più significativi compare «Get Away From My Fish» (1975), un enorme disegno a matita colorata in cui una figura cavalca un pesce gigantesco gridando la frase del titolo opera che la curatrice interpreta come un’affermazione di indipendenza, quasi una dichiarazione di autonomia nei confronti delle aspettative del pubblico e del mercato dell’arte.

Centro Botin

Il Centro Botìn

La retrospettiva si inserisce perfettamente nella missione che il Centro Botín porta avanti dalla sua apertura: fare di Santander non soltanto una meta turistica affacciata sulla baia cantabrica, ma un luogo di produzione culturale capace di dialogare con le grandi istituzioni internazionali.

Dal 2017 il Centro Botín, promosso dalla Fundación Botín, istituzione filantropica legata alla famiglia fondatrice del Banco Santander, ha investito nella ricerca curatoriale e nella valorizzazione della ricerca meno nota dell’opera di artisti già consacrati, trasformando l’esposizione in uno strumento di conoscenza oltre che di divulgazione.

“Il Centro Botín è un progetto filantropico della Fundación Botín - spiega María Cagigas Gandarillas, direttore della comunicazione della Fundación Botín fi- nanziato principalmente con risorse proprie, per questo non misuriamo il successo esclusivamente in termini di visitatori; la nostra missione è migliorare la vita delle persone attraverso le arti, favorendo una relazione continuativa con il pubblico e contribuendo allo sviluppo della creatività in Cantabria”.

«Get away from my fish», 1975, di Marisol. Pastelli colorati su cartaCourtesy Collezione Buffalo AKG Art Museum lascito Marisol, Centro Botín

Senza parlare di un «effetto Bilbao» va comunque sottolineato che il Centro Botín ha ridato slancio all’ecosistema culturale locale, attirando ogni anno un pubblico stabile di circa 180.000 visitatori (nel 2025 184.727 + 4.5%) in una regione ancora poco frequentata dai turisti, nonostante il (piccolo) aeroporto. “Il 36% dei visitatori delle mostre - prosegue María Cagigas Gandarillas - è costituito da residenti di Santander e della Cantabria, un dato che conferma la nostra capacità di costruire un rapporto duraturo con la comunità locale. Parallelamente cresce la dimensione internazionale del Centro Botín, con visitatori provenienti da tutta Europa.”

Lo stesso edificio progettato da Renzo Piano - inaugurato il 23 giugno 2017 costato complessivamente circa 100 milioni di euro totalmente finanziato dalla Fundación Botín - rappresenta la manifestazione fisica del progetto. Sospeso tra i Giardini di Pereda e la baia di Santander, il Centro Botín è stato concepito come un luogo di connessione tra la città e il mare, ma anche tra la dimensione locale e quella internazionale. La sua presenza ha contribuito a ridefinire l’immagine contemporanea della capitale cantabrica, affiancando alla tradizionale vocazione marittima una crescente identità culturale. Nel 2027 la città arricchirà alla propria offerta culturale con un centro associato al museo madrileno Reina Sofía, a pochi passi dal centro d’arte contemporanea, all’interno del quale saranno ospitati tutti gli archivi del collezionista José María Lafuente (nato nel 1957), figlio di uno degli imprenditori più influenti della regione.

«Untitled», ca 1971, di Marisol. Pastelli a olio e matite colorateCourtesy Collezione Buffalo AKG Art Museum lascito Marisol, Centro Botín

Le risorse per le attività filantropiche

L’impegno della Fundación Botín in investimenti e attività filantropiche si aggira tra i 15 e 20 milioni di euro con la quota maggiore del budget che è solitamente destinata al funzionamento e alla gestione del Centro Botín, che ha fabbisogno annuale nell’ordine di 10 milioni di euro. Tra le altre iniziative della fondazione investe ogni anno milioni di euro in iniziative nei settori della scienza, dell’istruzione e dello sviluppo rurale. Nel 2025 le risorse complessive destinate alle attività filantropiche sono ammontate a 16,7 milioni di euro (15,9 nel 2024) di cui 11,3 milioni al Centro Botìn (10 milioni nel 2024).

Le entrate derivanti dalla bigliettazione coprono soltanto una quota marginale dei costi espositivi e il budget è interamente coperto dalla Fundación Botín che assegna un ammontare di risorse con le quali devono essere coperti i costi (trasporti, assicurazioni, conservazione, fee, pubblicazioni, ecc.) per i progetti espositivi del calendario annuale. Nel budget di ogni mostra sono inclusi tutti i costi necessari alla sua realizzazione. Per esempio con l’obiettivo di ottimizzare risorse e budget, la mostra dedicata a Marisol è stata co-prodotta con il MAC/CCB di Lisbona, con il quale sono state condivise le spese di incorniciatura e trasporto. Il Buffalo AKG Art Museum è stato un collaboratore importante, poiché le opere provengono dall’eredità dell’artista, della quale il museo è depositario. Per rendere possibile questa collaborazione è stato firmato un contratto ed è stato corrisposta una fee importante. In definitiva, realizzare mostre in coproduzione e fare in modo che la maggior parte delle opere provenga da un unico prestatore riduce certamente i costi, rendendo la mostra più sostenibile.

L’artista e il suo mercato

Nel corso della sua vita ottenne un ampio riconoscimento internazionale, con importanti mostre in Europa e negli Stati Uniti, tra cui la rappresentanza del Venezuela alla Biennale di Venezia del 1968 e la partecipazione a Documenta IV, dove fu una delle sole quattro donne tra i 149 artisti presenti. Sebbene la sua pratica artistica si sia sviluppata parallelamente alla Pop Art, non ne ha mai abbracciato pienamente i principi, creando invece opere profondamente personali, spesso intrise di sfumature femministe e politiche.

Se la mostra del Centro Botín restituisce la complessità della ricerca di Marisol, il mercato offre un’altra chiave di lettura della sua eredità. Nonostante il crescente interesse istituzionale, le sue quotazioni restano ancora relativamente contenute rispetto ad altri protagonisti della Pop Art americana. Le sue grandi sculture policrome degli anni Sessanta, le opere che meglio sintetizzano la sua rilettura personale della Pop Art, rappresentano la fascia più alta del mercato e sono anche le più rare da vedere in asta: nel 2025 «The Blacks» (1961-62), una delle sue opere scultoree storiche più importanti, è stata aggiudicata per 317 mila dollari (stima 300 - 400 mila dollari), confermando la crescente attenzione verso i lavori del suo periodo più celebrato.

Tuttavia, a differenza di molti artisti della sua generazione, il mercato di Marisol non si regge esclusivamente sulle opere monumentali. Una parte significativa dell’offerta è costituita da disegni, incisioni, collage e lavori su carta, un corpus meno conosciuto ma essenziale per comprendere la sua pratica. Queste opere continuano a offrire un punto di accesso relativamente conveniente: in asta i fogli più semplici e le stampe possono ancora attestarsi nell’ordine di poche migliaia di dollari, mentre i disegni più elaborati e i lavori unici raggiungono generalmente cifre comprese tra alcune decine di migliaia e oltre 50 mila dollari, a seconda della datazione, della provenienza e del soggetto.
Le gallerie specializzate tendono a proporre i disegni e i collage in una fascia che va indicativamente da 20 mila a 100 mila dollari, mentre litografie e altre opere in edizione richiedono investimenti di poche migliaia di dollari. Questa forbice evidenzia una caratteristica peculiare del mercato dell’artista: pur essendo ormai considerata una figura imprescindibile nella rilettura della Pop Art in chiave femminile, Marisol non ha ancora conosciuto quella rivalutazione economica che ha interessato molte artiste riscoperte negli ultimi dieci anni. Una distanza che, per alcuni collezionisti, rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti del mercato del dopoguerra.

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